NBA: lo strano caso di Bradley Beal

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Bradley Beal
Grafica di H3ml0ck

Si è conclusa al cospetto degli Heat la fantasmagorica striscia di 21 incontri con almeno 25 punti siglati: inizia così il nostro pezzo sulla stagione di Bradley Beal, nettamente la migliore di una grande carriera da top scorer e outstanding performer, che però, a causa dei ragionamenti che stiamo per fare, rischia di rimanere uno strano caso isolato, che potrebbe perciò portare l’ancora 26enne da St. Louis ad essere oggi e in futuro un diamante grezzo che predica nel deserto, e costringere per di più il team verso il quale è ormai icona a tentare una ripartenza proprio senza i suoi servigi.

Statistiche da dominatore assoluto

L’assenza perdurante di John Wall, con il quale i mediocri Wizards odierni avrebbero probabilmente recitato un ruolo non marginale, qualitativo e predisposto per un facile accesso alla postseason, ha ceduto lo scettro di unico violino alla guardia da Florida, che ha così potuto liberare ancor di più il suo ineguagliabile talento, senza perciò dover portare alla causa responsabilità di successo o vittoria, giocando a mente libera e cercando a fine anno di lasciare in dote qualcosa di positivo da trasbordare nei tempi a venire. I 36 minuti per game, eff rating a 23.0, usage 33.7 e il 24.7% dei canestri totali a tinte Washington danno l’idea del nostro discorso, che ampliamo sottolineando l’abilità del ragazzo a portarsi dietro pure inediti giovani prospetti del calibro di Thomas Bryant e soprattutto il rookie Rui Hachimura. Adesso anche questi sono profili sui quali imbastire il futuro, rendendo inoltre un giocatore da sempre inesploso come Davis Bertans una certezza nel parquet, grazie alla consueta mano gentile e all’insolita capacità di movimento, susseguente la liberazione dagli ortodossi diktat di Pop che ne avevano intrappolato il genio in zona Alamo.

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L’eccellenza di Beal nell’uscire dai blocchi e la lettura del pick and roll per la transizione o assistenza genera dei moti continui che riescono ad estrapolare tiri dalla lunga molto facili per il cecchino ex Spurs e danno all’attacco Wizards numerose possibilità, portando i bianco-rosso-blu ad essere una nicchia in prolificità ed efficienza! A livello personale Bradley guarda dal basso unicamente il Barba texano per punti a partita, primo per attempt, sesto tra i big per percentuale sui liberi e quinto per minutaggio. Quello che impressiona di più è come detto l’ottima predisposizione sulle assistenze (22mo NBA) in un team al contrario poco qualitativo, per merito dell’accennato ottimo spot movement dei suoi nuovi soci offensivi – purtroppo però pigri nell’altra metà campo – e di statistiche rilevanti sui possessi, che lo elevano al career high di 6.1 passaggi, ma ne peggiorano l’entità difensiva nei rimbalzi e recuperate. In proporzione ai maggiori tentativi è dignitosa anche la quantità di palle perse e spaventosa quella sulle percentuali da due o dall’arco (46 e 35%), mentre un paio di settimane fa ha addirittura raggiunto Kobe (2007) dopo aver segnato in back to back più di 50 punti.

Leadership e carattere da vincente

Il prolungamento di contratto firmato mesi or sono qui nella capitale ha dato una ventata di ottimismo e di ossigeno a tutto l’ambiente, accentuando se possibile ancor di più la spiccata verve da condottiero che Beal ha sviluppato e che spesso lo ha portato ad affrontare a muso duro compagni, avversari e persino establishment societario. Pure in questa tornata Bradley si è confermato tale, utilizzando bastone e carota a seconda dei casi, ribadendo però a mo’ di mantra la frase “felice di essere rimasto” e guadagnandosi perciò, specialmente per la tigna con la quale si esibisce e affianca un roster privo di margini progressivi e sfiancato da molteplici infortuni, i galloni da leader supremo.

Dopo la sconfitta a Chicago di gennaio la strigliata è arrivata nella rocker room prima, per la scarsa abnegazione nei momenti decisivi, e nelle stanze di comando poi, forse perché in quei periodi e a trade ancora aperte un tentativo disperato per raddrizzare la baracca esisteva, al pari della convinzione di sfruttare nel presente e non solo in futuro i quality player Hachimura, Bryant e Bertans! È toccato poi a coach Brooks dover sbollire i suoi spiriti nella debacle difensiva a Toronto, mentre gli sfoghi mediatici contro arbitri e All Star per la mancata convocazione sono stati entrambi fatti per difendere a spada tratta la propria franchigia, messa a suo dire alla gogna perchè perdente e causa dunque della sua poca protezione ed esclusione dalla gara delle stelle, a differenza di Middleton, Lowry o Simmons, invece aiutati da primati positivi.

Wizards per sempre?

Le mosse ortodosse del passato per far tornare i conti, successive al maxi accordo con Wall, hanno portato il club nella situazione attuale, dipendere cioè completamente dalle due superstar, isolandoli da altri attaccanti performanti, lasciati andare nelle free agency o scambiati in trade per recuperare liquidità e spazio salariale (Porter, Morris, Gortat, Oubre e Bojan Bogdanovic fra tutti) e affidarsi a jolly pescati nei Draft (il solo Hachimura) o a elementi da rivalutare, Bertans e Thomas i due casi agli antipodi: troppo poco per pensare a un futuro luminoso! La prosecuzione biennale a 72 milioni per Beal è un segnale di continuità per l’ambiente e verso il generoso ragazzo, spesso prodigo di elogi nei confronti della fanbase capitolina e voglioso di concludere la sua esperienza a Washington con la propria maglia appesa al Capital One.

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Nessuno però può non notare come alla scadenza contrattuale Bradley avrà ancora tanto da dare, a differenza magari di Wall, UFA nel 2023 a 33 anni e quindi con un mercato ovviamente più spoglio; soprattutto una volta terminato il decennio a tinte Wizards, si troverebbe nella condizione di siglare un rinnovo mai visto prima, mettendo perciò il club e se stesso nella dubbiosa circostanza di proseguire a vita senza obiettivi reali, successivi ad un anno sabbatico (questo) e con il venturo condizionato sicuramente dal rientro incerto del partner in crime, per colpa di infortuni catastrofici. Realizzabile dunque anche l’ipotesi di lasciare briglie sciolte a uno straordinario giocatore del genere, ora e nel campionato a venire, senza obblighi di affermazioni e riuscite, facendo però aumentare ancora di più il già elevato hype che si porta dietro e consentirgli di competere in un team da vertice che avrà, quando sarà, liquidità sufficiente per affidargli le redini del proprio gioco. Sarebbe una beffa per chi ha dato tutto con questa maglia, ma altrettanto grottesco risulterebbe se un campione di tale caratura non avesse più la possibilità di lottare per la vetta, ciò che per qualità, mentalità e leadership ha ampiamente dimostrato in carriera!

Per ora quello di Beal è uno strano caso, più unico che raro, nel quale un One Man Show continua a predicare nel deserto, danzando nell’aria e facendo sognare milioni di tifosi, senza però avere la benchè minima possibilità di contendere qualcosa di importante e duraturo!