NBA: “One Last Dance” Wade allontana di un anno il ritiro

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Un viaggio lungo una carriera, per un campione dallo sguardo distratto, che ha saputo prendere sulla propria schiena, in ogni suo respiro, l’intera città di Miami, dove ora sceglie di scendere in pista per l’ultima stagione della sua carriera, ancora con la maglia Heat. Dwyane Wade è uno di quei giocatori che hanno lasciato una cicatrice indelebile nella storia del gioco, perché “i guerriericome il #3 – non vivono nel passato ma solo nel presente, perchè la vita è adesso e davanti c’è solo il futuro”. Se vi diciamo che la citazione è discendente direttamente da Pat Riley, che dei Miami Heat è la mente, il corpo e l’anima, economica e non, il cerchio è chiuso a dovere.  È così che si passa dal “Call me 911” di quando era ritornato in Florida dopo il periodo a Cleveland post Chicago, al “One Last Dance” di qualche ora fa, con cui Wade ha annunciato il suo ritorno a casa. Lo fa con un video che lascia in subbuglio le emozioni, che tocca le corde giuste e dimostra che dietro i grandi atleti, al di là di grandi agenti – e Leon Rose si dimostra davvero molto capace in questa ottica – si celano uomini di grande tempra e caratura. Le parole raggiungono il loro scopo e sanno essere toccanti, come quel lungo abbraccio con Pat Riley che aveva sancito, se ancora ce ne fosse stato bisogno, una riconciliazione con tutto l’ambiente di casa Heat dopo la grande fuga.

 

WORDS CAN’T EXPRESS EMOTIONS…

Il setting è degno dei film di un certo spessore, con Dwyane che esce dall’oscurità di una stanza vuota e si racconta, senza paure, senza sofismi e con la voglia di essere chiaro. È la decisione più difficile della vita per il #3 degli Heat, che in 10 minuti ripercorre tutto il sostrato emotivo che ha accompagnato i suoi gesti, le sue vittorie, le sue cadute e, ancor di più, le sue scelte. Non solo basket, ma anche e soprattutto famiglia, umanità e valori: davanti alla telecamera non si mostra il ragazzo che ha nel proprio carniere il record di punti, assist e rubate di Miami, ma un uomo maturo e conscio dei propri limiti, fisici e umani, che giunto all’ultima tappa di 16 anni sul parquet, vuole pensare anche a chi ha potuto soffrire delle lunghe trasferte, delle ore in palestra e di un’assenza che nessun titolo può sanare.  Come è però lo stesso Wade a spiegare, anche Miami però è una parte importante della sua famiglia, con l’amico di sempre Udonis Haslem, con Erik Spoelstra, il coach che, forse anche sorpresa, è una motivazione aggiuntiva a continuare e infine la voglia di superare i propri limiti. Magari anche quelli legati a quella buona dose di statistiche che potrà rimpinguare in quest’ultima stagione. Non è un caso se Miami, in sede di preseason, avesse lasciato uno spot libero in attesa di avere quella firma, che arriverà al minimo salariale da 2.4 milioni, del suo #3.

… AND PREPARE TO FUTURE

Se si pensa ai sobborghi di Chicago dai quali ha saputo uscire indenne dai problemi di droga e criminalità che lo hanno circondato, vederlo solo come un semplice 12 volte All-star e 3 volte vincitore di un anello NBA, nel 2006 anche col premio di Mvp, appare davvero riduttivo. Perchè dietro il campione c’è una grande personalità, magari sempre ben vestita ed elegante, ma che non ha mai dimenticato la sua origine, che si è impegnato nel sociale e nel tentativo di dare a tutti la possibilità di trovare la propria strada, un passo alla volta. E quindi, prima dell’ultima “prima volta” in questo ultimo ballo sul parquet, ecco il messaggio che vuole arrivare puntuale ai cuori dei compagni:

Scriviamo la nostra storia, facciamolo con la gioia nel cuore e divertiamoci.

Sono le parole che il prodotto di Marquette dedica al suo “young team”. Una Miami in costruzione a cui l’esperienza e il carisma di D-Wade potranno sicuramente utili, a cui la coppia con Haslem potrà regalare davvero tanti aneddoti succulenti e, qualora non ne avessero abbastanza, anche un gustoso dopo partita nella pizzeria che i due hanno aperto nella città della Florida, probabilmente un primo passo della “prossima vita”.