NBA: riforma del regolamento per favorire le difese

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Come sempre l’NBA è la lega che più di tutte è aperta a cambiamenti, non ha paura di osare con novità anche forti nei propri regolamenti, nelle proprie abitudini e tradizioni con l’unico fine di migliorare il prodotto, ma soprattutto la sua qualità generale.
Adam Silver ha detto pubblicamente che un team sta lavorando su importanti cambiamenti che riducano l’esagerazione del vantaggio di cui attualmente gode l’attacco rispetto alla difesa e ne abbiamo parlato con Marco De Benedetto a Backdoor Call:

Diciamo che l’NBA ci ha abituato ad essere sempre super progressiva, progressista nell’essere aperta ai cambiamenti, come dicevi tu, il fatto che ci stiamo pensando in modo ufficiale è organizzato e organico, perché evidentemente al di là del ritmo, del pace, del tipo di gioco diverso, da Europa ai Stati Uniti, si stanno rendendo conto che la tendenza è fortemente favorevole agli attacchi e troppo penalizzante per le difese, quindi sarà interessante vedere che cosa cambieranno. Si parlerà di qualsiasi tipo di spunto, ho visto già la foto di una linea dei tre punti fatta non più ad arco ma accentuata in punta per aumentare la distanza, ci saranno di tutto e di più come fantasie, sicuramente i tre secondi difensivi sono uno dei temi di cui credo si parlerà, perché sono tra le regole che cambiano di più l’efficacia della difesa e la facilità di essere una difesa prestante, l’handcheck è un’altra cosa che funzionava ed era stata tolta per dare libertà all’attacco, ma si è ottenuto un effetto opposto esagerato. quello che mi piacerebbe sarebbe uno spartito di regole che possa essere il più possibile uguale tra Stati Uniti e area FIBA in modo che non ci sia proprio un gioco così tanto diverso, perché da una parte è anche bello, ma dall’altra siamo l’unico sport così diffuso a livello mondiale ad avere due modi di giocarlo così smaccatamente diversi. Credo che assottigliare le distanze sia necessaria e sia quanto di migliore si possa fare per il basket in generale, si parli di NBA o di Eurolega, ma credo che lo vorrebbero i giocatori stessi avere un gioco più universalmente omogeneo.

Quando parliamo di handchecking mi ricorderò sempre un’intervista di Gary Payton quando Iverson faceva 30 di media e diceva: “Se io non avessi potuto mettergli le mani addosso avrei avuto una possibilità, ma non di marcarlo, di leggere il nome sulla maglia” E questo ovviamente è uno dei fatti, per valutare le comparison: ne ho vista una oggi di Shai Gilgeous Alexander che ha i numeri di Michael Jordan in una stagione di MVP. Forse sono comparazioni un po’ riduttive.