NBA: I Raptors versione Kawhi stanno funzionando

Toronto Raptors

Us against the World

Questa la celebre frase con cui la tifoseria canadese si rapportava qualche tempo fa a stampa e supporters rivali. E dando un’occhiata all’attuale standing dei Toronto Raptors (primi ad est con 23-9), sembra proprio che quelle semplici parole, oltre a racchiudere tutto il sentimento di una tifoseria così accesa, descrivano il momento che la franchigia sta ora attraversando. Una lotta contro l’intera lega. Una lotta contro loro stessi.

Cinque stagioni con un record superiore al 50%, tre sopra le 50 vittorie e conseguente passaggio di almeno un turno ai playoff. Insomma, il gruppo della scorsa stagione è stato il migliore della breve storia dei Raptors, ma allo stesso tempo tutti si sono perfettamente resi conto che oltre una finale di conference non si poteva andare o, per dirla in modo mitologicamente interessante, la franchigia non riusciva a superare le Colonne d’Ercole rappresentate dalle spalle di LeBron James. Quindi, in una delle Off Season più calde degli ultimi anni, il Re per la prima volta ad ovest e ricostruzione in corso a Toronto: DeRozan out, Leonard in. Ironia della sorte solo nell’estate in cui James cambia conference, azzerando così le possibilità di incrociarsi in post-season, i Raptors si ritrovano tra le mani l’ex Spurs. Non è una novità che i Raptors necessitino di una squadra dal successo sicuro in Regular Season e capace di superare la tanto agognata final conference. Sarà questa la nuova faccia della franchigia per gli anni a venire? Ma soprattutto, sarà sufficiente Leonard per raggiungere quell’upgrade tanto richiesto dalla stessa franchigia?

LOWRY: AVERLO IN CAMPO EQUIVALE A VINCERE

Perno della squadra, giocatore cardine, leader indiscusso e volto di un’intera città. Se Ujiri non ha rischiato la rifondazione nelle stagioni precedenti è solo per lui. Il GM della franchigia canadese sapeva esattamente che non sarebbe mai riuscito a ritrovarsi in tempi brevi con un giocatore del livello di Lowry. Nella scorsa stagione con lui in campo i Raptors battevano gli avversari di 8.2 punti su 100 possessi, mentre quando era fuori crollavano a un mero 0.9 punti per 100 possessi. Averlo campo o meno risultava quindi decisivo e per la squadra di Toronto significava vincere o perdere. Decisivo in qualsiasi lato del campo, potendo segnare sia andando a canestro che tirando da otto metri su qualunque cambio la squadra avversaria faccia su di lui, il play-maker da Villanova rimane un élite quando si tratta di letture nel pick’n’roll.

Qui l’intelligenza sta nel rallentare la propria corsa verso il canestro, portando a sé Brook Lopez e Bledsoe per servire Ibaka libero.

Insomma Lowry garantisce tutta una dimensione difficilmente difendibile per i sistemi avversari. Il numero 7 dispone di un arsenale abbastanza ricco e variegato da poter guidare un attacco NBA anche da solo: tra tiri dal palleggio, scarico si penetrazione e affidabilità dalla lunga distanza (33% quest’anno finora, 40% lo scorso).

LEONARD: RISCHIO CALCOLATO?

Partiamo dal presupposto che nessuno sa con certezza se Leonard sarà sano da ora fino ad aprile per tornare ad essere uno dei primi cinque giocatori al mondo o se prenderà sul serio tutta l’intera stagione. Ma comunque andranno le cose Ujiri ha veramente poco da perdere.
I Raptors stanno chiedendo a Leonard gli straordinari e di essere il trascinatore della squadra. Niente fraintendimenti: non è che Toronto abbia una cattiva squadra, pochi leaders o difficoltà nel creare un gioco armonico, ma Nick Nurse è un allenatore all’esordio assoluto e se veramente vuole arrivare alle finali NBA dovrà avere la meglio su gente come Brett Brown, Brad Stevens e Mike Budenholzer, tre dei migliori allenatori di tutta la Eastern Conference, se non top five di tutta la lega. La scommessa di Masai ora come ora sembra funzionare in pieno e Toronto si trova per le mani uno dei migliori giocatori del pianeta, in una conference non irresistibile. L’ex San Antonio Spurs, infatti, a 24 partite giocate, vanta l’usage più alto del roster (29.2%). Molto prevedibile, visto il suo ruolo da first ball-handler della franchigia. Kawhi va a braccetto con la filosofia di Nurse: è efficace nel prendersi conclusioni, riesce ad andare al ferro con la giusta aggressione, puntare il marcatore in palleggio e a batterlo con disinvoltura; sfruttando sia il pick and roll, che uno spot up o anche dal palleggio. Diverse volte lo stesso Leonard si è trovato ad aspettare in angolo mentre Lowry inventava, assicurandosi che un difensore fosse sempre e costantemente su di lui, e l’ex Spurs, dopo aver ricevuto a difesa già mossa, penetrasse in area, attaccare un difensore in closeout o addirittura tirasse da oltre l’arco.

L’eleganza con cui si libera della marcatura di Batum, l’efficacia e la pulizia della conclusione. 

COME STANNO GIOCANDO ADESSO I RAPTORS?

L’idea di Nurse è sicuramente quella di replicare quanto di buono gli stessi Raptors hanno fatto vedere l’anno scorso e, se Leonard dovesse rimanere sano, i risultati dovrebbero teoricamente essere migliori di quelli della precedente Regular Season. Ma non c’è solo lui. La franchigia canadese ha visto anche l’arrivo di Danny Green. E non c’è dubbio che il trittico formato da lui, O.G. Anunoby e il 2 ex Spurs è in grado di marcare tutti gli esterni della lega in uno contro uno. Un esempio la vittoria ai danni di Golden State.
Se contiamo anche Siakam e Anonuby, Toronto, poi, dispone di difensori tenaci, in grado di contenere avversari di diverse taglie e in grado di scambiarsi istantaneamente di marcatura, oltre che fornire una difesa in transizione senza pari.
La chiave di volta di questi Toronto è la seguente: punire i quintetti piccoli avversari, marcandoli fino alla morte e neutralizzandoli; giocare continui pick and roll tra i loro migliori due giocatori (Lowry e Leonard) e spaziare il campo con altri 3&D.

I Raptors sono molto profondi ed estremamente versatili, e se Masai ha deciso di giocarsi tutto in questa stagione, un motivo pur ci sarà. Ancora non è chiaro il futuro Leonard, se rimanere in Canada, dove potrebbe diventare la pietra miliare della franchigia o migrare verso lidi più caldi, un esempio lampante L.A. In attesa che questo dubbio venga risolto, non ci resta che continuare a guardare questi Raptors che, partita dopo partita, si stanno confermando sempre i più primi ad est.

 

 

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