NBA: la nuova vita di Nicolò Melli ai Dallas Mavericks

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Nicolò Melli
Sito ufficiale Dallas Mavericks

Quando ci si muove alla trade deadline il confine che separa il colpo di genio da una cantonata è sottile. Dallas non è né la squadra perfetta, né un ambiente perfetto in cui chi ha voglia di rivalsa possa affermarsi, eppure il team di Carlisle sembra aver fatto bingo. Non solo perché Porzingis è finalmente recuperato e può imbastire le premesse di quel dynamic duo con Doncic che non abbiamo mai visto, ma anche perché ha saputo prendere due giocatori di sistema che sono puro ossigeno. Questi Mavs sanno correre e sono una di quelle squadre rognose e difficili da battere, specie se in giornata. È così che parte la rincorsa dei ragazzi in canotta blu ad un sesto posto distante ancora qualche partita, ma che vorrebbe dire evitare il play-in e che potrebbe essere più facile raggiungerlo se Redick e Melli sono arte integrante della truppa.

SCETTICISMO TEXANO

Era stato messo sotto naftalina in quel di New Orleans da coach Van Gundy, che di rapporto con gli italiani non ne ha granchè, ma dal suo passaggio in Texas Nicolò Melli appare un giocatore trasformato. Troppo presto si è data per finita la sua carriera NBA e gli si è messa una valigia di ritorno in mano, ma il lungo da Reggio Emilia aveva piani ben diversi e il modo di interpretare la nuova avventura sta a dimostrarlo appieno. Bocciato sulle prime dalla stampa locale, che lo ha paragonato a un corpo estraneo che serviva solo a bilanciare la trade, la risposta non si è fatta attendere con i fatti. Sono 5 gare, condite da 5 vittorie, di cui 4 in trasferta e Melli ha griffato ognuno di questi allori con una giocata, un canestro o una difesa che han dovuto far ricredere tutti, primo fra tutti Brad Townsend, che ha pubblicamente chiesto scusa su Twitter per le sue affermazioni dubbiose sul lungo italiano. Si dice che spesso il salumiere lucri sul mettere sulla bilancia quell’etto in più, per poi affermare sardonicamente un Che faccio lascio ?
In questo caso, i tifosi dei Mavs possono lasciar correre e godersi il sapore di un lungo che è duttile e polivalente, sia quando è chiamato a stare al fianco di Porzingis da numero 5, sia quando può avere carta bianca al tiro giocando in posizione di power forward, con Kleber a sgomitare in vernice. La possibilità di impiegarlo sui due spot interni è la chiave di volta che piace a coach Carlisle. Non solo un giocatore da catch and shoot, ma anche e soprattutto un giocatore che sgomita in difesa, cattura rimbalzi e dimostra di sopperire con talento e astuzia a un gap fisico e atletico dei pari ruolo americani. Non è un caso che abbia giocato 32 minuti, massimo da quando è in Texas, proprio nella serata in cui il canestro non vedeva mai il canestro (0/7), anche e soprattutto perché contribuisce a limitare Gobert, Bogdanovic e O’Neale in vernice. Un acuto nella fase difensiva che avviene nella sfida contro Utah regina dell’Ovest ingarbugliato, che gli vale “la cintura” per i colpi dati e subiti, ma anche e soprattutto attestati di stima da Doncic e Hardaway jr.

FIDUCIA RITROVATA

Che a Dallas si fidino degli europei è dimostrato dal fatto che le due superstar vengano da Slovenia e Lettonia, ma anche e soprattutto che il passato è stato Dirk, che è quanto di più lontano dal prototipo del lungo americano che schiaccia e fa spettacolo. Carlisle può dirsi pienamente soddisfatto dell’acquisizione dell’ex Fenerbahce, che è essenziale in uscita dalla panchina per dare fiato a un Porzingis alla ricerca della forma migliore, ma anche e soprattutto come valida alternativa tattica a Maxi Kleber, specie quando il tedesco viene un po’ battezzato dagli avversari. La quantità del lavoro portato da Melli al gioco dei Mavs è testimoniata anche e soprattutto dai numeri “dentro” la partita, con un rapporto plus/minus sempre in positivo e con tale dato che prescinde dai punti portati a casa o dalle percentuali dal campo. Impatto è la parola giusta per testimoniare il cambio di prospettive che ha dato Nic a Dallas, fiducia è invece il key point di quello che la truppa texana ha fatto per lui. Fin dalla prima a Oklahoma City, non gli è stata data solo l’opportunità di mostrare di avere talento. Compagni e staff, fin dagli inizi, hanno cercato di integrarlo nel gruppo e sentir parlare le lingue slave o romanze del vecchio continente, ha fatto sì che il lungo di Reggio Emilia non solo desse il meglio di sé, ma si dimostrasse addirittura migliorato rispetto alla parentesi di New Orleans, in cui comunque aveva saputo farsi apprezzare anche da uno come Zion. Nei 28 minuti contro Washington, la consacrazione arriva a premiare le prime tre buone prestazioni: al di là del 4/4 dal campo, della tripla dall’angolo che diventa il suo marchio di fabbrica e di un sontuoso +22 nel +/- che lo rendono indiscusso protagonista del successo 109-87 in casa Wizards. È la sua capacità di essere coeso ai compagni, di essere a suo agio nella sua nuova squadra che stupisce, sia in situazioni di pick, sia anche in una gestione di spaziature che libera praterie per Doncic e Hardaway. Un lavoro che davvero lo rende simile a Porzingis, che tanto è mancato nella prima parte di stagione a Dallas.

Nicolò Melli (Twitter Italbasket)

ITALIANOOOOOOO! (Doncic cit.)

Quando devono parlare di lui, di Reggio Emilia, gli americani fanno davvero fatica. Citano Bologna, Parma e Verona, come se Reggio Emilia fosse in quelle vicinanze, prima o poi la si trova, ma qualsiasi altra cosa dicano o scrivano, Melli ha dimostrato ancora una volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere un giocatore NBA di livello, capace di fare il lavoro che vedi nel referto ma anche e soprattutto quel lavoro oscuro e sporco che serve a vincere le partite. Se è vero che un qualsiasi talento ha bisogno sempre e comunque del giusto habitat per poter crescere e sbocciare, la “rinascita” di Melli sotto il sole del Texas è lo specchio di una NBA in cui non sempre chi ha i mezzi riesce ad esprimersi. Ed è in questa la dote differenziale di Nic: la fame di voler essere un protagonista, di non sentirsi arrivato, di volersi migliorare e di non cercare strade facili. Dopo Milano ha ricostruito il suo gioco e la sua carriera e si è issato ai vertici europei, dal Bamberg al Fenerbahce, a testa alta e con coraggio. Non è (ancora) il giocatore che cambia i destini di una franchigia, ma è quel fit perfetto che qualsiasi squadra cerca per poter avere una certezza su cui costruire. Un punto fermo che ora Doncic per primo sa coccolarsi, con quel suo modo goliardico di dire “Italianooo”  che è l’immagine del risultato compiuto, della vittoria.