NBA Preview: un fattore X per ogni squadra (Western Conference)

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fattore x

Rieccoci dopo la Eastern conference con la seconda parte dei nostri X Factor squadra per squadra, i giocatori dal cui rendimento dipende una fetta (più o meno grande) dei successi di ogni singola squadra. Senza indugi, riprendiamo da dove avevamo lasciato, cioè dalla Western Conference.

NORTHWEST DIVISION

DENVER NUGGETS, JAMAL MURRAY – Jamal Murray ha solo 23 anni, ma è in procinto di cominciare la sua quarta stagione NBA, per di più già sicuro di un contratto quinquennale da 170 milioni (che scatterà l’anno prossimo). Murray è uno scorer esplosivo in grado di far male in tanti modi (anche se deve imparare a subire più falli: sono stati solo 3 i liberi di media procurati lo scorso anno), e ha retto alla grande l’urto con i suoi primi playoff in carriera. Jokic è fortissimo, ma la sensazione è che i Nuggets debbano diventare, più prima che poi, la sua squadra.

MINNESOTA T’WOLVES, JORDAN BELL – Non è stato agevole scegliere in un roster pieno di gregarioni, ma alla fine la scelta è ricaduta su Jordan Bell. L’ex seconda scelta dei Bulls è un giocatore dai lampi di talento interessanti, con la capacità di marcare più ruoli e un buon trattamento di palla per il ruolo. Il coaching staff di Minnesota vuole che l’ex Warriors sia più protagonista col pallone in mano. Forse è questo il cambio di scenario che gli ci voleva.

OKLAHOMA CITY THUNDER, SHAI GILGEOUS-ALEXANDER – I tifosi Thunder avrebbero volentieri preferito rivedere Westbrook con i loro colori, ma SGA è un ottimo premio di consolazione. Il canadese, a soli 20 anni, ha giocato una solida annata da rookie nei Clippers, mettendo in mostra tiro da fuori (anche se in meno di due tentativi di media a partita) e abilità difensiva grazie alla sua apertura alare. Da Chris Paul avrà solo da imparare.

PORTLAND TRAIL BLAZERS, ZACH COLLINS – Zach Collins ha tutto per poter diventare un solido titolare NBA: è un lungo che sa tirare e difendere con durezza. Finora non ha avuto mai troppo spazio, sia per la giovane età, sia per la presenza di un titolare ingombrante come Nurkic. L’arrivo di Whiteside da Miami, per giunta in contract year, non è una grande notizia, ma dall’ex Gonzaga ci si aspetta sicuramente un passo in avanti in questa stagione.

UTAH JAZZ, DONOVAN MITCHELL – È l’unica vera stella nominata finora, ma Mitchell è ancora tanto divertente da veder giocare, se in serata, quanto scostante. Ha migliorato il tiro da oltre l’arco, ma al ferro è ancora poco efficiente. L’arrivo di due creatori di gioco come Bogdanovic e soprattutto Conley lo sgraveranno in parte dai compiti offensivi, rendendolo magari un giocatore più efficace e una prima opzione offensiva a tutti gli effetti.

SOUTHWEST DIVISION

DALLAS MAVERICKS, SETH CURRY – Ormai è limitante definire Seth come il fratello di Steph, soprattutto dopo l’ultima, ottima stagione a Portland. Curry ha una media carriera da oltre l’arco del 43%, e a Dallas colma in parte una lacuna, proprio quella del tiro da tre: lo scorso anno, i Mavs erano quarti per media tiri dall’arco presi, ma terzultimi per percentuale di realizzazione (34%).

HOUSTON ROCKETS, RUSSELL WESTBROOK – Ecco un altro nome top nella lista. Westbrook ha dato il meglio di sé con un creatore di gioco accanto per togliergli pressione in attacco; viceversa, le attenzioni che Russ comanderà su di sé saranno fondamentali per garantire ulteriori spazi a un attacco già ricco di tiratori. Harden ha bisogno di una seconda spalla di livello tanto quanto Westbrook. Vediamo se l’esperimento funzionerà.

