NBA, Milwaukee: i Bucks 2.0 sono ormai una realtà

Bucks

È cambiato il mondo a Milwaukee. Lo dicono le 51 vittorie stagionali, che pongono la squadra del Wisconsin attualmente al primo posto in NBA, e lo dicono le statistiche.
L’arrivo di Mike Budenholzer da Atlanta ha radicalmente cambiato la cultura e lo stile di gioco della squadra, molto più moderno ed efficace.
Tutto ciò, unito alla crescita di Antetokounmpo, in lotta per il titolo di MVP della stagione, e ad un roster profondo e moderno in termini di caratteristiche, fa dei Bucks una delle nuove forze nascenti della Eastern Conference e dell’intera NBA, alla conquista del trono a cui Golden State, prima o poi, abdicherà.

POLI OPPOSTI

Come anticipato pocanzi, i Bucks sono una squadra agli antipodi rispetto a quella vista nelle stagioni precedenti sotto Jason Kidd.
I due dati che balzano maggiormente all’occhio sono quelli relativi al tiro da tre e al pace, i due capisaldi della NBA moderna. La squadra di Budenholzer è seconda dietro agli inarrivabili Rockets per tiri da tre presi a partita, ben 38. La percentuale di conversione non è granché, solo 35%, buono per il 18esimo posto in NBA. Comunque sia, è un bel salto per i Bucks, rispetto al 24esimo posto dello scorso anno (neanche 25 tiri da tre presi a partita) e anche della stagione ’16-’17 (quando addirittura i tiri erano anche meno, 23.7).
Ci sono vari esempi che illustrano come Milwaukee abbia abbracciato in pieno la rivoluzione ormai in atto da svariati anni in NBA, ma quello migliore è probabilmente Brook Lopez. È ormai noto il caso del centro ex Nets e Lakers, che nei primi otto anni di carriera ha tentato 31 triple, fino ad arrivare alle 387 del suo nono anno (la stagione precedente erano state 14) e alle 435 attuali (and counting…).
BroLo ormai spara senza paura da oltre l’arco, ma è quando la tua squadra disegna uno schema appositamente creato per farti prendere una conclusione che capisci di aver fatto un bello step in avanti:

Giannis sull’esterno riceve il blocco di Middleton che poi taglia in area, attirando l’attenzione di Myles Turner che aiuta per prevenire un canestro comodo del giocatore dei Bucks. Così facendo, però, si allontana ancora di più da Lopez, che riceve un blocco (proprio su Turner) da Bledsoe, esce oltre l’arco e segna la tripla che inaugura la partita.

Milwaukee si conferma una squadra temibile in transizione, situazione di gioco che sfrutta nel 21.3% dei casi (seconda in NBA ad un niente dai Kings). Già lo scorso anno era in vetta grazie allo strapotere fisico di Giannis, che trasforma ogni contropiede in una schiacciata o in un fallo subito. Da quest’anno, i giocatori sono incentivati anche alla ricerca del tiro da tre in contropiede, e l’acquisizione di un giocatore come Mirotic (liberatosi dai Pelicans via buyout) ne è un’ulteriore conferma.

L’ex Bulls prende il rimbalzo, si lancia in contropiede e spara la tripla pur senza compagni sotto il ferro pronti a raccogliere un eventuale rimbalzo. Non un buon tiro, ma questo è Mirotic. Il nazionale spagnolo è già primo in squadra per offensive rating (115 punti) e quando è in campo i suoi tirano con il 38% abbondante, dato che, se parametrato alla classifica generale, li porrebbe al terzo posto in NBA.

L’altro dato che certifica il cambio di rotta di Milwaukee è, come anticipato, il pace. Quest’anno i Bucks sono sesti per possessi su 48 minuti (oltre 103), contro i 97 dello scorso anno (20esimi) e i 95 di quella precedente (26esimi). Per la prima volta da quando Giannis è diventato un giocatore franchigia, attorno a lui è stata costruita una squadra in grado di accompagnarlo in campo aperto e di garantire buone spaziature sfruttando le attenzioni che le difese avversarie gli riservano ogni sera. Ciò non riguarda solamente il tiro da tre, ma in generale tutti i giocatori godono di spazi extra quando Giannis è in campo, solo per il fatto di essere sul parquet:

Qui il greco blocca per Bledsoe che ha un’autostrada per penetrare a canestro: Thaddeus Young non vuole certo lasciare Giannis per aiutare su Bledsoe, che ha così vita facile nell’andare al ferro.

UN SUPPORTING CAST DI LIVELLO

Avere un giocatore come Giannis fa tutta la differenza del mondo, ma avere una squadra in grado di supportarlo è fondamentale per fare strada nei playoff. In fondo, lo scorso anno il nostro ha faticato tremendamente contro Boston, e quest’anno è atteso alla consacrazione anche nel momento clou della stagione.
In questa stagione, il numero 34 dei Bucks può contare su un altro All-Star al suo fianco, quel Khris Middleton che a fine stagione sarà free agent.
L’ex Detroit è diventato un validissimo secondo violino, per l’efficienza del suo gioco su ambo i lati del campo.
Middleton è secondo in NBA per punti per possesso segnati in isolamento (1.08) per un niente dietro solo ad un mostro come Harden (1.09); il tutto con quasi il 57% di effective field goal %, ampiamente miglior dato in NBA in questa situazione di gioco.

È anche un tiratore spot up ampiamente sopra la media (1.11 punti per possesso, nell’ottantesimo percentile di Lega).

Sia lui che Bledsoe sono due validi portatori di palla, in grado di sgravare Giannis da compiti di playmaking o direttamente sostituirlo in questo quando il ragazzo di Sepolia è a rifiatare in panchina.

Qui l’ex Clippers e Suns premia il taglio di Connaughton con un gran passaggio schiacciato a terra. In generale, i Bucks sono tra le squadre meno attive sui tagli (solo tre squadre fanno peggio di loro), ma sono allo stesso tempo super efficienti in questa situazione: i loro 1.36 punti per possesso sono il miglior dato di Lega, e Connaughton è eccellente in questo tipo di giocata.
I Bucks hanno dimostrato di essere una realtà in stagione regolare. Tra meno di un mese arriverà l’occasione, la loro prima vera occasione, per dimostrare di essere una squadra davvero da corsa anche quando le cose si faranno davvero ostiche.