NBA, Morey: “Lascio per la famiglia, l’addio di D’Antoni non c’entra”

64

Che l’off-season degli Houston Rockets sarebbe stata alquanto movimentata lo si era capito già dal 13 settembre quando, all’indomani dell’eliminazione dai Playoff e l’uscita dalla bolla, il solito tweet di Wojnarowski informa il mondo che Mike D’Antoni ha notificato alla proprietà dei Rockets di rinunciare ad essere l’allenatore della franchigia guidata da Morey per la stagione successiva. Niente di nuovo, in realtà, se si pensa che D’Antoni entrava nella stagione appena terminata con un solo anno di contratto e senza un’offerta di rinnovo sul piatto, rendendo così il lavoro dell’ex Milano molto più complesso di quanto già non lo fosse.

Ciò che probabilmente in pochi si aspettavano è il secondo tweet qui riportato, arrivato circa un mese dopo, nel quale lo stesso giornalista di ESPN annuncia che dopo l’allenatore, se ne va anche l’altro grande artefice dei Rockets di questi anni: Daryl Morey.

Scelta di cuore

In un’intervista fatta da The Athletic al proprietario dei Rockets Tilman Fertitta nella quale gli viene chiesto quali siano le reali motivazioni dietro alle dimissioni di Morey, sono riportate anche alcune dichiarazioni dell’ormai ex General Manager che fanno emergere come alla base di questa scelta sembra non esserci né l’addio di Mike D’Antoni, né il caso diplomatico generato da un suo tweet nell’ottobre 2019 in difesa della libertà di Hong Kong contro il governo cinese, quanto una scelta di volere stare vicino alla famiglia, come dichiarato dallo stesso Morey:

È stata un’avventura di 14 anni vissuta insieme alla mia famiglia, ma il mio figlio più giovane si è appena diplomato ed è nell’anno sabbatico, mia figlia è nell’anno sabbatico durante una pandemia. Sentivo che fosse il momento giusto per lasciare.
[…]
Così ho lasciato Orlando dopo l’ultima brutta sconfitta contro i Lakers, ne ho parlato con la mia famiglia e poi l’ho detto a Tilman (Fertitta).

Il tweet di Morey che ha scatenato il putiferio

Imbeccato sull’argomento, Fertitta ha raccontato come le dimissioni di Morey avessero effettivamente una motivazione famigliare e come, in fondo, non fosse del tutto sorpreso dalla scelta:

Ero sorpreso, ma non lo ero. Mi ha sempre detto di volere tornare ad Est un giorno. Significa che tornerà ad est? Non lo so, ma io e Daryl siamo sempre stati molto sinceri l’uno con l’altro, quindi ero sorpreso ma non lo ero. Sapevo che il suo ultimo figlio si era diplomato a casa e che qualcosa potesse succedere.

“Morey-ball”

Di tutta l’esperienza di Morey ai Rockets rimarranno ovviamente nella testa di tutti la trade con cui i Rockets hanno acquisito James Harden nel 2012 all’indomani della sconfitta dei Thunder nelle Finals contro Miami e l’approccio analitico con cui negli anni il roster di Houston è stato costruito, andando contro i concetti di “fisicità” e di “ruoli” fino a quel momento ben saldi per tutta la NBA. Tale approccio, infatti, ha portato i Rockets a un passo dalle Finals 2018 quando, in vantaggio 3-2 contro i Golden State Warriors, non sono riusciti a chiudere la serie anche a causa dell’infortunio patito da Chris Paul in gara-6. Quello, come dice lo stesso Morey, è stato senz’altro il punto più alto:

Certo, (l’apice) è stato l’anno in cui abbiamo quasi vinto il titolo due anni fa. Quello è il premio finale e pensavo fosse il nostro anno e probabilmente SAREBBE dovuto esserlo. Ma devi vincere 4 partite su 7 e noi non ci siamo riusciti.

Partiti general manager e allenatore, mentre il primo è stato già rimpiazzato da Rafael Stone , che per anni è stato il vice dello stesso Morey, per il secondo sono ancora in corso gli incontri con vari candidati tra cui Jeff Van Gundy e Stephen Silas, che sembrano i favoriti avendo già incontrato due volte la dirigenza di Houston. Gli altri nomi in lizza per rimpiazzare il “Baffo” sono Kenny Atkinson, John Lucas, Wes Unseld Jr e David Vanterpool.
L’unica cosa che sembra certa, come detto da Fertitta, è che Harden e Westbrook si stanno già preparando per disputare insieme la stagione 2020-21

Davide nasce a Pavia il 27/02/1993. La sua personale folgorazione sulla via di Damasco avviene in tenera età grazie alle giocate di Kobe Bryant e Manu Ginobili. Laureato in Economics, finance & international integration all'Università di Pavia, si è sempre definito tifoso Lakers e interista per autolesionismo. La frase che secondo lui raccoglie più di tutte l'essenza della pallacanestro è "Ball don't lie", tanto da decidere di tatuarsela addosso.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

*

code