NBA, Miami Heat: non solo Butler dietro la partenza lanciata

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Miami Heat
Credits: Twitter Miami Heat

Che i Miami Heat stessero provando a riordinare i pezzi dopo la mancata qualificazione ai playoff dell’anno scorso è parso chiaro fin da subito quando oltre alla firma di un top NBA come Jimmy Butler hanno deciso di cedere Hassan Whiteside che, a detta di tutti, era principale causa dei problemi in spogliatoio per la squadra di Spoelstra.
Ciò che probabilmente non ci si aspettava era una partenza come quella avuta dagli stessi Heat, che con un record di 10-3 occupano attualmente la terza posizione nella Eastern Conference alle spalle della corazzata Bucks e dei Celtics, risultando la miglior squadra della Lega per percentuale dal campo (47.9%), la terza per percentuale da tre punti (38.4%) e la quarta per defensive rating (101.2 punti concessi su 100 possessi agli avversari). Quali sono dunque le chiavi di questo inizio dirompente della franchigia che fu di Wade?
ROOKIES

Jimmy Buckets…

Le redini della squadra sono state prese sia difensivamente che offensivamente da chi ci si aspettava, ovvero quel Jimmy Butler che, dopo aver saltato le prime tre gare della stagione per infortunio, sta facendo registrare grandi cifre nelle voci statistiche più significative: oltre al primo posto nella lega per recuperi a partita (2.8) e al terzo posto tra le ali per assist (7.2, davanti a lui solo Doncic e LeBron), grazie a un offensive rating di 110 e un defensive rating di 99.8, l’ex Philadelphia si piazza all’undicesimo posto tra i giocatori con più di 30 minuti giocati a gara per un minimo di 9 gare per net rating (10.2), dietro a giocatori come LeBron James, Leonard e Giannis tra gli altri. Tra le prove di Jimmy Buckets si segnala il season high di 34 punti (di cui 30 nel primo tempo) segnato nella vittoria in casa dei Phoenix Suns, una squadra che, sempre a proposito di sorprese, è tuttora tra le più calde della lega.

…e molto altro

Detto di Butler e dell’impatto positivo avuto sulla sua nuova squadra, una grossa fetta di merito per questa partenza lanciata dei Miami Heat va attribuita ai due rookies Tyler Herro e Kendrick Nunn, arrivati rispettivamente via 13esima scelta al draft e via free agency. Herro si è rivelato fin da subito un eccellente tiratore spot up soprattutto quando riceve fuori dalla linea dei tre punti, dove in situazione di catch and shoot tira il 50% (14/28), e con le recenti prestazioni tra cui il career high da 25 punti nella partita vinta con Atlanta ha dimostrato come l’inserire il suo nome tra i candidati al premio di rookie dell’anno non sia un’idea così strampalata.

Kendrick Nunn, che forse addirittura più di Herro merita di partecipare alla corsa per il premio di cui sopra, è sicuramente qualcosa di totalmente inaspettato alla vigilia e, se dovesse continuare a tenere questo livello di gioco, si candiderebbe a diventare protagonista di una delle migliori stagioni da rookie della storia tra i giocatori rimasti “undrafted”. L’ex giocatore dei Santa Cruz Warriors, infatti, dopo aver chiuso la propria carriera collegiale a Oakland University non è stato scelto al draft 2017, finendo così in G-League prima di trovare il contratto durante questa offseason con i Miami Heat, che gli hanno offerto  un contratto da 3 milioni in tre anni parzialmente garantito, portandosi a casa quello che attualmente è il secondo realizzatore tra i rookies con 17.8 punti a partita (meglio fa solo Ja Morant), che già in sei partite su tredici ha superato quota venti punti, come capitato all’esordio in NBA (24) e nella vittoria contro gli Hawks (28), diventando così il miglior realizzatore della storia nelle prime cinque partite in NBA tra i giocatori “undrafted”, superato solo da gente come Kevin Durant e Jerry Stackhouse se si includono anche i rookies scelti nei draft degli ultimi 25 anni.

Le “honorable mentions” da fare sarebbero molti, a partire da Bam Adebayo che sta viaggiando in doppia-doppia di media e che qualcuno di noi ha pronosticato come potenziale candidato per il “most improved player of the year”, senza dimenticare Goran Dragic e Justise Winslow, ormai veterani del gruppo e chiamati a guidare la truppa di coach Eric Spoelstra verso ambizioni di post-season che vista la partenza a razzo e la solidità messa in campo possono non sembrare così lontani.