NBA: il futuro passa per Memphis e per Morant

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L’ottimo posizionamento a ovest, dentro le otto per la postseason e dietro solamente le favorite e più attrezzate Dallas e Houston nella Southwest Division, rappresenta il bilancio più che positivo dei giovani e rinnovati Grizzlies 2019/2020! Il giro di boa è passato e nel momento in cui scriviamo il team viene da una striscia di 8-2, giocando un basket straordinariamente dinamico che diverte e fa divertire, ma soprattutto vincente, a discapito di un’ovviamente ingenua fase difensiva, dovuta più che altro all’indisciplina che porta l’età media degli uomini di punta. Da metà dicembre i 118.5 punti per game sono infatti il best in business, al pari del record 16-8, nel quale emerge la rapidità a puntare il ferro avversario, caratteristica studiata e preventivata ad inizio anno dal nuovo coach Taylor Jenkins e novità assoluta qui a Memphis, dove a differenza del passato si sfrutta perciò l’atletismo e il ritmo dei fiammanti leader in rosa per ottenere più controllo palla: il PACE da ultimo di lega è oggi a ridosso dei primi tre e permette così di bypassare un Off Rtg mediocre (19mo) ed essere invece una corazzata Top Eight per realizzazioni a partita (113.5)!

Idee chiare fin da subito

La ricostruzione alla quale andare incontro dalle parti di Tennessee dopo le fruttuose stagioni a firma Conley/Gasol lasciava ben sperare, anche se il rendimento qualitativo e costante di profili impulsivi dava le maggiori perplessità: dubbi come detto spazzati via dalle ottime e continue performance delle new entry, che a parte un assestamento “anagrafico” iniziale hanno conquistato fiducia nei propri mezzi gara dopo gara! Scegliere Ja Morant da vice Zion ha rappresentato il bingo tanto augurato da Wexler e soci, in primis perché ha permesso di “liberarsi” del vecchio play e storica bandiera guadagnando scambi convenienti e poi perché con la seconda scelta assoluta da Murray State si è potuto imbastire il poc’anzi accennato gioco fatto di velocità e possessi, col quale spremere al massimo le peculiarità dei numerosi diamanti grezzi a roster. Missione compiuta visto che il funambolico direttore d’orchestra sta performando senza paure referenziali grazie alle briglia sciolte concessegli dal capo allenatore, alle quali si affiancano benissimo i talenti cristallini di Brandon Clarke, Grayson Allen e De’Anthony Melton, i primi due giunti assieme a Crowder nella trade Conley, mentre la crescita e progressione di Dillon Brooks e soprattutto Jaren Jackson Jr mette letteralmente paura e concede ai Grizzlies il più forte Big Three Under 24 dell’intero panorama NBA.

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Josh Jackson, in mezzo a tanto splendore, si sta viceversa facendo le ossa – più che altro psicologicamente – in G-League, con risultati speranzosi ed è prossimo perciò al rientro! Importante la conferma di Jonas Valanciunas, ormai una garanzia alla ottava tornata e punto di forza a difesa del pitturato, nonché anello di congiunzione tra vecchio e nuovo, lui da sempre pregevole rim protector dalla mano calda, in calo logicamente nelle stoppate causa l’inedita lestezza a recuperare posizione, ma ancora fondamentale per la doppia cifra punti/rimbalzi! Oltre all’icona Mike, unico in difficoltà a Utah, e a parte Dorsey, scommessa abbandonata, nessun rimpianto stanno suscitando le dipartite di Bradley, Wright e Justin Holiday, con la sostituzione dei quali si è sgonfiato il cap di una cinquantina di milioni. Il rischio era dunque calcolato e le idee chiare fin da subito, chiudere cioè un’epoca fatta di lentezza e staticità offensiva (ultimi per PPG) a fronte di maggior copertura degli spot in retroguardia (106.1 Def Rat), per aprirne un’altra con la quale liberare i propri cavalli di razza da obblighi e responsabilità e costruire qualcosa di futuristico: Memphis invece è già una realtà nel presente!

