NBA Horse Challenge: un’idea da migliorare, ma replicabile

436
NBA Horse

Nella notte tra Pasqua e Pasquetta italiana negli USA ha avuto luogo il primo turno del torneo di Horse targato NBA, celebre gioco da campetto diffuso in Italia con il nome di ASINO (con qualche variante), grazie alla collaborazione di ESPN. Un format che è stato più volte proposto per l’All Star Game, forse per sostituire il meno seguito Skills Challenge, e che, tra l’altro, avevamo avuto opportunità di conoscere nelle due gare delle stelle tra il 2009 e il 2010. L’NBA aveva poi archiviato l’esperimento, anche perché Kevin Durant aveva monopolizzato i titoli di quelle due competizioni, tuttavia, in questo lockdown, si è voluto ritestare questa sfida. I risultati, e dunque i giudizi, sull’evento di questa notte sono chiaramente influenzati dalla modalità “a distanza” e da tutti i problemi che ne conseguono, quali reti internet non sempre stabili e canestri differenti per ciascun partecipante. Tutto sommato,  se avevate altissime aspettative potreste essere rimasti delusi, se invece avevate soltanto voglia di un po’ di “pallacanestro” probabilmente sarete soddisfatti da quanto visto. A livello di competitività e di intensità non posso dire di aver notato cose clamorose, ma, se parliamo di intrattenimento e di spunti per il futuro, allora abbiamo tanta carne al fuoco (visto che siamo in tema di grigliate pasquali…). La lega ed ESPN hanno reso l’evento più interessante con l’inserimento di giocatori del passato e giocatrici WNBA, oltre alla presenza di Zach LaVine, Chris Paul, Mike Conley e Trae Young. Hanno lottato per il passaggio del turno anche Paul Pierce, Chauncey Billups, Allie Quigley, stella delle Chicago Sky in WNBA, e Tamika Catchings, che incarna le due definizioni precedenti, essendo stata un ex giocatrice WNBA, che tra l’altro farà compagnia a Kobe, Duncan e Garnett, nella classe della Hall of Fame di quest’anno.

Cosa è andato bene nella gara di Horse

Di aspetti da promuovere ce ne sono stati diversi, in primis, come appena sottolineato, l’intrigante mix di partecipanti che non siamo soliti vedere gli uni contro gli altri. Inoltre, la scelta degli organizzatori di vietare le schiacciate è un’ottima idea, non solo perché ha obbligato gli sfidanti ad usare la fantasia e ha dato pure l’opportunità ai meno atletici di competere, ma potrebbe anche diventare un modo per differenziarsi dalla gara delle schiacciate, qualora si decidesse di integrare l’Horse all’interno dell’ASG. Un altro elemento, molto da DNPCD, che i veri veterani del campetto avranno notato, è stato quel filo di trash talking che ha aggiunto quel pizzico di sale al tutto (sempre restando in tema barbecue).

Non avremo visto numeri di questo genere qua, però qualche colpo degno di nota lo abbiamo ammirato, con la speranza che, alzandosi il livello, qualcosa di più nelle semifinali e in finali si possa vedere.

Cosa non è andato

Tralasciando le problematiche legate alle videochiamate e alla distanza che ovviamente erano da mettere in conto, qualche appunto a questa prima fase di Horse bisogna farlo. A livello di scorrevolezza della trasmissione c’è stata qualche pecca, la visione non è stata fluida, anzi, troppe interruzioni di varia natura mi hanno creato un filo di fatica nel seguire dal primo all’ultimo secondo. Questa questione andrebbe limata se si replicasse sul campo, sebbene sarebbero minori le occasioni che rallentano l’evento. In più, non mi è sembrato che i duellanti abbiano dato il 100%, ad eccezione di qualcuno, né che abbiano osato più di tanto, ma rimando questo giudizio alla conclusione del torneo, in quanto sono abbastanza certo che con l’avanzare della competizione migliorerà un po’ tutto. Infine, non ho apprezzato la galanteria che ho percepito da parte di Conley e Paul, nell’affrontare delle avversarie donne, con uno dei due che non ci ha fatto nemmeno una bellissima figura. Altro neo, che mi sento di essere in dovere di inserire, il baffo di Trae Young, davvero parecchio imbarazzante. Ho letto diversi bilanci discordanti e piogge di critiche su questa Challenge chiacchierata da tempo, da chi la boccia in toto a chi la esalta esageratamente. Personalmente, l’ho apprezzata con tutti i limiti che, oggettivamente, su questa Challenge chiacchierata da tempo, da chi la boccia in toto a chi la esalta esageratamente. Personalmente, l’ho apprezzata con tutti i limiti che, oggettivamente, ha avuto, sarà perché ero in astinenza NBA da veramente troppo tempo.

Le sfide

Il primo match tra Trae Young e Chauncey Billups è stato senza dubbio il più combattuto. Il tanto atteso baby fenomeno di Atlanta si è portato subito in vantaggio, infliggendo un H-O-R all’avversario, salvo poi subire il come back di Billups che ha ribaltato completamente la situazione, portandosi a casa la sfida. Considerazione da trarre: l’ex stella di Detroit ha perso la lucidità fisica, ma la mano resta quella di una volta. Trae, oltre al baffo zarro, è stato penalizzato da un canestro di livello CSI, con uno di quei ferri che ha piena libertà di scelta sull’accettare o meno i palloni di chi tira.

Seconda sfida dall’esito piuttosto scontato, con una Tamika Catchings estremamente lontana dai tempi in cui ammaliava il pubblico del basket femminile. Mike Conley lascia intravedere alcuni numeri molto interessanti, però decide di non esagerare e far filare liscio l’incontro. Ci mostra un bel layup 360 che ci lascia grandi aspettative sul proseguo della suo competizione, lo indicherei che uno dei favoriti.

A proposito di favoriti, Zach Lavine ha alzato di gran lunga il tasso di spettacolo degli incontri, seppur non fosse troppo difficile. Gli avranno tolto le sue amate schiacciate, però le sue doti di salto restano quelle e lo dimostra battendo il cinque al tabellone e chiudendo in reverse. In seguito, si placa e testa le sue capacità balistiche, quando capisce che di fronte ha un Paul Pierce che parla tanto e mangia di più. The Truth sfoggia la sua pancetta da birra con orgoglio ed una condizione fisica non da imitare, per usare un grosso eufemismo. Finisce umiliato da un Zach che chiude mandandola dentro praticamente dal giardino di casa.

La serata si conclude con una sorpresa, in realtà, neanche tanto sorprendente per gli appassionati della palla spicchi in rosa. Chris Paul fa un po’ il gradasso e si ritrova a perdere dal cecchino Allie Quigley, macchina del tiro da fuori delle Sky di Chicago. Una serie di bank shot, dei quali il buon Duncan sarebbe stato fiero, di Allie stendono il play di OKC. Molteplici ammiratori di CP3 hanno parlato di come il loro beniamino abbia “lasciato vincere” la Quigley, se così fosse ritengo che sarebbe quanto mai offensivo nei confronti di una giocatrice che non ha bisogno di favoritismi per eguagliare i colleghi uomini. Vedere questo record alla gara del tiro da tre punti per credere.