NBA, Miami: ecco i fattori del “fenomeno Heat”

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39-43. Questo il rapporto vittorie-sconfitte dei Miami Heat la scorsa stagione, un risultato che è valso alla franchigia della Florida il decimo posto a Est. Tanti i rimpianti, su tutti i mancati Playoff, a coronamento dell’ennesima stagione di ricostruzione, per questa squadra.

Un trend, quello dello scorso anno, diametralmente opposto all’andamento di questa regular season. La vittoria ai danni di Indiana corona il buon momento della squadra, in linea con la straordinaria campagna condotta da Miami fin qui (27-10). Il terzo posto a Est, davanti ai campioni in carica di Toronto e alla pericolosa incognita Philadelphia, è figlio di una serie di fattori che stanno rendendo possibile la rinascita di una squadra capace di vincere 3 titoli nel giro di 7 annate (dal 2006 al 2013).

LARGO AI GIOVANI!

La forza della stagione di Miami sta, in primis, nella sorpresa data dall’apporto delle nuove leve. Si considerino, in primis, Kendrick Nunn e Duncan Robinson. Nonostante i dubbi intorno alla loro giovane età, il giovane duo ha fin da subito mostrato qualità e potenziale non indifferenti, fin dagli incontri dell’ultima Summer League.

Squalifiche e infortuni di squadra, poi, hanno giocato a loro favore, coi due a figurare nel quartetto base degli Heat in 32 delle 37 partite fin qui disputate dalla franchigia di Miami (da sottolineare, in particolare, la titolarità di Kendrick Nunn in tutte le partite fin dalla prima palla a due). Con una media stagionale, fin qui, di 15.5 punti, 2.9 rimbalzi e 3.7 assist le aspettative intorno al play di Chicago sono state ampiamente superate in questa prima parte di stagione, col titolo di  “rookie of the year” nel mirino della sua stagione. Tra l’altro, ad oggi, è stato eletto per due volte consecutive miglior giovane della Eastern Conference.

Per quel che concerne invece Duncan Robinson, dopo un primo anno a Miami vissuto nell’anonimato, questa stagione ha esordito come shooting guard, mantenendo una media realizzativa più che positiva (11.8 fin qui, con una percentuale al tiro da 3 di 45.6%, il migliore di Miami, e ai liberi del 96%). Da non dimenticare, poi, il prezioso apporto dato finora da Tyler Herro. L’ex Kentucky, al suo primo anno in NBA a soli 19 anni, sta già dimostrando personalità come pochi, prendendosi prezioso minutaggio in una squadra che crede come poche nel valore delle nuove leve.

LA CRESCITA DI ADEBAYO

L’addio di Hassan Whiteside verso Portland sembrava poter ridimensionare, in negativo, l’assetto tattico di Miami. Non c’è dubbio, tuttavia, che la squadra abbia complessivamente giovato dalla sua cessione, con un giocatore su tutti ad approfittarne. La crescita di Bam Adebayo, del resto, è sorprendente in questa stagione. Il centro di Miami ha su tutti deciso l’ultimo incontro con Indiana, con 18 punti e 9 rimbalzi nel suo score personale. In fase offensiva è secondo, al momento, per assist effettuati (4.7 di media), dietro solamente a Jokic. I movimenti dei compagni gli danno la possibilità di godere di ampio spazio, sia per l’iniziativa personale, sia per il passaggio, fattore nel quale sta brillando.

L’aspetto che ha maggiormente sorpreso fin qui, tuttavia, è la sua crescita nella fase di non possesso. La versatilità mostrata nel suo modo di stare sul parquet lo rende un giocatore onnipresente in fase difensiva, essenziale per il gioco di Miami.

LA LEADERSHIP DI JIMMY BUTLER

Come ultimo aspetto, non certamente per importanza, si colloca la leadership di Jimmy Butler. Non c’è alcun dubbio sul fatto che il passaggio a Miami abbia giovato alla sua carriera, trovando la dimensione ideale nella quale potersi esprimere al meglio. I suoi numeri, fin qui, stanno convincendo gli scettici (20.4 punti, 6.9 rimbalzi e 6.6 assist di media fin qui, oltre che alle 2.1 palle rubate per partita), soprattutto i piani alti della franchigia della Florida che hanno deciso di reimpostare la squadra attorno a lui.

Quando Butler scende in campo, la marcia degli Heat cambia in positivo, sia in attacco che in difesa. Tutto sta essenzialmente nel carisma posto sul parquet in ogni partita. Fattore evincibile, tra l’altro, nell’incontro con Indiana, col giocatore in aperta polemica con TJ Warren. da una potenziale azzuffata, sfiorata nel bel mezzo del terzo quarto, allo scambio di provocazioni successivo, coi baci di Butler indirizzati all’ala di Indiana mentre veniva espulsa per doppio tecnico.

Non è mancata, tra l’altro, la polemica social in vista del prossimo incontro coi Pacers.

Nonostante alcuni atteggiamenti, nel complesso, rivedibili, non c’è dubbio che il carisma di Butler sia in grado di creare un’unità di gruppo che sta alla base del successo, avendo legato con molti giocatori, soprattutto con le nuove, giovani leve. Il suo rapporto, dentro e fuori dal campo, con Bam Adebayo ha permesso la creazione di una coppia sinergica ed efficace, con entrambi i giocatori come potenziali All Star per la stagione.

 

Stefano nasce il 19/11/1996 a Vigevano, vicino Milano. E' Studente di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Sin da piccolo coltiva la grande passione per il giornalismo, in particolare quello sportivo, per il calcio, il basket e lo sport più in generale. Il suo sogno è quello di trasformare tutto ciò in un lavoro.

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