MEMPHIS GRIZZLIES, TYUS JONES – Jones è un altro giovane vecchio, avendo solo 23 anni ma già quattro di esperienza NBA, col quinto che inizierà a breve. Jones non è un giocatore molto appariscente, ma sa gestire un attacco e, all’occorrenza, alzare il ritmo dello stesso. Molto probabilmente partirà dalla panchina, ma il fatto di poter dare a Ja Morant un ricambio del genere, in una squadra senza ambizioni di playoff, è un bel lusso.

NEW ORLEANS PELICANS, DERRICK FAVORS – Acquisizione passata sottotraccia, quella dell’ex Jazz e Nets, ma molto interessante per una squadra che come centro di ruolo ha un rookie (Hayes) e un giocatore marginale (Okafor). Favors non è un centro di ruolo, ma ha giocato spesso in questa posizione; è un eccellente difensore sia individuale che di squadra, e sa punire dalla media e occasionalmente da oltre l’arco. Conosce i playoff e darà una presenza da veterano in uno spogliatoio molto giovane come quello dei Pelicans.

SAN ANTONIO SPURS, DEJOUNTE MURRAY – Ci sarà da pazientare, con Murray, reduce da un anno di stop per l’infortunio al ginocchio, ma il ragazzo di Seattle sa giocare davvero. Ha visione di gioco, sa finire al ferro, costruirsi il proprio tiro ed è un eccellente difensore. È ben lontano dal suo prime (ha solo 23 anni) ed è un componente chiave degli Spurs per la stagione che viene e per il futuro.

PACIFIC DIVSION

GOLDEN STATE WARRIORS, GLENN ROBINSON III – Chi vi scrive apprezza l’ex giocatore dei Pacers, che negli ultimi anni ha avuto problemi fisici che ne hanno condizionato il rendimento. Il figlio di Glenn Robinson, però, ha già dimostrato di poter essere un valido 3&D, e i Warriors non hanno certo abbondanza nel ruolo di ala. Le opportunità e un ambiente che sa come valorizzare i proprio giocatori potrebbero rimettere Robinson sulla mappa NBA.

LOS ANGELES CLIPPERS, MOE HARKLESS – I primi anni della carriera di Moe Harkless sono volati via tra un “DNP” e l’altro. Adesso, dopo la buonissima esperienza di Portland si è trasformato in un valido 3&D e stretch 4 in quintetti piccoli. I Clippers saranno verosimilmente una delle migliori squadre difensive in NBA anche grazie al suo contributo. È un bel lusso avere un giocatore del genere in uscita dalla panchina.

LOS ANGELES LAKERS, KYLE KUZMA – L’unico superstite del core di giovani disfatto per arrivare ad Anthony Davis è atteso da una stagione molto importante. Lo scorso anno ha dimostrato di essere un attaccante di livello ma di avere lacune nel resto del suo gioco. Deve innanzitutto ritrovare il tiro da tre dell’anno da rookie e dimostrare di aver lavorato sul suo gioco offensivo. L’etica del lavoro non gli manca, e dal suo rendimento passa una buona fetta della stagione dei Lakers.

PHOENIX SUNS, DARIO SARIC – Saric è passato dall’essere un pezzo importante dei giovani Sixers ad un elemento quasi dimenticato nel roster dei Suns. L’ex Sixers però è, sulla carta, la miglior power forward che i Suns abbiano avuto negli ultimi anni. Dà il meglio di sé come tiratore da oltre l’arco, soprattutto in catch and shoot, ma è anche un valido elemento come rollante nei pick and roll (1.30 punti per possesso lo scorso anno). Con il playmaking di Rubio, e le attenzioni comandate da Booker ad Ayton, Saric potrebbe aver trovato il suo posto in NBA.

SACRAMENTO KINGS, MARVIN BAGLEY –  Nonostante lo scetticismo iniziale, Bagley ha giocato una buona stagione da rookie, dimostrandosi un rimbalzista di livello e un attaccante piuttosto versatile (ha tirato le triple con il 31%). Il sistema di Walton dovrebbe favorire chi si esalta nel gioco rapido come Fox e lo stesso Bagley. Con lui c’è del materiale per una possibile doppia doppia di media.