NBA: tre sorprese della prima metà di regular season

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Kings

Ormai la Regular Season si avvicina ad ampie falcate verso la pausa per l’All Star Game e dai numeri si possono cominciare a tirare le prime somme capendo tendenze e possibili scenari per il periodo caldo in vista dei playoffs. Abbiamo preso tre spunti, analizzando numeri e tendenze di alcune squadre e giocatori.

SACRAMENTO KINGS

Ne abbiamo già parlato, i Kings sono tra le novità più liete della prima metà di regular season. Sono anni che vengono –giustamente– sbeffeggiati per scelte assurde di ogni tipo (ah, sulla rosea hanno addirittura scritto che ‘persino la scelta di non chiamare Luka Doncic al draft comincia ad avere un senso’, e qui direi che forse si esagera…), servirebbe un longform per elencarli tutti. Giusto quindi rendergli merito ora che finalmente stanno dando la sensazione di aver svoltato, con un gruppo giovane ed un coach che ha avuto l’umiltà di cambiare radicalmente il suo modo di giocare pur di adattarlo alle caratteristiche predominanti nel roster.

Il leader è De’Aaron Fox, che ci ha messo un amen a mostrare le sue qualità una volta ricevuto l’ok per giocare la sua pallacanestro, fatta di accelerazioni improvvise e di ritmo sempre sostenuto. Il tutto coinvolgendo sempre i compagni, a partire dai due componenti del perimetro, Buddy Hield e Bogdan Bogdanovic. Una tabella di un recente studio di ‘the nylon calculus’ ha dimostrato che i Kings sono uno dei team che dipende di meno dal rendimento di un singolo giocatore, altro segnale della disponibilità dei leader a dividere il palcoscenico con i compagni.

Fox e Bogdanovic sono letali palla in mano, l’ex Kentucky a più riprese ha mostrato di avere fiducia nelle scelte del serbo, anche quando la palla scotta. Sembra un aspetto marginale, ma non è così, è molto raro trovare un playmaker così giovane e dotato, pronto però a cedere la scena anche quando si tratta di vincere. Il compito di entrambi è facilitato dalla presenza di Buddy Hield, il floor spacer perfetto:

Buddy Hield shot chart

Decisamente sopra la media in praticamente ogni zona riguardante il tiro da fuori, l’ex Oklahoma è in perpetuo movimento off the ball e crea vantaggi con la sua sola presenza. Per nba.com è il giocatore con la maggiore velocità media  della lega (min.20 minuti).Non sarà il ‘Next Steph’ che si augurava il suo owner, ma è comunque un pezzo fondamentale di un ingranaggio che sta girando a meraviglia.

 

IL RUGGITO DEI CENTRI OLD STYLE

Sì, nei playoff ci si trova ad interrogarsi sulla effettiva utilità di un 2.15 non troppo mobile, ed in determinati match-up i coach sono costretti ad alchimie complicate per non toglierli dal campo. Tutto vero.
Poi però inizia una nuova stagione e troviamo tra i protagonisti tanti esponenti della categoria. Quasi superfluo continuare ad esaltare le doti di Nikola Jokic che, oltre ad essere di fatto il fulcro e spesso anche il finalizzatore dell’attacco, spende energie importanti anche per cercare di diventare un fattore nella sua metà campo. E i risultati sono a dir poco sorprendenti.

Poi c’è Nikola Vucevic, unica fonte di punti sicuri nel marasma che regna ai Magic. Con lui in campo il team segna 107.8 punti x 100 possessi, quando riposa invece il dato è un incommentabile 94.7. Sarà Free Agent a fine stagione, chissà che i Magic non vogliano cederlo prima della deadline.

Jusuf Nurkic, ormai terza punta dei Trail Blazers, sta dimostrando che non è assolutamente il tipo che si ‘siede’ dopo un nuovo contratto. Migliorato in qualunque fase del gioco, compreso il passaggio. I compagni lo amano, e lui si getterebbe nel fuoco pur di aiutarli.

Nomination obbligatoria per Brooks Lopez, per cui addirittura si parla di gara del tiro da tre al prossimo ASG, è lo stesso giocatore che nelle prime 8 stagioni della sua carriera non ha segnato neanche una tripla. Eppure i Lakers hanno preferito firmare Stephenson.

 

LA COOPERATIVA DEI NETS

I Brooklyn Nets hanno vinto 16 delle ultime 21 partite giocate e, dopo un inizio fatto di tante sconfitte in volata, ora sono sopra il 50% di vittorie.
Il segreto? Come dicevamo, le clutch situation. Per Dinwiddie e compagni sono state ben 28 le partite arrivate alla fine con uno scarto entro i 5 punti. Dopo aver vinto appena 4 delle prime 16, con un net rating di – 23.4 (penultimi NBA), hanno infilato una serie di 10 successi in 12 tentativi con un net rating di +10.5.
Il tutto trovando sempre un protagonista diverso e con un contributo da parte di tutti, come testimoniano i numeri dal 6 Dicembre ad oggi:

Le medie dei Nets in rotazione durante la serie positiva