NBA, Atlanta Hawks: araba fenice o Gallo che non fa primavera?

135

DALLA PANCA CON FURORE

Mai era successo a Danilo di essere impiegato costantemente off the bench. Neanche nell’anno da rookie sotto la direzione di Mike D’Antoni. Persino al rientro immediato post rottura del crociato sinistro in quel di Mile High City. Nemmeno in seguito al trasferimento a LA sponda Clippers nel 2017.  Un giocatore della sua solidità è storicamente considerato da quintetto base. Uscire dalla panchina è mestiere usualmente affidato a giovani rampanti in grado di imprimere nuova linfa e sgasate improvvise allo spegnersi dello scatto iniziale. O a vecchi mestieranti alla Jamal Crawford (sempre per restare in tema Hawks), maghi nel raccogliere dalla spazzatura dei secondi quintetti ogni errore o distrazione difensiva avversaria, punendola con puntualità svizzera. Gallo, volenti o nolenti, non appartiene a nessuna delle categorie. Se le qualità di veterano e uomo spogliatoio non sono da porre in discussione, è legittimo farlo riguardo il suo impiego in campo: come può uno con quel contratto accontentarsi di iniziare la partita da seduto? Lo scetticismo, lo sappiamo, è marchio di fabbrica dell’appassionato. Italiano, soprattutto. Danilo è un professionista troppo esperto. Lo sa che contano molto di più, nell’economia di squadra, coloro che finiscono la gara in campo. Non chi la inizia. Eccome se lo sa. Né Pierce né McMillan hanno sinora avuto dubbi: quando la palla scotta di più, del Gallo ci si fida ancora.

Fonte: Facebook Danilo Gallinari

Si potrebbe obiettare circa lo scarso utilizzo di Gallinari nei giochi in post basso viste le sue qualità di passatore. Forzando il cambio con guardie più piccole, Danilo potrebbe sfruttare l’ottima visione di gioco e il mismatch fisico per aprire maggiormente il campo alla batteria di tiratori sul ribaltamento di lato. Qualità (a parere di chi scrive) mai realmente sfruttata dai coaching staff e da Gallinari stesso durante la carriera NBA. Si potrebbe obiettare circa l’ormai esiguo atletismo sfoggiato dall’ex Olimpia nelle ultime annate. Gli anni passano e il contributo non può essere quello di un tempo, considerata anche la cartella clinica zeppa di recidive. In attacco si riesce ancora a battere i pivottoni col primo passo e punire con malizia le mani veloci di guardie sottodimensionate, ma nella propria metà campo Gallinari, a livello NBA, è considerato alla stregua di un Telepass (perdonali Gallo, perché non sanno quello che fanno…). Ebbene: agli ordini di McMillan, anche uno come Gallinari sembra aver cambiato marcia. Almeno nell’approccio, pare assai più focused, riuscendo così a mascherare i suddetti limiti grazie al bagaglio stracolmo di esperienza e letture. Insomma, chi sperava di far dormire sonni angelici ai Falchi della città di MLK sembra al momento dover ritentare. Il Gallo continuerà a cantare. Tre volte per tradire la storica fiducia o puntuale come una sveglia per destare i giovani Hawks da eventuali torpori?