NBA, Houston: cosa aspettarsi da Westbrook ai Rockets

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Westbrook

Tra tutte le squadre protagoniste in questa folle estate NBA, gli Oklahoma City Thunder pensavano di essere al sicuro. Non erano certo una squadra perfetta, ma avevano pur sempre due dei primi 15 giocatori e, anche se le cose non erano esattamente andate come pianificato con l’arrivo di Paul George, già solo il fatto di conservare il roster più o meno intatto poteva essere una piccola vittoria.
Poi è arrivato il 6 luglio, e con esso la decisione di Kawhi Leonard di approdare ai Clippers, convincendo George a unirsi a lui. Pochi giorni dopo, anche Russell Westbrook ha lasciato l’Oklahoma, e con esso un vuoto enorme nello stato e nei tifosi dei Thunder, per approdare a Houston.
La coppia che formerà con Harden non è del tutto nuova e, per quanto intrigante, presenta luci e ombre di cui val la pena parlare.

RIP MOREYBALL

Pur con tutti i suoi pregi, Westbrook rappresenta la morte, perlomeno temporanea, del Moreyball. L’efficienza offensiva e il tiro da tre sono elementi imprescindibili per un giocatore nella mente del GM Daryl Morey e Westbrook ne rappresenta sostanzialmente l’antitesi. Nella scorsa stagione l’ex UCLA ha fatto registrare una true shooting (percentuale che prende in considerazione tiri da due, da tre e liberi) del 50% la sua terza più bassa in carriera: peggio aveva fatto solo nei primi due anni di carriera, quando era ancora un giovane rampante dal gioco offensivo esplosivo ma ben poco educato.
Inoltre, il nostro è titolare di un primato ben poco invidiabile. L’ormai ex numero #0 dei Thunder detiene la percentuale da tre punti peggiore nella storia della NBA tra i giocatori che si sono presi almeno 2500 tiri da oltre l’arco in carriera, un 31% scarso.

Per quanto Morey e D’Antoni valutino i tiratori, Westbrook non lo è. Nella scorsa stagione, Russ si è preso 2.4 tiri open a partita convertiti con un misero 27%. Sorte simile per quelli wide open: quasi 3 tentativi a partita con il 32% di realizzazione.
Paul, invece, è ancora un tiratore più che valido e le sue percentuali nei tiri open e wide open hanno raggiunto il 38% e 41% nella scorsa stagione. Questi sono dati da non sottovalutare considerando le attenzioni che Harden attira sulle difese, sia quando le attacca dal palleggio, sia quando gioca il pick and roll con Capela.
Chiariamoci: i tiri presi da Paul non sono sempre stati super efficienti, anzi. L’ex Clippers si è preso 2.5 tiri da tre a partita dopo 7 o pù palleggi, convertendoli però con il 34%. Russell se n’è presi meno della metà, mandandoli però a bersaglio con il 23% scarso. Insomma, meno Westbrook palleggia, meglio è.

Sarà interessante vedere come lo stile di gioco di RW si adatterà ad una squadra che con D’Antoni si è allontanata non di poco dallo stile dei suoi Suns del 7 seconds or less. Nella scorsa stagione, i Rockets sono finiti 27esimi in pace con meno di 99 possessi a partita. OKC è terminata sesta e con Westbrook in campo i possessi erano quasi 105. Houston inoltre ha sguazzato in situazioni di isolamento grazie ai possessi offensivi che Harden e Paul si spartivano. Anche l’ex Thunder gioca spesso in queste circostanze (il 18% dei suoi possessi offensivi), peccato che produca solo 0.75 punti per possesso, nel 30esimo percentile NBA.
Sarà interessante capire come l’ex coach dei Suns farà convivere due giocatori così dominanti col pallone in mano. Westbrook ha sempre toccato almeno quota 30 in termini di usage rate dal suo terzo anno in avanti, mentre Harden è arrivato a quasi 40 nella scorsa stagione. Entrambi riducono di molto la loro pericolosità offensiva se giocano lontano dalla palla, ma per forza di cose dovranno iniziare a farlo, dall’anno prossimo.

RUSSELL, THE CREATOR

Innanzitutto, premetto che il titolo non è farina del mio sacco, ma l’ho copiato ad un articolo scritto da Kirk Goldsberry su Grantland (R.I.P.). Però volevo riprenderlo perché è essenziale che Westbrook sia un passatore efficiente in grado di punire le difese che collassano sulle sue penetrazioni. In tutta la sua carriera, Russ non ha mai avuto molti tiratori a sua disposizione, tant’è vero che i Thunder non entrano nella metà alta della NBA per percentuale da tre punti dalla stagione 2013-14.
Avere tenuto Capela, al centro di tante voci di mercato, permette a Westbrook di avere un altro eccellente giocatore di pick and roll con cui dialogare, come lo era Steven Adams:

Avere una batteria di tiratori sul perimetro come Tucker, Gordon e Green (per non parlare di Harden, che però difficilmente verrà lasciato solo per via un eventuale aiuto del proprio marcatore) è un lusso che Westbrook forse non si è mai potuto permettere.
Altra situazione in cui il numero #0 dà il meglio di sé è la transizione offensiva. I Rockets hanno corso in transizione per il 15% dei loro possessi offensivi nella scorsa stagione – dato buono per la tredicesima posizione in NBA – ma i Thunder hanno fatto meglio, avendo finito al quarto posto. Con Westbrook in campo, poi, la cifra saliva al 25% di frequenza.
Sfruttare questa situazione per cogliere le difese avversarie impreparate mentre i Rockets sono già posizionati per colpire da oltre l’arco è imperativo:

Qui Brodie si butta in area contro tre giocatori dei Nets, ma preferisce all’ultimo scaricare all’accorrente Schroeder.

Un Westbrook in controllo è un bene per se stesso e per la sua squadra. Ecco perché dovrà essere bravo D’Antoni a gestire i possessi offensivi tra lui e Harden in maniera accorta, per evitare che il suo nuovo play strafaccia. Sicuramente, la conoscenza tra lui e Harden è un plus notevole, così come il fatto che stiamo parlando di due All-Star e due futuri Hall-Of-Famer: per giocatori così, adattarsi gli uni agli altri è più facile.
D’Antoni ha recentemente dichiarato che i Rockets sono forse i favoriti per uscire vincitori dalla Western Conference. Può essere, ma la concorrenza ad Ovest è tanta e i punti interrogativi sui suoi Rockets rimangono.
Sarà comunque una delle tante storie interessanti della prossima stagione, che non vediamo l’ora inizi.