NBA playoff: gli eroi di gara uno

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They can be heroes, just for one [game]“. Potrebbe iniziare così la nostra disamina della prima tornata del turno playoff. Tanti upset, non certo sfuggevoli a chi ha seguito le altalenanti traversie di questa regular season. Eppure i Playoff NBA sono un mondo a parte davvero che continua a stupire, nonostante le analisi, la pretattica e le contromisure.

Milwaukee Bucks

Il primo heroes di giornata deve essere – ed il deve è tassativo – Khris Middleton. Suo il buzzer beater che regala a Milwaukee un sofferto 109-107 contro una Miami coriacea, che forza il supplementare con Butler e si affida ai suoi cavalli pazzi (ritorno sugli scudi di Duncan Robinson) per mettere più volte il naso avanti contro Giannis e compagni, andando anche oltre il regolamentare. Se però i cerbiatti portano a casa il primo punto della serie, lo si deve, a quel giocatore che è il più sottovalutato nella franchigia verde bosco. Holiday sarà l’uomo copertina dietro il dio greco Antetokoumpo, ma la differenza la fa Middleton. Per il giocatore da Texas A&M non sono solo i 28 punti a referto a parlare, quanto il modo in cui arrivano. Le situazioni di gioco rotte, care a Budenholzer come a chiunque sia uscito dalla nidiata di San Antonio, diventano le giocate fondamentali della gara, specie quando Miami si è adattata all’Iso-4out di Giannis e al pop di Holiday/Forbes per chi deve aprirsi oltre l’arco. Il mid-range di Khris fa la differenza, anche se nessuno continua ad esaltarne le doti. Lui non è l’eroe che Milwaukee si aspetta, ma è forse il giocatore di cui più i Bucks han bisogno.

Se a Philadelphia ci tengono tanto alla statua di Rocky Balboa, potrebbero a breve rivedere le proprie idee e pensare di fare un monumento a Tobias Harris. I 76ers dovevano andare in carrozza o quasi contro Washington, ma mai mettersi contro Russell Westbrook e Bradley Beal, due che hanno tanto talento quanto fame di vittorie. Il 125-118 finale è pesante per i capitolini che nel primo tempo si erano tenuti sempre col naso avanti, ma la vera spina nel fianco, anche più di Simmons ed Embiid, è Harris. Martello pneumatico nel primo tempo, fine scultore nella ripresa, i suoi canestri sono lapidari, esiziali, puliti e frutto di quel mix di talento e potenza che sa innescarsi a dovere nel momento cruciale. Rebus per la difesa perchè se lo fai marcare dal falso lungo lo porta a spasso, se lo fai marcare da un esterno lo domina di fisico, è suo il vero heroes prize del primo atto di una serie non scontata. Ci ha messo coraggio, andando avanti e incurante del pericolo: Lo Stallone della fattoria di Zio Tobia!

Per la serie Kiss Kiss Bng Bang, chiudono la batteria degli heroes puri e semplici due tiratori, diversi per essenza di gioco, ampiamente simili per il risultato che ottengono: Trae Young & Devin Booker. Niente di simile, a partire da squadre di un momento e di un gioco opposto, ma entrambi indirizzano gara 1. Il folletto di Atlanta è il capobranco nel colpaccio Hawks al Madison Square Garden, con New York sotto ritmo e tenuta in piedi solo da un monumentale Burks, anche se stavolta non basta. Serviva una scossa da parte di Atlanta, squadra apparsa a tratti scollata dalla realtà ed incapace di esprimere il suo potenziale. La scossa c’è ed arriva dall’uomo forse più sottotraccia dell’ultimo periodo in Georgia. Difficile però parlare dinanzi a 32 punti, 10 assist e 7 rimbalzi.

I Phoenix Suns avevano tutto da perdere contro i campioni in carica dei Lakers, ed il nervosismo l’ha fatta da padrone, come l’affaire Paul-James sta a testimoniare. La certezza però dei ragazzi dell’Arizona è la pulizia cestistica di Booker, l’uomo giusto al posto giusto, capace di punire in ogni modo l’ordalia difensiva pensata per lui da coach Vogel. Il tabellino dice 34 con 8 assist e 7 rimbalzi, ma vi è molto di più. Leadership e personalità nei momenti chiave, capacità di aiutare il palleggio e di sbattersi anche in difesa se serve, ma soprattutto la capacità di leggere extrapass e di dare morale ai compagni, dote non da poco per chi doveva essere solo un buon tiratore.

Honorable heroes mention dalle altre partite, con Tim Hardaway jr che aiuta Luka Doncic a far sì che i Dallas Mavericks si portino a casa gara 1 a Los Angeles contro i Clippers. Devastante è – e continua ad esserlo sempre – Ja Morant, che con il manipolo di altri giovani cattivi (i più anziani sarebbero Grayson Allen e Dillon Brooks) va ad espugnare Utah, testa di serie numero 1 e dominatrice della stagione. Come non citare poi Carmelo Anthony, che imbrocca una vena proficua da tre e regala ossigeno a Damian Lillard, che nel finale fa il resto, per l’upset di Portland sulle montagne rocciose del Colorado. Abbiamo dimenticato una gara? Ah sì, quella della squadra dei Monstars, potenzialmente fatta di tutti eroi, ossia i Brooklyn Nets, che vincono contro i Boston Celtics gara 1. Troppo facile parlare di loro, scegliamo altri lidi non convenzionali.