NBA, LeBron James: “Dovrebbero licenziare chi ha inventato il play-in”

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LeBron

La regular season NBA è giunta alla fase conclusiva, non mancano troppe partire per definire integralmente la griglia di squadre che si daranno battaglia nei playoff 2021. Tuttavia, al termine della RS accorciata a 72 partite di quest’anno, come già in parte visto nella bolla, si dovrà attendere ancora qualche match prima di conoscere tutte e sedici le partecipanti alla post-season. Sì, perché la NBA ha deciso di riproporre, con qualche cambiamento, il formato del play-in tournament, già proposto in quel di Disney World seppur in modalità diverse, per assegnare gli ultimi due posti ai PO per ciascuna Conference. Sostanzialmente, per capire di che si tratta in breve, nel play-in saranno coinvolte le franchigie che, sia ad Est che ad Ovest, chiuderanno la stagione regolare con le seed dalla #7 alla #10. In pratica, si inizia con una gara secca tra la settima e l’ottava, in cui la vincente si salva dal dover disputare ulteriori partite. Nel frattempo, si sfidano la nona e la decima, sempre in match unico, che consentirà di sperare ancora a chi vince, mentre a chi perde spetta l’accesso alla Draft Lottery. Infine, per l’ottava piazza si sfidano la perdente tra le migliori e la vincente tra le peggiori, con in palio l’ultimo accesso alla strada verso l’anello. Di questo format si è parlato tanto in diversi termini, ma la botta più pesante come rilievo e criticità dei toni è arrivata niente meno che da LeBron James. Il re, conferenza stampa, non ha utilizzato giri di parole per dire la sua sul format adottato dalla lega di cui è campione in carica, esprimendosi così sul play-in.

Chiunque abbia ideato quella mer*a dovrebbe essere licenziato.

Delle parole forti che hanno trovato spazio e clamore su diversi titoli, ma che probabilmente vanno contestualizzate. Difatti, il virgolettato, riportato un po’ ovunque, arriva dai microfoni del post-gara della partita persa dai Lakers contro dei Raptors sicuramente non irresistibili. Un match quanto mai difficile per i gialloviola di LA, che intanto hanno dovuto far fronte ad una ricaduta del problema alla caviglia dello stesso King James, out per il finale di partita. Inoltre, la truppa di Vogel ha un record di 3-7 nelle ultime dieci uscite, che li ha spinti minacciosamente verso la settima posizione sopracitata, nonostante il rientro di Davis e quello di LeBron, durato però il tempo di una polemica. Per l’appunto, i LAL hanno adesso un bilancio parziale di 36 vittorie e 28 sconfitte, che li appaia dalla quinta alla settima posizione con Portland e Dallas. Come se non bastasse, i californiani hanno un calendario piuttosto proibitivo in un momento del genere (dovranno sicuramente tornare a fare a meno di LeBron), visto che nel giro di una settimana incontreranno Nuggets, Clippers, Trail-Blazers (scontro direttissimo), Suns e i sorprendenti Knicks. 

Questo il background dietro lo sfogo di LeBron, che tra le preoccupazioni per la caviglia e quelle per il rendimento della squadra senza di lui, non ha esitato a criticare quel qualcosa che potrebbe portare più di qualche noia ai campioni NBA 2019-20. Sicuramente, le parole dell’ultimo MVP delle Finals sono fortemente influenzate dall’eventualità di doverlo giocare il play-in, rischiando una non-qualificazione che avrebbe del clamoroso, o comunque un impegno extra in vista del primo turno di playoff. Non a caso, recentemente anche Luka Doncic ha espresso il proprio disappunto verso l’idea dello “spareggio” e i Mavericks si trovano nella stessa situazione di classifica dei Lakers. Ma anche Draymond Green, a cui, insieme ai suoi Warriors al momento decimi, il play-in farebbe comodo, si è detto irritato e non motivato al pensiero di disputare quest’ultimo. Ovviamente, c’è anche chi la pensa diversamente, come coach Thibodeau o tantissimi addetti ai lavori a cui non dispiacerebbe qualche battaglia da win or go home prima della parte migliore della stagione.

Ad ogni modo, chi la pensa come LeBron, crede sia una follia vanificare lo sforzo di un’intera stagione, sì accorciata, ma in cui si disputano comunque 72 partite (con una off-season durata solo 71 giorni), per due sconfitte consecutive a giochi conclusi. Dall’altra parte, si reputa opportuno aggiungere un po’ di pepe ad un’annata particolare, che non ha brillato per intensità generale (complici pure i numerosissimi infortuni), giocando tre partite dall’alta posta in palio e agonismo assicurato. Probabilmente, è vero che un formato del genere è stato più adeguato ad una stagione (poco) regolare come la scorsa, in cui erano state le percentuali di vittorie a stabilire i vari piazzamenti. Però, se i Lakers finissero nell’inferno del play-in, potrebbero approfittarne per “scegliersi” l’avversario ai playoff, evitando Clippers e Nuggets, finendo contro una tra Jazz e Suns. Ma, ovviamente, si tratta solo di insulsa ironia, da non far assolutamente leggere a LeBron James e la sua competitività…