NBA, Lakers: il contributo dei giocatori “low cost” alla corsa al titolo

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Lakers
Credits: Lakers Facebook

Per un totale di $9.62 milioni Rob Pelinka si è assicurato le performance di quattro giocatori che, oggi, si stanno rivelando centrali nella corsa al titolo NBA 2019/20 dei Los Angeles Lakers.
Oltre ai $2.75 milioni dati a Caruso e gli $1.75 milioni versati a Markieff Morris a febbraio, i Lakers hanno deciso di pagare $2.56 milioni Rajon Rondo e Dwight Howard con quest’ultimo che, viste le ultime stagioni con poche luci e molte ombre, ha inizialmente firmato un contratto non garantito.

Rajon Rondo

Sappiamo tutti che esistono due tipi di Rajon Rondo: quello di stagione regolare, che farebbe imbestialire anche il più calmo dei tifosi, e il cosiddetto “Playoff Rondo“, ovvero quel giocatore che alza vertiginosamente il proprio livello e la propria efficienza durante la post-season.
Rondo in questi playoff sta viaggiando con il miglior offensive rating della carriera (116), tirando un clamoroso 17/43 da tre punti (39.5%) in circa 25 minuti di gioco. È chiaro che la pericolosità da dietro l’arco sia un elemento cruciale anche e soprattutto in queste Finals, con la zona di Miami che oltre a doversi preoccupare delle sue abilità da passatore è stata costretta a guardare con un occhio di riguardo anche il tiro dell’ex Celtics.
Del resto, dell’abilità di passaggio, tutti ne sono a conoscenza: Rondo sta viaggiando a 6.9 assist a partita, che si traducono in 13.6 assist per 100 possessi, primissimo tra i giocatori con almeno 2 partite disputate ai playoff.

Markieff Morris

La serie contro i Rockets, invece, ha consentito a Vogel di fare la seconda scoperta interessante di questi playoff, ovvero quella di Markieff Morris, che fino a quel momento non aveva brillato nella bolla e che non aveva inciso nel primo turno contro i Blazers.
Proprio in contemporanea con lo slump (che dura da tutti i playoff) di Kuzma, Morris ha iniziato a segnare con continuità da tre punti (spesso imbeccato da Rondo), contribuendo al “gentlemen sweep” rifilato ai Rockets e diventando punto fermo nel quintetto con cui i Lakers rientravano in campo nel terzo quarto per tutta la serie, nella quale ha tenuto un offensive rating di 122.7 e un defensive rating di 101.0. Non male per una firma avvenuta a febbraio e che certo nessuno si aspettava potesse spostare gli equilibri di una serie playoff. Morris attualmente viaggia a 11/26 da tre punti nelle Finals, con un numero di tentativi realizzati più alto di qualunque altro giocatore della serie.

Credits: Lakers Facebook

Dwight Howard

Dopo Morris, nelle finali di Conference, è un altro giocatore a diventare importante nell’economia della serie contro i Nuggets: quell’Howard che non ha visto il campo contro i Rockets è stato decisivo nella gara-4  soprattutto grazie al lavoro a rimbalzo e, più in generale, ha giocato un ruolo tutt’altro che marginale nella marcatura di Nikola Jokic, portandolo per larghi tratti di gioco fuori dalla partita con problemi di falli, soprattutto nelle prime due gare della serie.
Serie che, lo stesso Howard, ha poi concluso con un offensive rating di 133 e un defensive rating di 110, per un net rating di 23, a testimonianza dell’impatto avuto nelle cinque partite di finali di Conference.

Credits: Lakers Facebook

Alex Caruso

A differenza dei primi tre, non c’è un vero e proprio momento in cui Alex Caruso è salito alla ribalta. La chiave del numero 4 giallo-viola è la continuità e l’efficienza (soprattutto difensiva) garantita anche con uno usage molto basso (13%).
Sebbene Caruso viaggi con un defensive rating non straordinario di 109, va sottolineato come sia tutta la squadra a beneficiare difensivamente della sua presenza in campo: oltre ad avere messo a segno 21 rubate e 11 stoppate (due, spettacolari nella gara-4 del secondo turno contro i Rockets), con AC4 in campo i Lakers hanno 104.4 di defensive rating, che sale a 110.4 quando la point-guard da Texax A&M è in panchina.

 

Davide nasce a Pavia il 27/02/1993. La sua personale folgorazione sulla via di Damasco avviene in tenera età grazie alle giocate di Kobe Bryant e Manu Ginobili. Laureato in Economics, finance & international integration all'Università di Pavia, si è sempre definito tifoso Lakers e interista per autolesionismo. La frase che secondo lui raccoglie più di tutte l'essenza della pallacanestro è "Ball don't lie", tanto da decidere di tatuarsela addosso.

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