NBA, Atlanta Hawks: araba fenice o Gallo che non fa primavera?

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UN GALLO AL CENTRO DEL PROPRIO POLLAIO

Se si analizzano i dati della striscia immacolata post All Star Break, balza subito all’occhio un netto miglioramento nel Defensive Rating. Per i profani: il valore che mostra i punti subiti da una squadra ogni 100 possessi. Vi risparmiamo la complicata formula che ne consente la determinazione ma, dall’impulso di McMillan, gli Hawks presentano il secondo miglior dato della Lega (105), corroborato anche da un’ottima presenza a rimbalzo. In questo caso non è tanto il dato totale a stupire (53.2, 5° in graduatoria), quanto quello relativo ai rimbalzi offensivi: un terzo dei rimbalzi catturati da Atlanta arriva dal pitturato avversario, a riprova di un coinvolgimento maggiore di tutti gli uomini presenti sul parquet. Vi aspettavate cifre mirabolanti? Differenze spettacolari rispetto alla gestione precedente? Spiace, rimarrete insoddisfatti. Atlanta non mostra grossissimi cambiamenti a livello di efficienza generale. Le 8 vittorie non sembrano neanche frutto di memorabili prestazioni balistiche: le statistiche sono in media con quelle di inizio stagione. Ciò che sembra rivoltato come un calzino, però, è l’atteggiamento di squadra. Non che prima il gruppo remasse contro i dettami di Pierce: l’allenatore aveva saputo creare anche un buon amalgama extra campo tra giovani e veterani. La partecipazione comune alle manifestazioni di piazza a sostegno del movimento Black Lives Matter è un’ulteriore testimonianza. Lo stesso McMillan ha accettato l’incarico su consiglio e spinta dello stesso Pierce, trovandosi quasi costretto ad assumere un ruolo per cui, in segno di riconoscenza e rispetto nei confronti del predecessore che aveva tanto insistito per portarlo in Georgia. Né statline né prestazioni da conservare negli annali; né rivoluzioni né stravolgimenti. Semplicemente, culo basso. Un esempio? Il motivo per cui il Bel Paese si interessa tanto alle sorti di Atlanta…

Danilo Gallinari, padre della piccola Anastasia e all’undicesima stagione sui campi NBA, è considerabile a tutti gli effetti un veterano. A considerare, però, il contratto firmato in autunno con Atlanta (61,5 mln/3 anni, di cui 40 garantiti) ci si rende conto che non è solo questo. Non punti così tanto su un giocatore di quel chilometraggio se non lo consideri il perno dl tuo progetto a breve termine. Tuttavia, le caratteristiche del Gallo sono piuttosto ricercate nel basket dei giorni nostri. Il capitale umano è di pregevolissima fattura e il mercato lo sa bene. Spente le 32 candeline, il talento di Graffignana ha approcciato la prima metà di stagione nel solco delle tradizioni più radicate: anche nelle ultime partite non si notano peculiari scostamenti dalle cifre mantenute in carriera concernenti efficienza al tiro, coinvolgimento negli schemi di squadra e correlazione tra apporto offensivo e difensivo (True Shooting Percentage, Usage e Net Rating, per chi mastica un po’ di advanced stats). Le partite saltate per infortunio, in particolare le 10 consecutive a inizio stagione causa distorsione alla caviglia destra rimediata coi Nets, sono ormai una tassa annuale costante, alla pari del bollo auto o della TARI. Non fanno più notizia. Pressappoco gli stessi minuti di impiego, gli stessi tiri, punti, rimbalzi e assist di sempre. Cosa rende unico allora il 2020/2021 del Gallo?

Fonte: Facebook Danilo Gallinari