NBA: pregi e difetti dei Clippers nella fase calda della stagione

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Clippers
Grafica di H3ml0ck

Patrick Beverley, Kawhi Leonard, Paul George, Marcus Morris e Ivica Zubac in quintetto, Reggie Jackson, Montrezl Harrell, Landry Shamet e il più volte sesto uomo dell’anno Lou Williams in panchina: non è un dream team, ma i Los Angeles Clippers che in primavera si affacceranno alla postseason, sulla carta in maniera imbattibile e indifendibile. Detto così sembra tutto facile, e soprattutto analizzando la storia di ogni componente di questo splendido roster la classifica, da oggi in poi, dovrebbe stravolgersi e portare i cugini poveri dei Lakers a conquistare il primo seed a ovest, migliorando un comunque già ottimo terzo step, rafforzato da statistiche onorevoli in entrambe le fasi, con l’efficienza offensiva e difensiva ad uguagliarsi e le medie di ogni elemento a rispettare i pronostici di inizio anno. Purtroppo non è tutto oro quel che luccica e un senso di incompiuto ci sfiora se andiamo ad analizzare finora il campionato degli uomini di Rivers, intelligentissimo comunque a lasciare briglia sciolte alle star ex Raptors e Thunder, senza intasarli di troppi obblighi difensivi, come fatto anche da Nurse nella vecchia annata, centellinandone pure (a torto?) le presenze stagionali. Così facendo si è sacrificata qualche vittoria, che risulterà sterile se ai playoff i Clippers si presenteranno con le proprie stelle abili, arruolate e riposate, ottenendo perciò i galloni da favoriti. Dall’altro canto questo trend potrebbe altresì aver generato delle scorie negative nei restanti giocatori in rosa.

Difetti: mancano chimica e continuità

La perfetta orchestra organizzativa della scorsa stagione, che impegnò all’ennesima potenza gli ancora sani e regnanti Warriors, sembra non esserci più. La nuova qualità, che erge al top un team a detta di molti più forte e completo fra tutti, pare quasi aver offuscato il gioco coeso della vecchia tornata. James e Davis, sempre integri e carichi nell’altra sponda dello Staples Center, immettono invece ai loro diktat tutto il secondary roster a disposizione, impossessandosi dei clutch moment solamente in caso di necessità. La spiegazione sta nel fatto che il prescelto e relativo nuovo partner in crime monociglio, oltre a rappresentare il meglio a livello tecnico, sono pure leader motivazionali secondi a nessuno, e il ruolo di boss e vice se lo conquistano perciò all’istante, rispetto ad altri top player però dalla voce fioca come Leonard e George, lavoratori silenziosi senza “garra”. Ciò provoca un rispetto enorme, dato che i due entrano nelle grazie dei compagni per l’abilità a trasformare in punta di piedi un buon gruppo in eccellente, ma nelle situazioni di difficoltà diventa complicato non avere valvole di sfogo che ti reintegrino subito ulteriori stimoli con cui resettare l’accaduto; lasciare l’onere di ringalluzzire la banda a personaggi, loro si, stracolmi di grinta, ma poco “diplomatici” e più marginali tecnicamente – a differenza dei vari Lowry, VanVleet, Ibaka e Gasol – sta creando crepe pericolose. Harrell, storicamente decisivo a gara in corso, non si tira infatti indietro nel rimbrottare magari eccessivamente il resto della truppa, sia dentro che fuori dal parquet, probabilmente perché, da veterano, sta vivendo in prima persona un imborghesimento generale, che sta sì trasformando i Clippers in una franchigia tutta classe e qualità, ma con poca unità d’intenti.

Risultato immagini per Montrezl Harrell

Magari siamo catastrofisti, vedendo specialmente le statistiche e una classifica fin dall’inizio in controllo, ma le partite perse cominciano ad essere troppe, la continuità di risultati e della tecnica di gioco scarseggiano e i rimbrotti del buon Montrezl sono smisurati e rivelatori di scarna chimica familiare! Esemplificativo l’epic fail recente a Sacramento, successivo alla pausa All Star e dunque utile per recuperare tossine e salute, permettendo inoltre a Marcus Morris e soprattutto Reggie Jackson di trovare feeling coi nuovi colleghi. Niente di tutto ciò, anzi zero concentrazione (20 tiri su 24 sbagliati nel primo quarto), selezioni cervellotiche e un’onorevole rimonta vanificata da un preoccupante calo finale (2-13 e 10 errori sugli ultimi 11 tentativi), culminato dalle usuali lamentele facciali di Harrell su buona parte dell’offensive zone, di Leonard sullo stesso Montrezl e Shamet e da soluzioni dal campo abbastanza discutibili e personalizzate delle due new entry, che hanno perciò ricordato quanto anch’essi, in un clima poco sereno, possano “pericolosamente” diventare anarchici nelle frazioni close. Per intervenire persino Kawhi e Rivers – autore più volte di timeout silenziosi per respirare e trovare tranquillità rinunciando a dettare schemi – di fronte ai microfoni e suonare la sveglia, rimarcando mancanza di coesione e ritmo, vuol dire che il vaso è colmo e la tendenza va cambiata. Il famoso load management delle due superstar inoltre, se all’inizio era una necessità, è poi divenuto un boomerang perché servito a poco, viste le molteplici assenze e i numerosi infortuni capitati lo stesso specialmente a George, al solito pregevole e stilisticamente elegante e letale, ma in questo contesto ovviamente poco inserito in un game plan costante. Ciò ha forse accresciuto malumori negli storici leader per il trattamento di riguardo (inutile?) ricevuto dagli assi, che non ha permesso ai vari Williams, Harrell, Shamet e Beverley di trovare continuità al fianco di essi e li ha costretti a tirare la carretta al posto loro, nelle circa 40 partite combinate non disputate dal duo!

