NBA e le statistiche (in)utili: il plus/minus ha davvero senso?

142
NBA
Scoot Henderson, Portland Trail Blazers; IPA Agency.

Nell’NBA moderna, ma più in generale nel basket di oggi, esistono una miriade di statistiche che si possono utilizzare per misurare la performance di un giocatore, calcolando il suo impiego, la sua efficienza, il suo rendimento e il suo impatto sulla gara. In particolare quest’ultima voce, quella dell’impatto di un giocatore, viene valutata attraverso il plus/minus: una statistica che calcola la variazione del punteggio (sia in positivo che in negativo) quando un giocatore è in campo.
Secondo la definizione dell’NBA, il plus/minus aiuta a calcolare l’apporto di un giocatore anche quando questo non sta raccogliendo grandi numeri in campo. Cosa succede però, se un giocatore che fa una grande prova a livello numerico, ha un pessimo plus/minus? Com’è possibile che succeda? Cerchiamo di capirlo, indagando quindi anche sull’effettivo senso di questa particolare statistica.

20 punti col peggior +/- di sempre

Nella sfida della scorsa settimana fra Portland Trailblazers e Miami Heat, la squadra di coach Spoelstra ha letteralmente spazzato via i Blazers vincendo la partita 142 a 82, con uno scarto quindi di 60 punti, il nono più ampio di sempre. Il giocatore più prolifico di Portland dal punto di vista realizzativo è stato il rookie Scott Henderson, il quale ha chiuso la gara con 20 punti tirando col 45% dal campo e un bel -58 di plus/minus. Ma com’è possibile che se Henderson è stato il miglior realizzatore dei suoi, abbia raccolto il peggior +/- che si sia mai visto nella storia di tutta l’NBA? Esatto, il peggiore di sempre (Henderson ha un brutto rapporto col plus/minus: lo scorso 12 gennaio aveva raccolto un -56, che prima del -58 della scorsa settimana era il secondo peggiore di sempre).
Cerchiamo però di fare chiarezza, perché per quanto la statistica sia corretta, letta così è decisamente fuorviante.

La disastrosa sconfitta dei Blazers non è certamente dipesa dal solo Scott Henderson, il quale è stato il secondo giocatore di Portland per minuti giocati, con 41.7. Questo vuol dire (essendo il plus/minus un calcolo della variazione di punteggio nel periodo di permanenza in campo di un giocatore) che nei 41.7 minuti in cui Henderson è stato in campo gli Heat hanno accumulato quel vantaggio di 58 punti che indica il plus/minus. Solamente Murray ha giocato più di Henderson, ma nonostante questo Murray ha raccolto un +/- di -49 (dodicesimo peggiore di sempre). Questo perché verosimilmente, quando Murray era in campo e Henderson no, gli Heat hanno diminuito il proprio rendimento. Viene difficile pensare che tutti i problemi di Portland della serata derivassero dalla presenza di Henderson, anche perché non è che -49 sia un numero accettabile per questa statistica.

Il senso del +/-

Come abbiamo detto, Kris Murray ha chiuso la partita con un plus/minus migliore di Henderson, nonostante l’apporto a livello statistico sia stato più basso: ha chiuso la gara con 11 punti e il 40% al tiro, con 5 rimbalzi e 4 assist, a fronte dei 6 rimbalzi e 6 assist di Henderson. Si può quindi facilmente notare che questa statistica non tiene conto dei diversi fattori che intercorrono in una partita e che la indirizzano in un senso o in un altro, indipendentemente dalla presenza in campo di un singolo giocatore.
Questo ci dice alcune cose sul senso del plus/minus: ci permette effettivamente di capire quanto una squadra benefici della presenza in campo di un giocatore ma è una statistica fine a sé stessa, da utilizzare non per giudicare la singola prova di un giocatore ma piuttosto per indagare un trend di più partite all’interno delle quali le anomalie risultano appiattite dall’andamento generale.
L’unico caso (se non uno dei pochi) in cui il plus/minus può essere utile se preso in considerazione per una singola partita, è quando lo si utilizza per misurare il rendimento aggregato di più gruppi di giocatori: ad esempio per calcolare l’apporto di una panchina o per capire se un particolare tipo di quintetto sta funzionando o meno.

Possiamo dire con assoluta certezza che Scott Henderson non abbia giocato la peggior partita nella storia di tutta l’NBA e nemmeno la propria peggior partita, seppur il plus/minus ci direbbe questo.
É quindi importante stare molto attenti quando usiamo le statistiche che tanto piacciono agli amanti del gioco oltreoceano, le quali rischiano di mandarci fuori strada nella lettura delle partite e che quindi devono essere comprese a fondo prima di essere utilizzate, per il nostro bene e per quello del gioco che amiamo.

Tommaso Busato
Laureato in Comunicazione all'Università di Padova. Grande appassionato di sport e dei valori che trasmette, specialmente di NBA, rugby e tutto ciò che ambisce alla grandezza. Afflitto da inguaribile curiosità, in particolare per le statistiche e i dettagli.