NBA: Draymond Green, l’ennesima espulsione e le lacrime di Curry

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Stephen Curry e Draymond Green, Golden State Warriors; IPA Agency.

Stephen Curry è visibilmente innervosito, così tanto da lasciarsi addirittura scappare qualche lacrima che cerca di asciugare con la canotta, volendosi quasi nascondere. Draymond Green ha appena ricevuto il suo secondo fallo tecnico della partita (sacrosanto anche dopo il cambio di rotta sui fischi dell’NBA), che significa espulsione, nel giro di meno di 4 minuti di gioco e a distanza di 0 secondi di gioco dal primo.
Prendere due tecnici nella stessa situazione sembra strano, ma con Green nulla è impossibile. Ricostruiamo quindi i fatti che hanno portato all’espulsione del #23 degli Warriors, alle lacrime di Steph e alla gioia di una vittoria difficile, sofferta e soprattutto nervosa.

Due tecnici nel giro di zero secondi

Il cronometro di gara segna 8 minuti e 50 secondi nel primo quarto e Draymond Green ha appena commesso il suo primo fallo della serata, col quale però non sembra d’accordo a giudicare dalla reazione. Dopo un contatto fra Green e Banchero, Ray Acosta fischia in favore del giocatore dei Magic e l’orso ballerino va verso l’arbitro per chiedere delle spiegazioni. Giusto il tempo di spiegarsi e si riprende col gioco.
Passano due possessi e, nella metà campo Warriors, Banchero riesce a procurarsi un altro fallo, fischiato questa volta dall’arbitro Ervin ai danni di Curry. Il cronometro di gara a questo punto segna 8 minuti e 24 secondi da giocare nel primo quarto.
Green è ancora contrariato da prima e si dirige di nuovo verso l’arbitro Acosta che aveva fischiato sul contatto fra lui e Banchero e che invece non c’entrava nulla col fischio su Curry. All’orso ballerino vengono concessi solo pochi secondi di polemica e poi è fallo tecnico, senza se e senza ma.
Steve Kerr ne approfitta per chiamare timeout, per riprendere in mano la situazione e ristabilire l’ordine in campo. Per Green però quello non è il momento di ristabilire l’ordine, è il momento di far sentire le proprie ragioni ad un arbitro che gli ha fischiato un fallo (pressoché insignificante) quasi un paio di minuti fa e che gli ha appena dato un tecnico per eccesso di proteste e che quindi, quasi certamente, sarà seccato da un proseguimento delle polemiche da parte sua. Non sappiamo cosa sia passato per la mente di Green in quell’istante, ma sicuramente non era nulla di tutto questo.

3 minuti e 36 secondi sono il tempo che è bastato perché Draymond Green finisse la propria pazienza e si aggiudicasse il secondo fallo tecnico a 0 secondi di distanza dal primo.

La reazione di Steph

Se sei Steve Kerr è davvero difficile trovare le parole giuste per aiutare i tuoi giocatori a rimanere concentrati, a non farsi prendere dal nervosismo e a convincersi che si può ancora vincere una partita che se già agli esordi era complicata (gli Warriors arrivavano alla gara anche senza Jonathan Kuminga), ora sembrava ancora più difficile. Lo aveva certamente capito Steph Curry, che al momento di rientrare in campo ha fatto trasparire parecchio nervosismo, lasciandosi scappare anche qualche lacrima come dicevamo prima.

Intervistato nel post-partita Steph ha spiegato le ragioni di questa sua reazione che ad alcuni potrebbe sembrare eccessiva, ma che può essere compresa se si pensa all’importanza di una partita come questa per gli Warriors, i quali si trovano sul limbo della qualificazione ai play-in, ad una sola partita di distanza dai Rockets, al momento non qualificati seppur siano la squadra più in forma di tutta l’NBA, con una striscia di 10 vittorie in fila.

Le lacrime di Steph potevano sembrare un po’ esagerate viste in diretta, ma in realtà hanno un significato molto più profondo di quello che potevamo pensare vedendole durante la partita: per un competitor come Curry, una sconfitta si può tradurre nella mancata qualificazione ai playoff e quindi nella perdita di quella che potrebbe essere l’ultima occasione che il playmaker più forte della storia ha per puntare al titolo.

 

La reazione sul campo

Si ritorna a giocare: Banchero segna due liberi su tre e porta il punteggio a 6-8 in favore dei suoi Magic. Da quel momento in poi però, è dominio Warriors. Nei restanti 8 minuti del primo quarto, Orlando segna solamente altri due punti attraverso due tiri liberi, mentre gli Warriors prendono il largo chiudendo la prima frazione avanti per 27-11, probabilmente trascinati dall’onda emotiva che un espulsione così stupida da parte di Green ha generato.

Facciamo un salto nel tempo e arriviamo direttamente ala fine del quarto quarto, quando i Magic hanno riagganciato gli Warriors, che guidano ancora ma di una sola lunghezza: con 2 minuti e 41 secondi nell’ultima frazione, Golden State è avanti 94-93.
Palla nelle mani di Golden State, che con una grande azione trova due grandissimi punti di Payton che portano gli Warriors avanti di 3 lunghezze. Nel possesso successivo Banchero si accontenta di prendere una tripla che non brilla per costruzione o per qualità e infatti esce. Si entra così nel momento di Stephen Curry che, da vero competitor qual è, sente l’odore del sangue e capisce che è arrivato il momento di chiudere la partita: lo chef si mette in proprio e trova i due punti che valgono il più cinque, ma la vera perla arriva dopo. Dall’altra parte Cole Anthony sbaglia quello che sembrava l’ultimo tiro in grado di tener vivi i Magic, mentre nell’altra metà campo Curry mette a segno una tripla con step-back che chiude definitivamente i giochi: è night-night, buonanotte a tutti.

Lo sfogo

Steph sa di aver chiuso la partita e sa quanto fosse fondamentale portare a casa una vittoria diventata ancora più importante per il modo in cui è arrivata. É per questo che rientrando in panchina dopo quel canestro clamoroso Curry si è lasciato andare calciando una delle sedie delle panchine, sfogando tutta la rabbia accumulata durante una partita che era iniziata nel peggiore dei modi, che si era poi messa sulla strada giusta ed era poi tornata ad essere complicata.
Ci ha pensato però il solito Stephen Curry a sistemare le cose, caricandosi di nuovo gli Warriors sulle spalle, rimediando all’ennesimo danno creato da Green e dando per l’ennesima volta la buonanotte a tutti quanti, come solo lui sa fare.