NBA: Sacramento Kings, si possono ancora sognare i playoff?

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Sacramento Kings

13. Questo è il numero di anni trascorsi dall’ultima qualificazione in postseason di Sacramento. Fra stagioni combattute e annate senza speranza, i Kings devono il mancato raggiungimento dei playoff da così tanto tempo a continue rifondazioni fallimentari e scelte dirigenziali non andate a buon fine.
Al momento la squadra di Dave Joerger occupa il nono posto in una Western Conference combattuta come quella di quest’anno. Con un andamento di 34-35 si trovano in “griglia” per poter sognare (almeno sulla carta) un posto per le fasi finali della stagione. Un notevole balzo in avanti nel complesso, considerando che ad ottobre avevano iniziato senza alcun pronostico a favore. Le premesse portavano all’ennesima stagione nell’anonimato, con l’aggravante di aver passato Luka Doncic con la seconda chiamata al draft. Ma così non è stato, ponendosi come una delle sorprese della stagione.
A 13 gare dalla conclusione della regular season la domanda sorge spontanea. Si possono ancora sognare i playoff?

UNA SQUADRA IN CRESCITA

La squadra di Dave Joerger si è rivelata nel lungo periodo il giusto mix di talento ed esperienza al servizio del gioco. L’head coach, in particolare, ha saputo tirar fuori il meglio dai suoi, esaltandone il talento offensivo. Sacramento, infatti, si pone fra le prime 7 squadre per punti fatti a fronte del 27° posto per quelli concessi.
Una rivoluzione che ha portato il gioco dei Kings a poter competere per un insperato posto ai playoff. Un percorso, a detta della squadra, cominciato fin dal training camp.

Il ritmo con cui giochiamo ha cambiato tutto. Coach Joerger non aveva mai giocato in questo modo a Memphis, ma fin da inizio stagione ci ha chiesto di correre, di creare più possessi possibili, di tirare da tre decisamente di più. Lo scorso anno tiravamo abbastanza bene ma eravamo tra gli ultimi per triple tentate a gara . Volevamo cambiare il nostro modo di giocare: lo abbiamo fatto fin da inizio anno e direi che lo abbiamo fatto piuttosto bene.

Queste le parole di Fox, che parla di quelle premesse che stanno alla base del gioco divertente e spumeggiante di un team tanto giovane (Sacramento ha un’età media appena superiore ai 23 anni) quanto ambizioso. L’esplosione di Fox, Hield e la conferma di Bogdanovic (spesso decisivo con giocate al cardiopalma allo scadere) sono solo parte della base che conferisce classe, sfrontatezza e mentalità sbarazzina a un gruppo da infinito ball movement nelle fasi di gioco. L’apporto poi di Marvin Bagley III (per lui una media di 14.1 punti e 7 rimbalzi) alla prima stagione da professionista conferisce quel quid in più.

Una nota negativa è stata certamente l’infortunio di Marvin Bagley. Il problema al ginocchio lo tiene lontano dal parquet nelle fasi decisive della stagione, con Sacramento che perde il prospetto più interessante per il futuro. L’agonismo e la fisicità che mette quando gioca ha creato con Fox un tandem dal grande avvenire per i Kings. L’ex Duke, seconda chiamata al draft 2018, ha regalato un febbraio da incorniciare, con 16 punti di media e un netto miglioramento da oltre l’arco.
I troppi punti concessi da una difesa giovane e ancora inesperta, unita ad un calendario tosto post All-Star Game, completano il quadro in cui il team di Joerger si trova al momento. In una classifica che vede Sacramento a 6 partite di distanza dall’ottava piazza (occupata dai Clippers con 41-30) le possibilità di vederli tornare ai playoff da quel lontano 2006 sembrano ormai sfumate.

LIETA SORPRESA

La nota certamente più positiva della stagione è rappresentata da De’Aaron Fox. Il playmaker scuola Kentucky Wildcats, quinta scelta al primo giro 2017, cresce mese dopo mese, dimostrando doti di leadership sorprendenti vista la precoce età. Ventun’anni e si è già preso la piazza e il cuore di Sacramento.

I numeri (media di 17.5 punti, 3.7 rimbalzi e 7.2 assist) rendono solo in parte l’idea del giocatore. Sono il dinamismo e le giocate in campo a parlare per lui. Il numero 5 è il motore del gioco in tutto e per tutto di questa squadra, la chiave di un meccanismo offensivo rodato, basato sul contropiede e sulle combinazioni con Bubby Hield, leader del presente dei Kings.
I miglioramenti rispetto alla sua stagione precedente da rookie sono sorprendenti. Progressi che hanno contribuito a rendere i Kings una squadra “run and gun” a tutti gli effetti. A livello personale, poi, è in piena corsa per il premio “Most Improved Player” dell’anno, insieme al compagno di squadra Hield.

SODDISFAZIONE

A lungo considerati come zimbello della lega, oggi rispettata sorpresa, nel segno di una pagina voltata verso traguardi ambiziosi.

Questo è stato un anno fondamentale perché siamo stati in grado di stabilire qualcosa. Tutti sanno ora che quando giocherai contro i Kings dovrai giocare velocemente. Ti costringeremo a giocare al nostro ritmo. Ci siamo guadagnati la nostra posizione, le ultimi due stagioni sono state una barzelletta, ma dopo un annata come questa, gli occhi delle persone si stanno aprendo e tutti stanno iniziando a prendere sul serio Sacramento.

Così Fox a Paul Flannery di SB Nation. Parole da leader vero, in una squadra che non può che migliorare nelle prossime stagioni.