NBA, Philadelphia 76ers: Trae Young è davvero un rebus?

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Credits: Twitter @sixers

I playoff NBA in prima serata domenicale sono sempre una manna per gli appassionati europei, specie quando il programma offre una succulentissima Gara 7, anticipata dall’interessante primo atto di una semifinale di Conference. La prima sfida tra Atlanta Hawks e Philadelphia 76ers ha anticipato i temi di una serie che potrebbe essere il primo vero banco di prova per Doc Rivers e staff. Con i “figli del processo” favoriti sulla carta, G1 è andata in un’altra direzione rispetto alle aspettative, facendo emergere dei rebus tattici e dei temi di una serie che adesso appare come per nulla scontata. Una sfida che ha evidenziato i limiti – anche e soprattutto mentali – dei Sixers e che ci ha confermato che ATL e Trae Young fanno sul serio. Il tabellone del Wells Fargo Center dice 128-124 per gli ospiti dopo il primo episodio della disputa che vale l’accesso all’ultimo ostacolo prima delle Finals. Un punteggio che non rende l’idea di ciò che è stato il match, ampiamente dominato per lunghi tratti dagli Hawks, con Phila che ha faticato a trovare il bandolo della matassa, ma che si è più volte riaperto negli istanti finali, complice un ripetuto e recidivo tentato suicidio adoperato dai ragazzi di coach McMillan – che ha fatto un ottimo lavoro su questo gruppo. Forse questo grafico sull’andamento della gara potrà rendere un po’ di più l’idea.

Credits: NBA.com

In generale, l’esito della partita delle 19:00 italiane, ovvero un matineé da ora di pranzo nella città dell’amore fraterno, ha evidenziato alcuni spunti che potranno essere ricorrenti nel proseguo della serie. Quel che è certo, è che Philadelphia dovrà necessariamente mettere in campo degli aggiustamenti e Atlanta dovrà essere brava ad adeguarsi, in quanto adesso, essendosi appropriata del fattore campo, ha il coltello dalla parte del manico. Uno su tutti, riguarda tale Rayford Trae Young, che sta facendo discretamente danno in questa post-season.

Trae Young è ufficialmente un rebus

35 punti e 10 assist, il primo giocatori degli Hawks dal 1965 a far registrare cifre del genere, che Trae fosse un talento generazionale mai visto in Georgia non lo scopriamo certo oggi. Però, dopo una serie come quella disputata contro i Knicks, questa prestazione in G1 contro una serie contender come i 76ers sa di statement game che ci conferma che Young “is forreal”, come direbbero dal suo lato dell’oceano. La quinta scelta del clamoroso Draft 2018, è ormai un rebus conclamato per le difese avversarie con il suo range di tiro infinito, unito al suo immarcabile floater game e alla sua ottima – ma ancora migliorabile – visione di gioco, un cocktail letale per il basket moderno. Ha dimostrato forse qualche limite di maturità anche in una prestazione del genere, uscendo un po’ troppo dalla partita nel secondo tempo, quando la forbice del vantaggio dei suoi si è consistentemente ampliata, ma glielo possiamo concedere. Bisogna sempre considerare che si tratta della prima playoff run della carriera, e buon per lui che ci abbia pensato un giocatore, che in Europa viveva nel clutch time, come Bogdan Bodganovic a pagare la cauzione per tutti. Ciò che, invece, sembra decisamente più preoccupante sponda Sixers, è la quasi totale assenza di un piano partita per fermare Young, che è poi la miccia che serve a mettere in modo quasi tutti gli altri componenti del roster di Atlanta, ad eccezione di Bogi e pochi altri. Sicuramente è vero che, come sottolineato in telecronaca dal duo Mamoli-Crespi, la preparazione di una serie tra due squadre che non si sono mai affrontate in precedenza avviene in corso d’opera, tuttavia, aver dato un occhio alla serie contro i Knicks avrebbe potuto aiutare… Adesso ovviamente siamo drastici, ma c’è da stupirsi per alcune (non) scelte difensive adottate su Young.

