NBA, San Antonio: “Merci Toni”, il ritiro della maglia di Parker

220

Doveva essere una serata magica, dal sapore iconico e indimenticabile. Così è stato in quel di San Antonio, nella vetrina di un’At&t Center tutto per lui. L’omaggio a Tony Parker nella notte del ritiro della sua maglia celebra una pietra miliare non soltanto per gli Spurs, ma per il mondo del basket nella sua totalità. 16 stagioni a renderlo un’immortale icona NBA. Chapeau.
Alla serata c’erano proprio tutti: da Tim Duncan a Manu Ginobili, quindi Gregg Popovich, David Robinson, Thiago Splitter, Boris Diaw e Matt Bonner. Persino Mike Budenholzer ha risposto presente, in quello che, di fatto, non sarebbe potuto essere un lieto fine migliore.

PILLOLE DI CARRIERA

Per rendere appieno l’idea della caratura della carriera di Tony Parker non basterebbe nemmeno una collana d’inserti d’autore. Il valore del basket che ha regalato è quello di giocatori che, con le loro imprese, sono in grado di segnare un’intera generazione balistica, consegnandola alla storia.
Dagli anni trascorsi a farsi le ossa in Francia, sua nazione d’origine, al Paris Basket Racing fino al 2001, quando diventa la 28esima scelta del draft di SA. Una storia, quella della sua scelta (giudicata dai più come draft steal in tutto per tutto), che lo accomuna a quella di Manu Ginobili due anni prima, nel suo caso come 57esima scelta. Il debutto a soli 19 anni lo rende il giocatore più giovane a esordire nella storia di San Antonio: il prologo ideale, insomma, per dare libero sfogo ai sogni e alle speranze del popolo del basket.

Il suo cammino passa, fra le 1480 partite complessive disputate in NBA, per attimi unici e iconici, da cristallizzare nell’immaginario collettivo. Dal debutto nel novembre 2001 contro i  Clippers alla stagione 2006-2007, quando scese in campo in 77 occasioni su 82 disponibili. Quindi i 55 punti contro Minnesota nel novembre 2008, i 12 rimbalzi contro Houston nel dicembre 2012, i 18 assist contro i Grizzlies il 21 maggio 2013. Piccoli, grandi esempi per dare un quadro sui generis della sua importanza.
16 stagioni all’insegna di 4 titoli NBA vinti. Dal trionfo nel 2003 contro New Jersey alla vittoria contro i Pistons nel 2005. Passando, quindi, per il 4-0 monstre del 2007 contro i Cavaliers, occasione in cui fu eletto MVP di quelle iconiche Finals. Concludendo, infine, nel 2014, quando gli Spurs posero fine all’egemonia di Miami. 6 volte All Star (nel 2006, 2007, 2009, 2012, 2013 e 2014), 4 volte Campione NBA. Serve aggiungere altro?

SERATA INDIMENTICABILE

4.045 punti, 1.143 assist, 226 partite giocate, 137 vittorie e 4 anelli. Questi i numeri di Parker nella sua carriera dei playoff. Numeri che fungono da preambolo all’entrata del campione francese all’At&t Arena.
Da una famiglia all’altra, dalla moglie e figli al popolo di San Antonio che lo ha reso immortale. Tutti sono intervenuti, nella serata che darà il via alla futura introduzione alla Hall of Fame di Parker. Da Diaw a Duncan, fino a Ginobili, nessuno, escluso.

La parola, poi, passa naturalmente all’eroe della serata. In primis a Bruce Bowen, uno dei primi mentori ai tempi del campionato francese.

“E’ stato il mio primo alleato, da Spur, all’epoca nessuno voleva una point guard francese in squadra”.

Quindi le parole su Popovic.

“Accetto le scuse. E grazie per essere stato un secondo padre. Mi ricordo sempre quando mi hai annunciato che sarei partito titolare. Non ci credevo…Ho chiesto: Duncan lo sa?”.

Passando poi agli interventi su Duncan e Ginobili.

“Andrei in guerra con questi due compagni. E’ stato un onore giocare con voi. I miei ricordi condivisi preferiti, nonostante i tanti successi, sono quelli fuori dal campo. Resteremo legati per sempre”.

Legati per sempre, come le loro maglie appese sul soffitto di quell’arena che sempre ricorderà e celebrerà le loro gesta balistiche.