NBA, Golden State: l’infortunio di Curry chiude la stagione degli Warriors?

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Dalla padella alla brace, si potrebbe dire. Una tegola, l’ennesima in casa GS, che davvero non ci voleva per una squadra, ora più che mai, in piena crisi. Dagli addi agli infortuni, due fattori negativi e deleteri per la stagione di GS e relative ambizioni.

LA DINAMICA DELL’INFORTUNIO

Succede tutto nel bel mezzo del match fra gli Warriors e i Phoenix Suns, a Oakland. All’inizio del terzo quarto, dopo che il primo tempo si era chiuso con un tremendo 72-46 in favore degli ospiti, Steph Curry si è procurato la frattura della mano sinistra. In quello che, naturalmente, è stato un fortuito scontro di gioco e nulla di più, nel contrastare l’attacco a canestro del playmaker di GS Aron Baynes ha commesso fallo, col centro atterrato sulla mano di Curry.

La gravità dell’infortunio si è potuta evincere fin da subito. La stella di GS, infatti, ha immediatamente lasciato il campo, senza nemmeno battere i tiri liberi a disposizione per aver subito fallo. Dopo la partita, persa tra l’altro dagli Warriors per 110-121, la franchigia vice campione NBA ha annunciato l’intenzione di svolgere esami più accurati, in modo da stabilire con maggior precisione tipologia di infortunio e relativi tempi di recupero. Il dubbio rimane fra l’operazione (opzione più probabile) e la terapia conservativa, anch’essa da non escludere in toto.

L’ENNESIMA TEGOLA

Un fattore che si aggiunge ad altri due, che stanno fin da subito caratterizzando, in negativo, la regular season degli Warriors. Si considerino, in primis, i pesanti addii da Oakland di tre colonne su tutti. Le partenze di Kevin Durant, Andre Iguodala e Shaun Livingston hanno lasciato fin da subito un vuoto nella squadra sotto tutti i punti di vista. Tecnico, per la mancanza di valide alternative che mantenessero alto il livello del roster. Sia chiaro, GS rimane una squadra di livello, ma non c’è dubbio che abbia subito un indebolimento su tutta la linea quest’estate.

Un vuoto, quindi, oltre che tattico, anche psicologico. Dopotutto chiunque sarebbe scoraggiato nel venirsi privato di giocatori del genere. E se a questo si aggiunge un’autentica Odissea d’infortuni, il disastro è servito. Il ritorno di Klay Thompson sembrava essere previsto intorno a febbraio. L’infortunio al ginocchio prevede almeno 9 mesi di stop, quindi anche nella più ottimistica delle previsioni il suo ritorno sarebbe rimandato a più avanti.

È improbabile che quest’anno giochi, dobbiamo farcene una ragione. Realisticamente, ci vuole un anno intero affinché un giocatore di pallacanestro rientri a pieno regime. Klay si è operato l’1 luglio, perciò anche rimanendo ottimisti e considerando 9 mesi di riabilitazione, si arriverebbe all’1 aprile, a due settimane dall’inizio dei playoff. Abbiamo lasciato la porta aperta nel caso in cui la riabilitazione vada perfettamente e i dottori dicano che può giocare, ma dobbiamo guardare in faccia la realtà: se è un anno intero, non può giocare in questa stagione”.

Queste le parole di coach Kerr in merito alle condizioni della propria guardia. Un intervento in linea con il clima che circonda, ora più che mai, l’ambiente Warriors.

STAGIONE FINITA PER GS?

La domanda, adesso, sorge più che spontanea: quali potranno essere le ambizioni di Golden State, in un momento così controverso e delicato?
La domanda trova difficile risposta, almeno nell’immediato. E’ evidente che la parabola discendente che sta caratterizzando gli Warriors stia avendo effetti deleteri sul campo. Un 1-3 finora in regular season figlio di un gioco pressochè inesistente, ancorato all’iniziativa di quei singoli oramai indisponibili, fragile nelle dinamiche di squadra.

La lunghezza della regular season potrebbe giocare a favore di un gioco finora, di fatto, inespresso appieno da parte degli Warriors. Coach Kerr è chiamato a fare di necessità virtù, in funzione degli uomini a disposizione. Tuttavia è innegabile che le ambizioni di GS debbano per forza di cose ridimensionarsi. Considerando infatti la competitività della Western Conference di quest’anno, diventa davvero difficile immaginare che riescano a strappare un posto per i playoff senza il loro leader assoluto.

Stefano nasce il 19/11/1996 a Vigevano, vicino Milano. E' Studente di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Sin da piccolo coltiva la grande passione per il giornalismo, in particolare quello sportivo, per il calcio, il basket e lo sport più in generale. Il suo sogno è quello di trasformare tutto ciò in un lavoro.

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