NBA, Sixers: dalle polemiche di Simmons alla sconfitta contro Miami

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Tre sconfitte consecutive nel giro di 5 giorni, 6 nelle ultime 12; decima sconfitta, tra l’altro, nelle ultime 12 trasferte. Il ko contro Miami, in particolare, è il peggiore per margine concesso agli avversari (137-106). Il momento di Phila, per risultati e testa mostrata dentro e fuori dal parquet, è con ogni probabilità il peggiore di questa regular season.

La corsa a Est rimane serrata e combattuta, tuttavia quel sesto posto porta con sè il sapore amaro di un meccanismo, nel suo insieme, incompleto e non privo di difetti, specialmente nelle ultime uscite. La presenza ai playoff dei Sixers non è assolutamente in discussione, così come il valore che questa squadra è in grado di tirare fuori. Ma le premesse che conducono alla fase calda della season dovranno presto trovare solide fondamenta.

“WE WERE SOFT”

Un “semplice” intervento a sublimare la serata di Philly contro Miami. Almeno a detta di Ben Simmons, che non si è davvero risparmiato nel polemizzare la pesante sconfitta, la terza di fila come premesso. E non è nemmeno la prima volta per il play dei Sixers: la scorsa stagione si rivolse allo stesso modo, in occasione delle pesanti sconfitte contro Brooklyn e Atlanta.

Penso che siamo stati troppo statici, “robotici”. Abbiamo giocato tanto per, senza metterci determinazione; non ci siamo presi tiri quando ce n’è stata l’occasione, fallendo sotto molti aspetti… Non comprendo il problema a livello individuale, penso però che eravamo più concentrati sulla fase fisica, sul correre, piuttosto che sul pensare realmente a giocare. Dobbiamo migliorare a tutto tondo, fare un salto di qualità. Un qualcosa che si ottiene con esperienza e personalità, evolvendoci non soltanto sul piano fisico.

BUTLER SHOW

Si è trattato senza dubbio di un Jimmy Butler show in tutto e per tutto. Ancora una volta l’apporto dell’ala piccola si è rivelato essenziale nel gioco di Miami: 38 punti e 7 rimbalzi in 29 minuti, mai aveva fatto meglio in carriera in così poco tempo. Tre quarti gli sono bastati, restando in panchina lungo tutta l’ultima frazione di gioco. Un dato, quest’ultimo, a sintetizzare ulteriormente la differenza fra le parti. Ancora una volta si è dimostrato leader nel gioco degli Heat: ha guidato nelle varie zone del campo l’attacco di Miami, specialmente dalla media distanza, muovendo la difesa di Phila sostanzialmente a suo piacimento, lasciando poi ampi spazi ai propri compagni.

Basti pensare che ben 5 giocatori sono andati in doppia cifra: dai 24 punti di Dragić ai 19 di Duncan Robinson, passando per i 18 punti di Adebayo e i 15 di Derrick Jones. Il gioco di squadra di Miami ha trovato di fronte a sè disorganizzazione e scarsa convinzione, da parte di Philadelphia.
Il match contro la sua ex squadra ha dunque confermato come il passaggio a Miami abbia giovato alla sua carriera, trovando la dimensione ideale nella quale potersi esprimere al meglio. Il piano della franchigia di reimpostare la squadra attorno a lui e all’apporto dei rookie sta ampiamente giovando, con Butler leader indiscusso di squadra e serata.

TEAMWORK

È ciò di cui Phila ha particolarmente bisogno in questa fase di regular seasion. I 29 punti e 12 rimbalzi di Joel Embiid, MVP della serata dei Sixers (se di MVP si può parlare), hanno messo una pezza sul gioco disorganizzato e senz’anima di Philly. Ma non è stato abbastanza; le partite, d’altro canto, si vincono di squadra. Uno dei principali problemi, tra l’altro, è stato proprio il mancato apporto di Embiid nel secondo tempo, arrivando al tiro solamente in 4 occasioni.

Si consideri quindi Ben Simmons. Il play dei Sixers ha tentato solamente 7 conclusioni dal campo, nonostante numeri tutto sommato dignitosi (16 punti, 8 rimbalzi e 7 assist). L’impressione, tuttavia, è che ad aver staccato la spina mentalmente sia stato soprattutto lui: il passaggio intercettato da Butler nel primo tempo ne è la lampante dimostrazione. Tante, troppe le palle perse da Simmons, che ha certamente perso il confronto della serata con l’ex di squadra Jimmy a padroneggiare sul parquet. Ad eccezione dei 17 punti dalla panchina di Mike Scott, Embiid e Simmons non hanno avuto grande aiuto dagli altri compagni.

L’apporto di Tobias Harris, infatti, è completamente mancato. Nelle ultime due sconfitte ha faticato non poco a entrare in partita (10/27 da due punti e soltanto 1/6 dall’arco) e così è stato anche contro Miami, con numeri (6 punti, 5 rimbalzi e 2 assist con 3/12 da due e 0/6 dalla distanza) figli di una frustrazione crescente, soprattutto nel secondo tempo, nel non trovare smarcato Embiid come nella prima metà di gara. Al Horford, infine, ha completamente perso il duello individuale con Bam Adebayo, con solamente 6 punti e 4 rimbalzi in 22′ giocati.

Philadelphia, insomma, deve ritrovare quella sinergia di squadra che la possa rendere la seria contendente a Est che rimane tutt’ora. La trasferta a Milwaukee contro i Bucks, in ogni caso, non rappresenta certo il migliore degli incontri da cui ripartire, vista la condizione di Giannis e compagni. Ma un incontro del genere, tuttavia, potrebbe rappresentare lo stimolo giusto per spingere i Sixers a ritrovare convinzione e certezze.