NBA Finals: troppi Celtics per Doncic, ai Mavericks così non basta

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Celtics
Jrue Holiday, Boston Celtics; IPA Agency.

Doncic prova di nuovo a guidare i suoi Mavericks nell’assalto alla corazzata dei Celtics, che però trovano una super prestazione di Holiday e White, chiudendo sul finale una gara in cui sono stati sotto per molto, conducendo però quanto conta.
Ancora non pervenuto Kyrie Irving, che chiude la gara con 16 punti e il 39% scarso dal campo, dimostrando di soffrire ancora l’atmosfera del TD Garden dopo il complicato addio alla franchigia biancoverde.

I Celtics si portano quindi sul 2 a 0 mettendo una prima seria ipoteca sulla serie prima di approdare a Dallas, approfittando al massimo del fattore casa.

Salvate il soldato Luka

Come detto qualche giorno fa, i Mavericks avevano bisogno di ben più di quanto visto in gara 1 per impensierire questi Celtics e Doncic lo sapeva. Luka ha quindi cominciato la partita con 13 punti nel primo quarto e 10 nel secondo, attirando su di sé le attenzioni dei Celtics e riuscendo a coinvolgere maggiormente i compagni, diversamente da quanto avvenuto in gara 1 in cui ha trovato un solo assist, altro tema visto nell’analisi della prima sfida fra le due squadre.

Doncic è riuscito nel suo intento di trovare i compagni, come dimostrano gli 11 assist messi a segno, ma questo non è comunque bastato per permettere ai suoi di vincere la gara, in quanto nei momenti più delicati i Mavs hanno forse peccato di un po’ di inesperienza e di mancata cattiveria, non riuscendo a riagganciare definitivamente la partita quando andava fatto.

Anche Luka si è concesso qualche errore di troppo, specialmente nella metà campo offensiva, dove ci ha abituato meglio che nell’altra (in cui stanotte è stato decisamente rivedibile): lo sloveno si è concesso 8 palle perse e ha segnato 4 liberi su 8, perdendo per strada punti e possessi importanti. Da vero leader, però, lo sloveno ha fatto mea culpa e si è preso le responsabilità dei suoi errori, dicendo che sono stati questi a costargli la partita.

 

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Doncic ha chiuso la gara con una tripla doppia da 32 punti che rende difficile pensare che la responsabilità della sconfitta di Dallas sia sua. Dietro al risultato finale, infatti, c’è ben più di quelle 8 palle perse e il 50% ai liberi dello sloveno: c’è soprattutto il 38.9% di Kyrie Irving, che anche quando ha provato ad aggredire la partita non è riuscito a trovare le giocate a cui ci aveva abituato, specialmente nell’ultimo quarto.

Kyrie, se ci sei batti un colpo

In questi ultimi due anni, soprattutto in quello corrente, abbiamo assistito a una rinascita di Irving, che a Dallas ha trovato quelli che sembrano essere il ruolo e l’ambiente perfetti per lui. Il Kyrie di oggi non ricorda nemmeno lontanamente quello che in maglia Nets calpestava il logo dei Celtics o faceva il dito medio ai tifosi della stessa franchigia. E non ricorda nemmeno quell’Irving che nella ormai lontana estate del 2019 aveva promesso ai tifosi dei Celtics che avrebbe rinnovato con la squadra, salvo poi firmare appunto per i Nets nell’estate successiva spezzando i cuori dei tifosi biancoverdi e dando così vita all’aspro rapporto che intercorre ancora oggi fra le due parti, come si può sentire dai fischi che il TD Garden gli fa apprezzare ogni volta che prende la palla in mano.

In settimana Kyrie è addirittura tornato a parlare di quel difficile periodo che lo aveva visto abbandonare i Celtics:

 

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Nonostante appunto quello di oggi sia un Irving ben diverso da quello che aveva vestito la maglia di Boston, è abbastanza evidente che il giocatore di Dallas stia soffrendo il confronto con la sua ex squadra anche dal punto di vista mentale, specialmente quando si trova a dover giocare al TD Garden. In gara 1 ha chiuso con il 31.6% mentre in gara con il 38.9, dando chiari segnali di difficoltà nei momenti più importanti nonostante un buon approccio alla partita che lo aveva visto segnare 4 tiri su 5 nel primo quarto per un totale di 8 punti.

Il miglior back-court nella serie

Nelle ultime settimane si è molto parlato della coppia composta da Irving-Doncic, discutendo se potessero essere considerati il miglior reparto di guardie della storia dell’NBA, o quantomeno il più dotato offensivamente.
Tuttavia, in questa serie (specialmente stanotte) il reparto di guardie che sta brillando maggiormente è quello composto da Jrue Holiday e Derrick White, i due grandi protagonisti della vittoria della notte.

Holiday ha chiuso la gara come miglior marcatore dei Celtics, segnando 26 punti con 14 tiri, validi quindi per il 78.6% al tiro. White ha invece messo a segno le giocate più pesanti di tutta la partita in entrambe le metà campo, con un paio di triple fondamentali per dare prima il vantaggio ai suoi e poi per consolidarlo, e poi con un paio di stoppate clamorose.
L’ultima di queste è stata la giocata decisiva della partita, avendo fermato al ferro PJ Washington in un momento super favorevole dei Dallas Mavericks, che sotto la guida di Doncic erano riusciti a mettere a segno un grandissimo parziale con cui erano tornati a meno 5 sul finale della gara.

La partita di Holiday si potrebbe riassumere nelle cifre che vi abbiamo già riportato, ma c’è molto di più di quei 26 fondamentali punti che hanno permesso ai Celtics di penetrare una difesa di Dallas che si è dimostrata più determinata rispetto a gara 1, ma che non è stata comunque sufficiente per mettere un freno all’infinito talento di cui dispongono questi Celtics.
Holiday ha infatti trovato anche alcune fondamentali giocate nella metà campo difensiva, proprio come il compagno di reparto White, oltre ad aver marcato per larghi tratti uno tra Irving e Doncic, come gli spetta di consueto e con grandi risultati.

L’ultima speranza

Dallas ha giocato una gara sicuramente migliore della precedente, trovando alcune soluzioni ai problemi avuti in gara 1. Nonostante questo, è necessario che i Mavericks inizino a trovare punti anche da delle mani che non siano quelle di Doncic se vogliono provare a rientrare in questa serie e giocarsi il tutto per tutto, in quanto lo sloveno è riuscito a creare le occasioni sperate per i compagni, che però troppe volte non si sono fatti trovare pronti nel momento del bisogno.

Le cose diventano quindi molto complicate per i Dallas Mavericks, i quali mercoledì notte avranno l’ultima chance di tenere aperta la serie, trovando la prima vittoria fra le proprie mura e cercando di dare un segnale di vita fondamentale. Se non dovesse arrivare la vittoria, sarebbe una sorta di bandiera bianca da parte della squadra di coach Kidd sventolata di fronte a dei Celtics che stanno giocando una grande serie, trovando risorse di ogni tipo da ogni giocatore, dimostrando di essere a tutti gli effetti pronti per un titolo.