NBA, rivoluzione in arrivo: i dettagli della nuova lega

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Fonte: cluthpoints.com

L’NBA, di pari passo col movimento sportivo statunitense, è un sistema in continua evoluzione, pronta a mettersi sempre in discussione per poter migliorare. Il cambiamento, dopotutto, non rappresenta di certo un ostacolo insormontabile per gli americani, specie nel basket che conta.
In quest’ottica si inserisce una piccola, grande rivoluzione nella pallacanestro americana. Una riforma, a livello strutturale e organizzativo, che potrebbe già essere decisa nel Board of Governors previsto per il prossimo aprile, in vista della stagione 2021-2022. Annata, tra l’altro, nella quale la lega festeggerà il suo 75esimo anniversario.

Diversi i temi trattati nella possibile rivoluzione della lega, dal cambiamento del numero degli incontri all’inserimento di un torneo infra stagionale; passando, poi, per un ripescaggio fra le quattro squadre coinvolte nelle Finals. Decisiva sarà, tra l’altro, la volontà della NBPA (National Basketball Players Association), dal momento che il ruolo dell’associazione giocatori è essenziale per decisioni così importanti e radicali.

MENO INCONTRI

Il tema del numero di partite giocate, in particolare, nella regular season è da sempre al centro di un vivace dibattito. 82 partite, del resto, non è un numero indifferente per i giocatori, ma soprattutto per quei tifosi che, sia da casa che in arena, non intendono abbandonare mai la propria squadra.
L’idea che sta prendendo piede sarebbe quella di ridurre il numero da 82 a 78. Una variazione verso le utopiche 66 partite ambite da una figura d’eccezione, coach Steve Kerr. Un cambiamento, insomma, di poco conto dal punto di vista sostanziale, che lascerebbe tuttavia maggiore spazio agli incontri del torneo che verrebbe giocato in parallelo. Con quest’ultimo a subentrare il numero tornerebbe, di fatto, simile a quello attuale, andando a toccare gli 83 incontri.

Bisogna tenere conto, poi, di un ostacolo non indifferente nel cambio di numero. Gli stipendi dei giocatori sono direttamente legati al numero di match disputati; una riduzione dei suddetti, dunque, andrebbe a colpire economicamente il movimento dei giocatori che, nonostante non si tratti di un significativo cambiamento, potrebbe non essere accettato da questi ultimi.

UN SECONDO TORNEO

Si tratta con ogni probabilità di quella che sarebbe la riforma più significativa. L’introduzione di un secondo torneo non rappresenta, infatti, un mero fattore di guadagno in più, ma anche la possibilità, per tutte le squadre, di poter ambire a un titolo dal valore sempre più crescente. Sia chiaro, la conquista dell’anello è e rimarrà sempre l’obiettivo principe della lega statunitense, tuttavia l’inserimento di una seconda competizione potrebbe attirare maggiore competitività nel movimento e, di conseguenza, maggior interesse del pubblico.

Il torneo prevederebbe, come nel format attuale, il coinvolgimento di tutte e 30 le franchigie, divise in una prima fase a gironi secondo il criterio divisorio dell’appartenenza alle division. Sei gruppi per sei squadre, una per division appunto, cui si aggiungerebbero le due seconde classificate coi punteggi migliori, in modo da raggiungere otto partecipanti a una fase a eliminazione diretta.

Gli incontri verrebbero giocati nel corso della regular season, coi risultati che avrebbero una duplice valenza. Sia per il torneo principale che per quello secondario. Partite, dunque, che nonostante non si tratti di Playoff acquisirebbero così maggior valore, con conseguente aumento dell’intensità e dello spettacolo offerto. Temporalmente, poi, le fasi finali si collocherebbero a partire dal giorno del Ringraziamento statunitense (l’ultimo giovedì di novembre dunque).
La grande riforma nella riforma, poi, sarebbe il passaggio dal sistema delle serie a quello del dentro o fuori per ciascun turno. Un sistema che conferirebbe ancor più spettacolo alla competizione, lasciando poi ampio spazio al torneo principale, quindi alle fasi conclusive della regular season e ai Playoff.

NUOVE FINALS

Il terzo, grande cambiamento riguarderebbe infine le Finals NBA e i possibili incroci fra le squadre. Il sistema attuale non permette a squadre della stessa Conference (Est o Ovest che sia) di incontrarsi alle Finals. Un fattore che, in certi casi, ha creato di fatto le fasi più combattute nelle finali di Conference piuttosto che nelle Finals.
La nuova formula vedrebbe l’assegnazione delle teste di serie (per le ultime 4 squadre coinvolte nelle finali di Conference) secondo il record raggiunto in regular season invece del sistema attuale con relative limitazioni geografiche. Un cambiamento, dunque, che porta con sè due conseguenze essenzialmente.

In primis, infatti, la rivoluzione in questione va a conferire ulteriore valore all’Odissea dei incontri della stagione regolare, dando così maggiore senso all’elevato numero di incontri. Come secondo punto, poi, si avrebbero alle Finals incroci mai visti prima, resi possibili appunto dall’abolizione dell’attuale limite geografico dei tabelloni dei Playoff.
L’obiettivo principale, del resto, rimane quello di premiare le squadre più meritevoli nella lunghezza della stagione e assistendo a incroci che vadano davvero a premiare le squadre migliori. Il tutto nel palcoscenico più importante: quello, appunto, delle Finals NBA.

 

 

Stefano nasce il 19/11/1996 a Vigevano, vicino Milano. E' Studente di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Sin da piccolo coltiva la grande passione per il giornalismo, in particolare quello sportivo, per il calcio, il basket e lo sport più in generale. Il suo sogno è quello di trasformare tutto ciò in un lavoro.

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