La coppia che fa sognare

Nessuno avrebbe immaginato che la legacy Conley/Gasol sarebbe stata sostituita istantaneamente da una nuova combo che promette scintille! Morant e Jackson Jr sembrano nati per giocare insieme e se il primo appare tuttora completo e tecnicamente arrivato, il secondo ci ricorda l’adone greco di qualche anno fa e le progressioni quotidiane sul parquet ci permettono di pronosticarlo dominatore dei tempi a venire! Già nello scorso torneo infatti diede a vedere doti difensive inestimabili, sia sotto canestro (1.6 blk) che nella marcatura sul perimetro, cambiando inoltre più ruoli durante l’anno; adesso, al contrario, sta sfruttando la presenza di Valanciunas a centro area e l’abilità del nuovo socio nello scaricare fuori dall’arco, tirando perciò con delle percentuali spaziali da tre (con l’highlight di 9 triple in un match, primato per un 20enne) nonostante i 4.1 tentativi in più e a parte uno stile – anch’esso similare al The Greek Freak – abbastanza macchinoso! Tra le peculiarità di Jackson Jr vanno aggiunte la creazione costante di azione spalle a canestro in post passo, l’esplosività in isolamento e la stazza perentoria da bloccante in pick and roll, il tutto su un fisico ancora da aggiustare e un’eleganza al tiro da affinare e rendere più celere.

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Morant è semplicemente il rookie of the year finora e non solo perché Williamson ha marcato visita, ma per il carattere col quale si è sobbarcato l’onere di (ri)portare appeal in un luogo mai ricco di hype e per la mentalità che ha immesso nei compagni anche più maturi, pena qualche distrazione difensiva e un elevato numero di turnover, difetti da perdonare anche perché perfezionabili. I quasi 18 punti a incontro, i 7 assist abbondanti e più del 30% dei possessi testimoniano l’indiscussa leadership del 20enne da South Carolina: numeri spaventosi al debutto! Le ripartenze e la fisicità per assaltare in penetrazione il canestro lo appaiano inoltre ai vari Brogdon, Oladipo e Westbrook, imitandoli nella capacità di liberare palla per l’esterno (8.6 ast/36 minuti) e nella forza sovrumana per attaccare e schiacciare il ferro nonostante la stazza, ma superandoli in percentuali da fuori (.391). Con lui, oltre a Jackson Jr, ogni componente dei Grizzlies può ricavare tanto dalla sua destrezza in pick and roll, sia nei lob o assist da ricevere come bloccante che attendendo lo scarico nel perimetro!

I tesoretti da far fruttare

Per assaltare definitivamente la postseason Memphis può giocarsi sempre il tesoretto Iguodala, separato dentro casa e attrattiva principale verso contender in cerca dell’ultimo scoop per completare il proprio roster, portando benefici economici e non nel gruppo di Jenkins, con Wexler ad escludere ipotesi buy out e aprire finestre per Dallas e Lakers, senza però concedere sconti. L’eccezionale stagione lungo il fiume Mississippi potrebbe in aggiunta spingere questi ultimi – a caccia di un tiratore esperto e affidabile – a puntare un profilo alla Crowder, oggi attendibile pure da marcatore top forward e riscopertosi assist man, sacrificabile qui ora per non perderlo poi in free agency a fine torneo e ricavare un ulteriore entità che faccia al gioco dei Grizzlies, un play creator meno stazionario di Jae sebbene inferiore per costanza. Le voci di trade che riguardano Kuzma ai Kings in cambio di Bogdanovic fanno pensare all’ala giallo viola come elemento per intavolare una trattativa.

Se andassero a buon fine tali negoziati Memphis completerebbe uno strepitoso successo dirigenziale, iniziato in off season con la pulizia completa e il ringiovanimento del gruppo, proseguito poi in un presente solido col quale giocarsela alla pari con chiunque e infine lasciando intendere all’intero sistema basket che il futuro passa da queste parti!