NBA: Lillard, la difesa Celtics, dominio Rockets e Bucks

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Lillard

Dopo tre upset su quattro partite nella prima notte di playoff NBA, le squadre di casa si comportano meglio tenendo il servizio e indirizzando la serie.

FINALMENTE I CELTICS?

Il primo tempo da soli 38 punti realizzati è stato un vero e proprio manifesto di tutte le difficoltà biancoverdi di questa stagione. L’incapacità di creare attacco ad eccezion fatta di Marcus Morris è sembrata incredibile, concedendo il fronte anche a dei Pacers giunti con la cattiveria dei giorni migliori. Il terzo quarto però è un bungee jumping senza corda per la truppa di McMillan, che segna la miseria di otto punti non riuscendo mai a battere l’uomo in palleggio per creare attacco, così i Celtics non solo raggiungono la parità in apertura, ma si concedono anche il lusso di piazzare il parziale che si rivelerà decisivo. Indiana gioca con voglia e applicazione, ma nel secondo tempo la mancanza di Victor Oladipo si è sentita in maniera evidente quando gli esterni di Stevens hanno alzato il tono fisico della difesa impedendo a Bogdanovic qualsiasi soluzione e cedendo agli altri il dubbio privilegio di creare qualcosa. Ne è nato un secondo tempo tutto in discesa per i biancoverdi che hanno ritrovato anche un Irving con voglia di sporcarsi le mani, autore di due difese notevoli e qualche canestro per chiudere definitivamente il match.

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LILLARD FERMA LA MALEDIZIONE

I Portland Trail Blazers, dopo dieci sconfitte consecutive ai playoff interrompono la striscia e si aggiudicano gara 1 contro gli Oklahoma City Thunder nel segno di Damian Lillard ed Enes Kanter. Il turco è brutalizzato in certi momenti sul pick and roll avversario, ma dall’altra parte fa pagare pesantemente la sua presenza a rimbalzo siglando a 18 il suo career high nei playoff e arpionando tutti i palloni decisivi nel quarto periodo. A chiudere i conti nel finale è Damian Lillard che prima ha scavato il solco nel primo quarto con le sue triple e con la stessa arma, da almeno otto metri, ha riportato i suoi a +4 quando Paul George aveva appena firmato il -1 spaventando il Moda Center. I Thunder tirano 5-33 da tre punti e nonostante questo erano riusciti a giocarsi una partita a un possesso di distanza negli ultimi due minuti. La medaglia può avere due facce, ma di certo la mancanza di tiro perimetrale di OKC sarà un grosso punto di domanda su cui i Blazers speculeranno e se anche Paul George faticherà a trovare ritmo come è successo questa sera (ha dichiarato di aver tirato ieri per la prima volta dopo la partita contro Houston per il noto problema alla spalla), le speranze di Donovan si affievoliscono sempre di più.

TROPPO GIANNIS SENZA BLAKE

I Pistons non solo si presentano come la peggior underdog di questo primo turno, ma in gara uno devono fare a meno anche di Blake Griffin. Il risultato è facilmente desumibile: i Bucks iniziano con il sangue agli occhi e piazzano subito un parziale tramortente, dove Antetokounmpo spadroneggia e i tiratori perimetrali di Budenholzer non sbagliano un colpo. Alla prima pausa è già 38-18, a quella lunga è 70-43 in una partita che è già scivolata via dopo 24 minuti. Nel secondo tempo c’è tempo per la skywalk in contropiede di Giannis che stacca dalla linea del tiro libero e l’espulsione di Andre Drummond per un duro fallo proprio sul greco. C’è davvero poco altro da segnalare in una non competitiva simile.

HARDEN E IL CAST DI SUPPORTO: JAZZ AL PALO

James Harden guida la NBA con 9.6 punti nel quarto di apertura in questa stagione e anche in questa gara uno setta il tono subito con 12 punti nella prima frazione. I Jazz sembrano frastornati e incapaci di reagire, così Houston tiene un comodo vantaggio. La reazione arriva parzialmente nel terzo quarto con qualche soluzione che riporta in gioco gli uomini di Snyder, ma è evidentemente un fuoco di paglia perché Harden, House e Gordon crivellano incessantemente la retina da lontano sancendo un ultimo quarto che non ha più storia portando diverso garbage time in un primo episodio dominato dai padroni di casa.