NBA sospesa: Gobert positivo. Quattro riposte su cosa succederà

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Sottovalutazione.

Forse questo è il termine che da italiani ci sentiamo di dire maggiormente riguardo al coronavirus. Siamo stati sbertucciati da tanti per la denuncia su una situazione così delicata, anche il New York Times ha scritto un articolo sul fatto che non sappiamo rispettare le regole, ma fanno tutti i forti quando non sono colpiti e ora l’NBA è ufficialmente sospesa.

Nella notte è stato reso noto il primo caso di contagio e si chiama Rudy Gobert. Poteva essere chiunque, non ci sono dubbi, ma se poi guardiamo le azioni delle persone capiamo che tutto il mondo è paese e Gobert l’altro giorno toccava tutti i microfoni incurante delle conseguenze in un gesto di estrema superficialità e anche scarsa intelligenza.

I giocatori sono stati controllati?

A seguito della positività di Gobert, che ha ricevuto parole di supporto da parte del compagno di nazionale Evan Fournier, l’unica soluzione era fermare la lega mettendo le squadre che hanno incontrato i Jazz nelle ultime partite in quarantena per quattordici giorni (Raptors, Pistons, Celtics, Knicks e Cavs). A OKC, luogo dove doveva svolgersi la partita dei Jazz, i giocatori dei Thunder, come riporta Royce Young di ESPN, non sono stati sottoposti a test sul COVID-19 e sono stati rimandati a casa. Discorso diverso per i giocatori dei Jazz che sono stati sottoposti al test e interdetti dal poter tornare a casa in Utah con un volo. Per questo motivo stanno cercando di trovare una soluzione di bus.

Quanto durerà la sospensione?

Si parla di una decisione che coinvolga la pausa per due settimane, ma è ragionevole pensare che possa essere di più, perché Gobert (se fosse l’unico) ha giocato con diverse squadre, è venuto a contatto con giocatori, arbitri ecc. nei 14 giorni successivi e questo stop potrebbe essere procrastinato ancora di più.
Marc Cuban ha riferito che la Lega ha comunque dato la possibilità di proseguire gli allenamenti, ma le squadre stanno chiudendo le facilities per dare un paio di giorni off ai giocatori.

I giocatori saranno pagati?

Assolutamente si per ora, riportano Briand Windhorst e Tim Bontemps di ESPN. L’obiettivo della NBA è quello di salvaguardare la salute delle persone, risolvere per quanto possibile il problema e poi ripartire con la stagione per provare a chiuderla.
Il contratto collettivo però ha una postilla che permette alla lega di non pagare i giocatori in caso di eventi particolari che impediscano di giocare. Un’epidemia è una di questa.

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E ora?

Ora arriva il momento delle decisioni definitive. Gli owner e gli executives si riuniranno nelle stanze dei bottoni NBA e hanno chiesto tempo e la massima serenità possibile per poter decidere al meglio quali siano i destini della lega.

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