NBA: l’ora più buia per i Los Angeles Lakers

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Totale fallimento. Non si può definire in altro modo la stagione dei Los Angeles Lakers. La squadra di Lebron James partiva come candidata all’anello all’inizio della stagione 2021/22, ma il campo ha dato tutt’altro risultato. Senza nessun tipo di clemenza, si potrebbe anche aggiungere. Sì, perché l’annata purple and gold è stato uno dei punti più bassi raggiunti dalla franchigia nella sua storia recente. Non tanto dal punto di vista del mero risultato, ma quanto per le aspettative che intorno alla squadra erano state create. Una pressione non da poco, ma che è abitudine per chi è abituato a giocare sotto i riflettori del fu Staples Center. Soprattutto se il nome di questi giocatori corrisponde a Lebron James, Russel Westbrook, Anthony Davis e via dicendo.

Il peccato originale di questa stagione si può trovare sicuramente nella costruzione del roster in offseason. Un puzzle composto da figurine che in campo non hanno saputo creare un sistema. Il risultato è stato disastroso:11° posto nella Western Conference e playoff non raggiunti. Lebron James ha giocato una delle sue migliori stagioni in carriera dal punto di vista numerico, senza però mai riuscire a prendere in mano le sorti dei compagni. Anthony Davis ha passato quasi tutta la stagione ai box per via di un fisico che, per molti, sembra ormai troppo fragile per permettergli di essere il giocatore dominante visto nei playoff 2020. Russell Westbrook non si è mai inserito davvero messo al servizio della squadra, risultando la maggior parte delle volte più un fattore negativo che positivo.

Il primo a dover fare le spese di tutto ciò è stato però Frank Vogel. I Lakers hanno ufficialmente esonerato il coach nella giornata di ieri, come riportato da Adrian Wojnarowski. Le colpe dell’ex Magic sono state soprattutto quelle di non aver mai trovato la quadra giusta per dare un risvolto positivo alla stagione. Sicuramente Vogel avrebbe potuto osare di più, cercando di dare un’anima alla squadra. Ma, in fin dei conti, la colpa maggiore non sembra essere la sua. Il roster affidatogli in estate non rispecchiava minimamente i suoi standard difensivi. Gli infortuni non gli hanno mai permesso di dare continuità alle proprie lineup. Nonostante questo, come spesso accade, il primo a pagare le conseguenze del disastro è stato lui. Vogel, per giunta, lo ha scoperto soltanto in conferenza stampa, senza nessuna comunicazione previa della società.

Una caduta di stile non da poco da parte della società, che ha trattato senza rispetto l’allenatore che ha riportato l’anello a Los Angeles dopo dieci anni. Tutto ciò a dimostrazione di una situazione che probabilmente, nel corso dei mesi, è andata sempre più surriscaldandosi. Le parole di ieri di Russell Westbrook non fanno altro che confermarlo. Il playmaker, durante la stagione, avrebbe avuto diversi diverbi con il coach. A maggior ragione in quelle partite in cui l’ex Wizards è dovuto rimanere in panchina nei minuti finali. Una decisione che al giocatore non è mai davvero andata giù.

Non avevo mai avuto problemi con un mio allenatore. Non so con certezza quale fosse il suo problema con me. Da quando sono arrivato qui, non ho mai sentito davvero la possibilità di giocare nel modo in cui avevo bisogno per aiutare questa squadra.

Parole che, ancora una volta, suonano più come un’accusa che un’ammissione di colpa. Westbrook sicuramente non è stato messo nelle condizioni migliori per esprimersi, ma allo stesso tempo non si è mai prodigato per venire incontro alle reali esigenze della squadra.