NBA: la compagnia per l’anello 2022

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Un anello per domarli, un anello per trovarli, un anello per ghermirli e nel buio incatenarli.
Con l’inizio della preseason NBA è ufficialmente terminata la parentesi estiva del mercato e dei free agent. Nonostante le querelle di Simmons e Wall siano ancora in divenire, la compagnia dell’anello è pronta ad un viaggio verso le Finals, traguardo ampio quasi come il Monte Fato narrato da Tolkien. Ed è rifacendoci ai protagonisti della saga riprodotta sugli schermi da Peter Jackson, che andiamo a presentare la prossima NBA in stile BDP.

Di sicuro si parte dai “portatori” dell’anello, ossia i Milwaukee Bucks che vorranno provare a confermarsi dopo la splendida cavalcata dello scorso anno. Per un PJ Tucker che esce dal giro, il ritorno in rotazione post infortunio di DiVincenzo e le addizioni di Grayson Allen – finalmente in un contesto vincente – e di George Hill lasciano intatte le ambizioni di conferma. Il viaggio è lungo e periglioso, ma i portatori dell’anello sono forti.

D’altro canto, però, servirà una grande forza di volontà perchè gli eserciti di Mordor sono pronti a dar battaglia. Tutti in nero, agguerriti dopo lo scorso anno, i Brooklyn Nets han imparato la lezione dello scorso anno e han usato l’estate per cementare quelle convinzioni che sono mancate nel momento clou dello scorso anno. Griffin al 100% della forma è un altro giocatore, di Durant, Irving e Harden neanche ci si sta a parlare e con James Johnson e Patty Mills ad allungare la rotazione si può andare lontano. A Isengard, sulla costa ovest si fa per dire, Lakers di nuovo in formato big three con Russel Westbrook che va a dare manforte a LeBron James ed Anthony Davis. Dalle fauci degli orchi compaiono o riappaiono Dwight Howard e Carmelo Anthony, per una squadra che sulla carta non parte sotto con nessuna.

Quali gli eroi da cui aspettarsi qualcosa? Mai sottovalutare i nani, assidui lavoratori. Phoenix Suns e Miami Heat rispondono appieno a questa definizione, con roster di buon livello che hanno nel teamworking la loro prima e più importante dote, ma che spesso peccano di superbia quando sono vicini all’obiettivo. In Florida la squadra è stata puntellata a dovere con Lowry, Tucker e Markieff Morris, che si uniscono al ritorno in campo di Oladipo e al terzetto non male di Jimmy Butler, Adebayo e Herro. In Arizona invece le cose sono rimaste immutate nel tempo, con pochi ritocchi alla squadra che a colpi di ascia si è accaparrata il diritto di giocare le finals lo scorso anno. Da vedere come Shamet e JaVale McGee si integreranno nel sistema di Monty Williams.

E gli Elfi stanno a guardare? Squadre costruite con grande perimetralità e arroccate su lunghi tosti e con piedi veloci. Se per citare gli elfi di Gran Burrone il paragone più semplice è con gli Utah Jazz che ha scelto la saggezza cestistica di Rudy Gay e Hassan Whiteside per rimpiazzare i partenti, lasciando ancora il gruppo in mano alla coppia Conley-Mitchell, gli elfi del Reame Boscoso devoti a Lady Galadriel possono ben essere associati a Philadelphia e Denver. I 76ers possono tutto così come implodere, se e quando si deciderà dell’esilio di Ben Simmons. Embiid ha già fatto sentire la sua voce e si riparte da lui, punto. Il resto è un mistero. Altra faccenda quella in casa Nuggets, dove Jokic è la vera certezza e il resto è un vero e proprio guazzabuglio nevrotico, tra un Murray non adeguatamente sostituito e un Porter jr a cui è stato dato un contratto oneroso che ora deve meritarsi sul campo.

Gli uomini, che spesso cedono alla tentazione hanno più diverse estrazioni. Per Gondor, arroccati sulle proprie posizioni, troviamo Atlanta e New York. Gli Hawks han stupito in post season ma confermarsi non sarà facile, mentre la squadra di Thibodeau ha mantenuto gli stessi veterani aggiungendo il soldato di ritorno a casa Kemba Walker. Per Rohan invece Clippers e Dallas. I losangelini che non avranno per moltissimo tempo Leonard sono una squadra ancora tutta da scoprire, mentre per i texani molto passerà da Doncic, come sempre, ma anche e soprattutto dal se e quando il supporting cast dello sloveno sarà chiamato a dare manforte.

Il ritorno del re? A Golden State ci si aspetta una grande stagione, perchè Steph + Klay + Draymond sono sinonimo di garanzia e Wiseman con Kuminga e Moddy sono giovani interessanti. Iguodala porta di nuovo la sua esperienza e Otto Porter dalla panchina può essere un crack. A patto però che le tante chiacchiere sul no vax Wiggins non spezzino la spada del guerriero dall’interno.

Hobbit avventurosi, di quelli che partirebbero per un viaggio straordinario ne abbiamo parecchi. Dai Boston della coppia Brown-Tatum (con poco altro intorno) agli Charlotte Hornets che scelgono la continuità che – fino agli infortuni – aveva garantito successi la scorsa stagione. Da seguire i Pelicans, che se daranno continuità tecnica al proprio roster potrebbero essere la mina vagante della stagione, così come i Sacramento Kings, ostici e agnostici nel loro modo di fare e disfare le squadre. Quest’anno però, si parte da un buon roster e tante possibilità.

Tra gli Urukai di coloro che han grande forza e comunque si trovano dalla parte sbagliata della barricata, possiamo annoverare la Portland dello scontentissimo Lillard, attorniato da un brutto ambiente e con più di qualche velleità di addio, cosi come i Grizzlies che han fatto carte false per prendersi Zaire Williams da far maturare vicino a Morant e Jackson. Washington proverà a ripartire dopo gli innesti arrivati da Los Angeles e Detroit batterà un colpo per richiamare attenzione, anche grazie a Cunningham.

Tra gli Hobbit che vedremo solo al compleanno di Bilbo Baggins tutte la altre, con Indiana e San Antonio che ripartono da zero o quasi con roster nuovi di zecca, Minnesota, Toronto e Chicago con buone speranze ma poche premesse, e Cleveland, Okc, Houston e Orlando che si contenderanno la maglia nera della lega per il peggior record.