NBA: la notte di Shake Milton, il nickname e il record

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Milton

Si sa che in NBA le storie e le sliding doors spesso sono difficili da comprendere e ogni tanto bisogna solo accettarle.
Durante la pausa per l’All Star Game, quando le squadre si rilassano e fanno il punto della situazione prima di buttarsi nel finale di stagione, coach Brett Brown era stato molto chiaro parlando con Shake Milton:

Non giocherai, non c’è spazio per te e non sei in rotazione.

Simmons, Richardson e Burke sarebbero stati davanti a lui nella depth chart e per questo motivo i minuti si sarebbero potuti facilmente contare: zero.
Però ogni tanto le cose succedono per un motivo e prima Simmons, poi Richardson hanno dovuto dare forfait e in diretta televisiva nazionale, contro i favoriti al titolo dei Los Angeles Clippers, Milton esplode per 39 punti con addirittura 26 nel solo primo tempo e 10-11 dal campo e 4-4 da tre punti.

Che incredibile storia è questa!

Queste le parole di Brown nel post partita, forse stupito più lui del suo giocatore per la prova incredibile. Ma per Shake, il cui nome deriva da un soprannome dato al padre ai tempi della gioventù che lui ha riadattato quando la moglie era incinta facendolo diventare il suo nome (Harris ad esempio ha scoperto pochi giorni fa che Shake è il suo vero nome), non si è trattato solo di una prestazione incredibile, ma anche di aver pareggiato addirittura un record NBA. Con i quattro canestri da lontano del primo tempo, nello spam di tre partite ha realizzato 13 triple consecutive entrando d’ufficio nel libro dei record della lega.

L’All Star Game non è stato sei o sette mesi fa. Non ne è passato neanche uno. Eppure è cambiato il mondo di Milton, forse dei Sixers, ma sicuramente della sua carriera. E ora puntare contro il destino diventa difficile anche per Brown.