NBA: la stoccata di Embiid ad Harden “Non è più quello dei Rockets”

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Trust the process. Il mantra che tanto è stato ripetuto in questi anni a Philadelphia sta assumendo i contorni di una maledizione. Se da un lato Joel Embiid è diventato infatti una delle stelle più luminose nel panorama NBA, altrettanto non si può dire dei 76ers. A niente sono serviti gli sforzi di Daryl Morey per costruire un roster che potesse vincere subito, a niente è servito l’arrivo in panchina di Doc Rivers. Il risultato rimane lo stesso degli anni scorsi: eliminazione alle semifinali di conference. Ed ora i mugugni iniziano a farsi sentire sempre di più.

Prima di inoltrarci nelle polemiche, è doveroso però ribadire un concetto chiave. All’inizio di questa serie, i Sixers non partivano certo come favoriti. Gli Heat visti quest’anno sono una belva feroce dalle cui grinfie è molto difficile liberarsi. A maggior ragione con il proprio miglior giocatore, Joel Embiid, fuori per le prime due gare. Il perno centrale del roster, nonché uno dei maggiori candidati ad MVP della regular season. Un insieme di fattori che rendeva Philadelphia quasi sconfitta in partenza agli albori di questa serie. Soltanto il ritorno in campo del camerunense (comunque non al 100%) ha dato le forze, anche solo mentali, ai suoi compagni di provare a ribaltare i pronostici.Nonostante questa doverosa premessa, quello che si è visto in campo non può soddisfare i tifosi.

La squadra è sembrata troppo passiva per tutta la serie, quasi in balia degli eventi, e i comprimari non hanno saputo minimamente reggere il peso delle partite giocate. Harris e Maxey si sono fatti sentire solo a fasi alterne, mentre Harden è riuscito a prendere in mano le redini della squadra solamente in gara-3. Troppo poco per un giocatore che doveva essere la pedina fondamentale per riportare l’anello a Philadelphia. Risulta ormai evidente che l’ex Brooklyn Nets non è più il giocatore che eravamo abituati a conoscere, soprattutto dal punto di vista fisico. E il suo calo si è fatto ulteriormente notare nella catastrofica gara-6 di stanotte: 11 punti, 4 rimbalzi, 9 assist e 4 palle perse. Una prestazione che ha portato molti a puntare il dito contro di lui. In primis il compagno di squadra che tanto sembrava averlo voluto al suo fianco.

Ai microfoni subito dopo la sconfitta si è presentato un Joel Embiid affranto. I Sixers in una gara da dentro o fuori hanno opposto una strenua resistenza, sembrando fuori dai giochi già dal terzo quarto. Il camerunense ha fatto quello che poteva, dopo aver giocato quattro partite in otto giorni in condizioni decisamente precarie. Al contrario dei compagni, che sono apparsi in confusione totale. O, forse, non erano all’altezza. Embiid questa ipotesi non l’ha accantonata, ma anzi ha dato qualche dubbio alla dirigenza su cui ragionare.

Arrivati a questo punto, non è più il caso di guardare al front office o ai coach. E’ ora di guardare ai giocatori, e forse non siamo abbastanza bravi.

Subito dopo, non poteva mancare la domanda che mettesse Embiid con le spalle al muro. Come anticipato precedentemente, l’arrivo di Harden alla trade deadline non ha portato i benefici previsti, e questa gara-6 insinua ancora più timori sulla bontà dell’operazione. A domanda posta sulla sua prestazione e poca aggressività, il centro ha risposto così.

Quando è arrivato qui, tutti si aspettavano di vedere l’Harden di Houston, ma lui non è più quel giocatore. Oggi è una point guard. In generale, e parlo di me, di Tobias, di Tyrese e dei ragazzi dalla panchina, penso avremmo potuto essere più aggressivi.

Parole velate, ma neanche troppo. Forse Embiid ha voluto alludere al fatto che oggi Harden non sia più un realizzatore ma un playmaker, e che quindi sia ingiusto aspettarsi 40 punti ogni notte da lui. Ciononostante, queste dichiarazioni fanno riflettere e suonano quasi più come una stoccata. Chissà che il centro dei Sixers non avrebbe preferito giocare questa serie al fianco di un giocatore che decisivo lo è stato davvero. Un giocatore che Philadelphia aveva in mano, ma che ha preferito tradare per puntare su Tobias Harris.

Lo stesso Embiid non lo ha nascosto nel dopo partita: un giocatore come Jimmy Butler sarebbe stato oro colato per questi Sixers. Soprattutto dal punto di vista mentale, che sembra essere il fattore chiave che manca alla squadra. Tre anni dopo la famosa trade, ad avere ragione è stato l’attuale giocatore degli Heat. Chissà che, tra qualche tempo, non ci troveremo a dire la stessa cosa di un certo Ben Simmons…