NBA, Rockets-Warriors: sprazzi di Finals

Rockets-Warriors. Il testa a testa più coinvolgente e appassionante di quest’anno. In molti, del resto, l’hanno definito fin dalla vigilia un anticipo delle finali NBA. Le semifinali di Conference fra i campioni di Oakland e i rivali di Houston hanno mostrato il perchè il valore delle due squadre sia da titolo, nel basket nella sua forma più intensa e spettacolare.
Il fattore casa è stato più decisivo che mai. Nel doppio incontro alla Oracle Arena hanno avuto la meglio i Campioni in carica, mentre nelle Gare 3 e 4 di Houston i Rockets hanno dimostrato una reazione di forza in campo, mostrando il perchè stiamo assistendo a Finals anticipate. Con almeno due incontri ancora da vivere il passaggio del turno è più in bilico che mai fra i due team.

WARRIORS TRAVOLGENTI

Dopo le difficoltà riscontrate nel primo turno Golden State è a caccia delle definitive certezze che spianano la strada al titolo. Quantomeno quelle che preparano al meglio il cammino verso le Finals. E quale occasione migliore se non contro i blasonati Rockets? Il turno coi Jazz non ha impensierito la franchigia di coach D’Antoni, coi texani che hanno lanciato un chiaro segnale in questi Playoff col 4 a 1 ai danni di Utah. Gara 1 è il manifesto perfetto che descrive l’intensità della serie che ci attende. Il primo quarto ha Draymond Green come protagonista (14 punti, 9 rimbalzi e 9 assist nella sua serata), che con le sue percussioni verso il centro trova fin da subito il modo di far male a Houston, la quale  fatica al tiro da 3 (1/9 nei primi 12 minuti). Golden State conduce l’incontro nel primo tempo per quasi tutti i 24 minuti, coi Rockets che riescono comunque a trovare fiducia nelle triple grazie alla grande quantità di palle perse avversarie (20 a fine incontro). A 20 secondi dallo scadere del primo tempo il tandem Harden-Gordon trova il 53 pari.
Nel secondo tempo esce Kevin Durant nella sua versione più scatenata, sulla falsa riga dei 98 punti in Gara 5 e 6 ai malcapitati Clippers. 35 i punti della sua serata all’insegna dell’esplosività verso il ferro e dalla distanza. Non è bastata la difesa di Tucker a limitarlo (l’unico vero problema per il 35); l’ala piccola è stata la chiave di volta dell’incontro. Così come i falli tecnici fischiati nel terzo quarto prima a Chris Paul, poi a coach D’Antoni. I 35 punti del Barba trascinano gli ospiti verso il 98-100 dell’ultimo minuto, nel quale Curry risponde presente dopo una serata sottotono al tiro dalla distanza. Ma questo è un altro aspetto dei campioni. Sanno sorprenderti e tirare fuori dal cilindro la giocata decisiva nel momento più teso e importante. Il primo episodio della serie va a Golden State, ma questa sfida promette di essere lunghissima.

In Gara 2 i Rockets fanno nuovamente i conti con lo strapotere al rimbalzo offensivo degli uomini di coach Kerr. Nel primo quarto un intervento in difesa dell’MVP gli procura un infortunio al dito, che lo tiene lontano dal parquet per diverso tempo. Il paradosso cui assistiamo in Gara 2 dimostra che Golden State è effettivamente battibile per i texani. I Campioni hanno fatto più punti solamente nel primo quarto eppure hanno portato a casa il 2 a 0. Due fattori su tutti hanno fatto la differenza alla Oracle Arena. Anzitutto le palle perse, 18 in Gara 2 che hanno portato a 24 punti dei padroni di casa. L’altro fattore lo rivela direttamente coach D’Antoni.

Abbiamo avuto una chance di vincere entrambe le gare. Tuttavia le abbiamo perse per un motivo molto semplice: loro tirano di più a canestro di noi (nel dettaglio: 166 tiri per Golden State, 151 per Houston).

RISCOSSA ROCKETS

I 46 punti di Kevin Durant, un Green in tripla doppia e il quintetto tutto in doppia cifra sembrerebbero parlare di uno strapotere di Golden State in Texas. Houston è con le spalle al muro e non può sbagliare, la pressione è tanta sulle spalle dei texani. Sembrerebbero insomma esserci tutti i presupposti per il 3-0 di GS.
Ma non è così, neppure la stella del Maryland ha potuto fermare la serata dei Rockets. Il fattore casa è davvero l’arma decisiva di questa serie, con il Toyota Center che trascina i suoi sul 2 a 1. Serie riaperta.

L’inizio praticamente perfetto di Golden State in gara 3 fa presagire un preciso epilogo con la versione MVP di Kevin Durant che risultadevastante e inarrestabile. In teoria, almeno. La stoppata di Capela su Iguodala è magica, la migliore (finora) vista in questi playoff e accende gli animi del pubblico. I 30 punti di Gordon (20 nei primi 24 minuti) sono decisivi, con Houston che si porta addirittura sul +9 nel primo tempo. Incursioni verso il ferro, tiri dalla distanza… la sostanza non cambia, il suo apporto si rivela fondamentale.
La serata di Houston consacra nuovamente James Harden a leader di questa squadra. Dopo un primo tempo sottotono (13 punti per 11 tentativi) il Barba si sveglia definitivamente con 15 punti nel terzo quarto e giocate a trascinare i suoi. Golden State concede troppo in difesa, i Rockets ne approfittano in una serata spettacolare al tiro, ma non basta per vincerla nei regolamentari. Nel supplementare Eric Gordon vince il duello con Steph Curry (7/23 al tiro per lui in una serata da dimenticare), e nonostante il tandem Durant-Iguodala i Rockets hanno la meglio nel 126-121 finale.

In Gara 4 assistiamo al trionfo dei Rockets. Per la prima volta nella serie Harden supera Durant per punti fatti (38 a 34). GS cerca di dimenticare la sconfitta in Gara 3 verso la prima vittoria in trasferta, ma deve fare i conti con la ritrovata determinazione di Houston.
I texani sono arrembanti al tiro da 3 fin dalle prime battute: ne provano infatti 28, andando a segno 11 volte. La tripla in step back di Harden supera la pressione difensiva di Thompson. Il secondo quarto da 36 punti porta il parziale dei padroni di casa sul +7. La serata poi è tutta per Harden: due triple in fila, prima battendo Green e poi nuovamente Thompson, portando i suoi addirittura sul +17, ma i 16 punti di Durant e le triple spaziali di Curry riportano in partita GS.
Il fattore Harden è troppo per il team di Oakland. PJ Tucker mostra la versione migliore di sè con 17 punti e 10 rimbalzi, in un tandem da urlo col Barba nell’ultimo quarto. La riscossa degli Warriors nel finale condotta da Durant non basta agli ospiti. Finisce 112-104 per i padroni di casa, con la serie sul 2-2.

Il fattore casa si è rivelato decisivo per entrambe le squadre. E se Golden State è partita nella serie più concentrata e determinata, Houston ha poi preso le misure nonostante la pressione. La leadership del Barba è stata decisiva nell’esaltare le giocate dei compagni, contro un Kevin Durant sempre più leader in campo per gli Warriors e lanciato verso il titolo di MVP.
Il tutto in attesa dei prossimi incontri. Decisivi, appassionanti, unici come questa serie del resto. Rockets-Warriors promette lo spettacolo che solo l’NBA sa regalare ai suoi massimi livelli.