In questa deep three concessa a Trae c’è tutto il concetto appena esposto. Qui gli Hawks giocano un semplice pick&roll con Young da palleggiatore che induce al cambio di Harris, con Green che non riesce a passare sul blocco. Sul cambio Tobias Harris attende l’#11 con i piedi sulla linea dei tre punti, lasciandogli lo spazio necessario per un tiro che è nettamente nel suo bagaglio, oltre che essere addirittura uno dei suoi preferiti. Lascia perplessi anche l’espressione di Doc Rivers, che sembra accettare la scarsa aggressività dei suoi nella difesa del p&r e, anzi, appare stupito dalla classica tripla di Trae Young. Nel video precedente vediamo un altro dei grandi problemi nella difesa su Young da parte dei Sixers: Danny Green. Fa molto strano che la seconda difesa di tutta l’NBA subisca 74 punti in un tempo al secondo turno dei playoff, e fa anche molto strano che una difesa che può contare su Ben Simmons e Matisse Thybulle – due da Top 5 per il DPOY – impieghi Danny Green – prossimo ai 34 anni – sul miglior attaccante avversario. Green non ha più la reattività e la rapidità laterale di un tempo, fatica moltissimo a passare sui blocchi e a restare sugli avversari più agili di lui, gli Hawks non ci hanno messo troppo a capirlo. Qui, infatti, sfruttano un Double Drags su di lui, che non ha le gambe per tenere questa situazione e fa quello che è stato il leitmotiv della gara per ampi tratti: rincorre Trae Young.

Green è stato il giocatore dei 76ers accoppiato per più tempo con Young. Stando al tracking di NBA.com, nei 7:02 minuti di testa-a-testa tra i due, Trae ha prodotto 19 punti e 4 assist, con più del 50% dal campo e da tre, a cui ha aggiunto un 7/7 ai liberi. Un problema abbastanza evidente, a cui ha subito risposto Ben Simmons nel post-gara, candidandosi alla marcatura sul go-to-guy avversario già da Gara 2.

Lo ha fatto esponendo, però, la maggiore criticità del suo potenziale impiego su Young, l’eccessiva differenza di fisicità, che renderebbe rischiosa a livello arbitrale l’entità dei contatti tra i due. La PG degli Hawks è infatti un diavolo nel cercare e trovare contatti sia sul tiro che sul palleggio, mettendo seriamente in crisi i fischietti di tutta la lega. Eppure, la capacità di Simmons di passare sui blocchi è superiore probabilmente a qualsiasi difensore nella lega, grazie al suo atletismo. Lampi della sua efficacia in difesa su Trae, si sono già visti in G1, eccone un esempio.

Per quanto riguarda Thybulle, lui è stato più esplorato in coverage su Young, non riuscendo ad essere comunque così efficace. C’è da dire che è stata una partita in cui Mati ha trovato ritmo offensivamente soltanto a lungo andare nella partita e ciò può aver influenzato l’altra metà campo. Proprio in questo senso, la sostenibilità dell’utilizzo suo e di Simmons, andrà bilanciata dal loro impatto offensivo. Entrambi hanno trovato il proprio ruolo nel sistema di Rivers, ma se per Thybulle c’è un problema di presenza e continuità, Ben ha un grossissimo problema ai liberi, che è ben più rilevante della tiritera sul tiro dalla distanza. Dopo ieri sera siamo al 34.2%, che viene fuori da un’imbarazzante 13/38 dalla lunetta ai playoff. Non a caso, Atlanta è stata lucidissima nel finale turbolento a spendere fallo su di lui, rendendo difficile il suo impiego nei finali di gara.

L’altra faccia della medaglia, ci racconta di una difesa di Simmons determinante per mandare nel pallone i giovani di Atlanta – eccetto Bogdanovic. La sua aggressività è stata fondamentale: presente su tutti i cambi, su tutte le rotazioni, andando anche in pressione sulle rimesse da fondo campo. Staremo a vedere come si adeguerà Philly in questo senso, ma se la soluzione non sarà muovere Simmons in single coverage su Young, un’alternativa dovrà sicuramente coinvolgerlo. Magari impiegando Thybulle come primary defender, ma sfruttando la prima scelta da LSU come “battitore libero” su tutti i cambi, i raddoppi e i blitz, da portare su Trae Young col fine di paralizzare l’attacco degli Atlanta Hawks.