Pregi: la lunghezza del roster lascia sereni in vista playoff

Le trade di febbraio costituiscono un’assicurazione sulla vita e un all in calcolato per Lawrence Frank e il focoso Steve Ballmer, dato che l’arrivederci ad Harkless, la first round pick 2020 e la prima e seconda 2021 fra le altre, sono frutto di anni passati ad accumulare possibilità di asset, per arrivare poi ad asfaltare il mercato estivo e quello di riparazione nella corrente tornata: così facendo oltre ad affiancare ai due top player superstiti (Williams e Harrell) la combo più intrigante che c’era (Leonard e George), si regala a questa quaterna da sogno un altro tandem sulla carta utilissimo e decisivo per dominare il rush finale. Difatti, se Marcus Morris rappresenta la certezza ad andare in doppia cifra da qualunque mattonella, nell’esperienza a contendere, come apprezzato durante le stagioni da leader a Boston e per l’abilità a girare più ruoli, Reggie Jackson e il suo rest-of-season contract annettono appeal e ulteriore poliedricità ai quali Rivers potrà attingere. L’ex Pistons ora può esplodere il suo stratosferico talento, ingabbiato per anni nella mediocrità della Motown e in numerosi stop psicofisici, senza l’obbligo di essere messo sotto esame e guardato con lente di ingrandimento, usufruendo al suo fianco di un magico starting lineup allargato a nove uomini, che rimembra quello dei Bad Boys anni 80 a Detroit, con la differenza sostanziale che lì non c’erano profili MVP del calibro di Leonard e George! Kawhi dal canto suo rappresenta la sicurezza per mentalità vincente e clutch time, e siamo sicuri che il miracolo messo in atto a Toronto, con un supporting cast nettamente inferiore a questo, si possa ripetere addirittura con più facilità! Le stesse stats, nonostante una stagione al ribasso per minutaggio e assenze programmate, progrediscono su punti, assist e rimbalzi, per merito dei diktat libertini del coach nelle opzioni da attack mode, dell’ottimo lavoro al suo fianco e per la qualità che trabocca a dismisura nel parquet.

Risultato immagini per kawhi leonard paul george

George poi, si presenterà ad aprile fresco, voglioso e cattivo, portandosi dietro nella ferocia difensiva elementi come Shamet e Beverley, capace quest’ultimo di marcare ogni top scorer vivente, limitandolo, se non nel tabellino, nella libertà di movimento. Sarà proprio la retroguardia a salire di quota, accantonando i numerosi garbage time fisici che la regular season per forza di cose porta in essere. Se a protezione del rim e in avanscoperta Harrell non è più solo, dati i numerosi progressi specialmente motivazionali di Zubac, oggi intimidator in entrambi i settori e perfetto da bloccante, è sull’ampio che i Clippers non sembrano avere rivali in un match decisivo, grazie alla velocità nel recupero uomo e sui raddoppi che i piccoli poc’anzi accennati possono compiere, accoppiati ovviamente al Big Duo, da sempre maestro a proteggere il risultato e ad asfissiare l’avversario. In avanti inoltre, lasciando un passo indietro Jackson, Harrell e Shamet, comunque risolutivi e stracolmi di classe in transizione, layup e bombe da fuori, il colpo vittoria a pochi secondi dal termine può essere concesso sia al tandem dei sogni che a Morris, come detto determinante a “trovare” la giusta posizione e sfruttare la marcatura serrata altrui ed infliggere infine la conclusione vincente, ma soprattutto a Lou Williams, immarcabile e longevo campione straordinario, prossimo alle 34 primavere ma tuttora il miglior sesto uomo NBA per distacco.

Nemmeno gli oggi capo branco Lakers, possibili runner up per l’accesso alle Finals, possono dunque vantare una truppa del genere, affidata a un generale esperto e bravo pure nel gestire i rapporti umani. A dispetto dei più celebri parenti losangelini infatti, paritari per l’invincibile re, il colosso monociglio e una difesa perfetta, i Clippers hanno anche backup scorer vincenti e affidabili nel clutchness, aspetto che sarà fondamentale a maggio inoltrato, quando le maglie si stringeranno e le azioni in sirena saranno soventi. Tutto ciò fa pertanto pendere l’ago della bilancia lato Lob City, a patto che i Clippers rimangano sani da oggi fino al tanto agognato sollevamento del Larry O’Brien Trophy!