NBA: Houston Rockets, di nuovo antagonisti dei Warriors?

Rinascita completata. O quasi, un passo per volta. Del resto la regular season rappresenta la prima tappa del percorso che porta al sogno delle Finals.

Eppure Houston c’è. È ufficialmente tornata, e con questa squadra è più che lecito sognare. Da penultimi nella combattuta Western Conference a terzi con un parziale da grande squadra (41-25). La vittoria contro i vicini Mavericks (93-94) è la ciliegina sulla torta di un periodo d’oro che non accenna a fermarsi: 8 vittorie consecutive nelle ultime 10 partite giocate dal team di mister Mike D’Antoni, musica per i fan dei Rockets, incubo per gli avversari. La squadra è ritrovata ed è pronta a spaventare l’Ovest e la lega intera, in vista dei sempre più imminenti playoff.

DALLE STALLE ALLE STELLE

L’anno scorso Houston chiuse al primo posto a Ovest. Lo straordinario percorso in regular season (65-17) spianò la strada a una trionfale cavalcata verso le finali di Conference contro gli “invincibili” Warriors. I Rockets portarono la serie a gara 7, in cui non bastò un grande James Harden (32 punti, 12 rimbalzi e 6 assist, MVP della serata) per accedere alle Finals. Ciononostante il team texano s’impose come una franchigia ai massimi livelli, tanto spettacolare quanto temibile.
Alla luce delle premesse pervenute dalla scorsa stagione le aspettative su Houston per quest’anno erano altissime. L’inizio della season non soltanto è stato sottotono, ma quasi imbarazzante, considerato il valore del team. Il calvario degli infortuni ha colpito la squadra di D’Antoni, in particolare Chris Paul (ha saltato un terzo degli incontri fin qui) e Clint Capela, elementi essenziali nel quintetto di Houston. Non sono bastati i 32 match consecutivi oltre 30 punti del “barba” per togliersi di dosso quel penultimo posto a Ovest. Il 9 dicembre, dopo il derby texano perso contro i Mavericks per 107-104, i Rockets erano sul parziale di 11-14.

Ma nel momento più buio si è accesa la miccia dell’orgoglio e della riscossa. L’andamento di questi mesi ha dell’incredibile: 29 vittorie in 40 partite giocare, meglio dei rivali di Oakland (Golden State ha raccolto 27 vittorie in 38 partite da quella data). Secondi solo a Milwaukee che ha ottenuto l’80% delle vittorie (32 su 40 giocate), superate le “superpotenze” dell’Est, Boston e Toronto.
Il periodo negativo è ormai superato. Il morale è alle stelle in vista dei playoff e mister D’Antoni non può che sorridere nell’allenare una delle squadre più forti e in forma della lega, veri rivali insieme a Denver al trono dell’Ovest, su cui da anni siedono gli Warriors.

SALUTE RITROVATA

La rinascita dei Rockets passa per alcuni fattori chiave. In primis il ritorno dei big, Chris Paul e Clint Capela.
L’assenza dei due giocatori ha fatto soffrire non poco Houston in difesa. Nonostante le straordinarie prestazioni di Harden (ritmo in questa regular season da MVP) la squadra non ha saputo sopperire efficacemente alle mancanze. Da qui il periodo negativo di inizio stagione. Ma il recupero di CP3 e dello svizzero la squadra texana ha ritrovato un equilibrio difensivo che ha rappresentato la base del successo “made in Rockets”. La squadra di D’Antoni, del resto, con loro tre in campo non ha (quasi) mai sbagliato un colpo: 63 delle ultime 75 gare in cui hanno figurato, infatti, sono state vinte. Un ritmo da record, oltre che naturalmente da titolo.

 

Senza dimenticare l’apporto di giocatori essenziali come Eric Gordon. La guardia da Indianapolis, nel successo contro Golden State di poche settimane fa, ha sopperito alla grande all’assenza del “barba” (a causa del torcicollo), con 25 punti all’attivo.
Per non parlare poi della vera stella di questa squadra. James Harden, del resto, è l’anima dei Rockets sempre più affamati di titolo. La sua stagione è più che straordinaria: da dicembre in poi, infatti, il “barba” non ha mai chiuso un mese sotto i 36 punti di media (col picco a gennaio, con una media di 44 punti), 36.3 dall’inizio dell’anno. Il tutto accompagnato da una media fin qui di 6.5 rimbalzi e 7.5 assist. Un “one man show” totale il suo, trascinandosi letteralmente sulle spalle le sorti della squadra.
Un atteggiamento, il suo, che ha dato origine a un botta e risposta fra il campione di Houston e la leggenda di Los Angeles Kobe Bryant, che ne ha criticato l’egocentrismo in campo:

 

Non è certo segnando così tanto che si vincono titoli.

Il messaggio era chiaro: meno individualismo e più spirito e giocate al servizio della squadra. Non si è fatta attendere la risposta di James:

“Bryant ha ragione, però è il nostro unico modo per rimanere a galla”.

Parole da leader vero le sue, andandosi ad assumere tutte le responsabilità sulle sorti sue e dei compagni. Una responsabilità guadagnata a suon di giocate spettacolari e ben riposta, vista la forma e la classifica attuale. Nel segno di voler essere più che “semplici” protagonisti ai prossimi playoff.