NBA Free Agency: cosa è accaduto dopo gli scossoni del primo giorno

128
free

Come twittato da Matt Ellentuck qualche ora fa, sale ancora il volume di denaro spostato in questi primi giorni roventi di free Agency 2019.
Dopo avere ampiamente parlato dell’asso “pigliatutto” giocato dai Brooklyn Nets nella nottata dell’1 luglio, le firme arrivate nei giorni immediatamente successivi sono sicuramente di impatto mediatico minore, ma non per questo meno rilevanti per i nuovi equilibri che si stanno sviluppando nella Lega.

BOGDANOVIC-UTAH, RIVERS E SIMMONS RIMANGONO

Passata forse un po’ sotto traccia, Utah ha chiuso un’operazione che la rende una delle squadre con i migliori quintetti difensivi dell’NBA. Dopo la trade che ha portato a Salt Lake City Mike Conley, infatti, i Jazz hanno chiuso l’affare con Bojan Bogdanovic, lo scorso anno miglior attaccante dei Pacers post infortunio di Oladipo e solidissimo difensore a metà campo, aggiungendo ulteriormente attitudine difensiva a un roster che già con Ingles e Gobert partiva molto avanti sotto questo punto di vista.
Diverse, invece, le cifre che arrivano da Philadelphia dove, persi Jimmy Butler e JJ Redick e acquisito Al Horford, dopo la discussa conferma (viste le cifre) di Tobias Harris, arriva il secondo max contract in due giorni: il nome è quello di Ben Simmons, che si intasca 170 milioni in 5 anni generando qualche perplessità tra gli addetti ai lavori. L’idea è che Simmons ancora non valga tutti quei soldi ma, anche e soprattutto a causa dei cambiamenti in uscita del roster, Philadelphia fosse pressoché obbligata a un’offerta del genere per blindare la propria prima scelta. Quanto sarà ingombrante il contratto lo dirà il futuro, con i fari puntati sul tiro di Simmons, fino ad oggi vero e proprio punto di debolezza dell’australiano (e indirettamente dell’attacco della squadra).
La stessa scelta di Simmons è stata fatta da Austin Rivers, che nella scorsa notte ha siglato un 1+1 (secondo anno in player option) con i Rockets, confermandosi pedina importante nello scacchiere di D’Antoni viste anche le condizioni fisiche precarie di Chris Paul.
Per due point guard che rimangono dove sono, ce n’è una terza che, in un certo senso, torna a casa: si tratta di Seth Curry, che dopo l’ottima stagione a Portland (terzo miglior tiratore da 3 con il 45%) torna a Dallas per 32 milioni in 4 anni, aggiungendosi così al Rookie of the year Doncic e a Porzingis, fresco di firma sul proprio max contract (158×5).

 

WHITESIDE A PORTLAND, KANTER AI CELTICS

Dopo l’acquisizione di Butler, gli Heat decidono di muovere il contratto pesante (ma in scadenza) di Hassan Whiteside, spedendo il centro ai Portland Trailblazers in cambio di Meyers Leonard e Mo Harkless. Diretta conseguenza di questa trade è la firma di Enes Kanter con i Boston Celtics per 10 milioni in due anni andando a tappare il buco lasciato da Al Horford accasatosi a Philadelphia. Restando sempre in ambito lunghi, poi, sono due le notizie che coinvolgono i vice campioni in carica Golden State Warriors: dopo la firma di Klay Thompson per 190 milioni in 5 anni, anche Kevon Looney ha deciso di restare in California firmando un 15×3. Diverso invece il destino  di Jordan Bell, che da restricted free agent ha visto Golden State non pareggiare l’offerta dei Timberwolves lasciando così partire Bell in direzione Minneapolis.

L’ATTESA PER KAWHI

Va da sé che, ormai, accasatisi tutti i grandi nomi, l’attesa spasmodica sia per la decisione di Kawhi Leonard, che probabilmente ridisegnerà definitivamente il ranking di inizio stagione. Benché i rumors continuino ad inseguirsi, arrivando da qualsiasi fonte che si dice vicina all’una o all’altra parte, ad oggi le concrete contendenti ancora in gara sembrano essere i Toronto Raptors e le due squadre di Los Angeles, con i Lakers che, grazie all’intervento di Magic Johnson, sembrano leggermente avvantaggiati rispetto ai coinquilini dello Staples Center.
Nel frattempo, entrambe le franchigie si sono mosse nell’attesa che l’MVP delle Finals 2019 prenda la propria decisione: i Lakers hanno aggiunto a roster un tiratore come Troy Daniels, iniziando di fatto quella costruzione di roster con tiratori con cui circondare LeBron e Davis. I Clippers, invece, hanno confermato il sesto uomo dell’anno Louis Williams e hanno rifirmato Patrick Beverley, che ha dichiarato di avere rinunciato a “molti soldi” per amore della franchigia di Steve Ballmer.

La sensazione, comunque, è che entro pochi giorni anche gli ultimi tasselli andranno al proprio posto, permettendo a tutti di farsi un’idea di quali saranno le contender in entrambe le conference e di come andrà ridisegnata la mappa dell’NBA. Certo è che, finora, non si può dire di essersi annoiati.