NBA, Timberwolves: Andrew Wiggins sta salvando la sua carriera

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È inutile girarci attorno: il contratto firmato da Andrew Wiggins lo scorso anno è folle. Dopo essere stato scelto alla numero 1 al draft 2014, Wiggins non ha mai lontanamente dato l’idea di poter diventare il giocatore che quasi tutti gli addetti ai lavori pensavano fosse destinato a diventare, ma Minnesota non ha battuto ciglio.
Ora, dopo due mesi di stagione regolare, lungi da dire che quei 147 milioni in 5 anni siano giusti, ma una cosa è certa: Andrew Wiggins sta salvando la sua carriera NBA.

UN ATTACCANTE PIÙ MODERNO

Da una prima occhiata alle cifre, il cambiamento più evidente che riguarda il gioco offensivo di Wiggins è il calo dei tiri dal mid-range, una vera e propria piaga che ne ha azzoppato il rendimento. La percentuale di tiri dalla media è calata nettamente dall’anno scorso, ben della metà: dal 8% attuale al quasi 17% delle ultime due stagioni.
L’abitudine a prendere brutti tiri dalla media non gli è passata del tutto, ovviamente, ma almeno la frequenza è diminuita notevolmente.

Allo stesso tempo, è un attaccante molto più aggressivo, come dimostrano i drive a canestro; sono oltre 15 a partita, quattordicesimo dato più alto in NBA: lo scorso anno erano 8, e la stagione precedente 7.7. Alla base di ciò c’è sicuramente un cambio di mentalità del ragazzo, che gioca con più aggressività, ma anche il modo di giocare di Minnesota ha sicuramente influito. Adesso, il gioco offensivo dei T’Wolves ruota attorno ad un unico lungo, Towns, capace anche di segnare da fuori. Questo consente migliori spaziature e, ovviamente, più e migliori chance di attaccare il ferro, come vediamo qui:

 

 

In quest’ultima circostanza, Wiggins avrebbe spazio per prendere un pull-up dalla media, cosa che nelle scorse stagioni avrebbe probabilmente anche fatto, ma usa l’hesitation per congelare Powell e attaccare il ferro. È vero, viene stoppato, ma almeno non si dimostra passivo e muove la difesa, cercando anche di guadagnarsi un fallo. Quest’anno, sono in aumento anche i tentativi dalla lunetta (oltre 5 a partita), dopo le ultime due stagioni in cui cercava di tenersi alla larga dalla “linea della carità”.

L’ex Kansas è molto coinvolto nel gioco offensivo dei suoi anche grazie all’abbondante uso del pick and roll, altra situazione da lui sfruttata maggiormente quest’anno; il 38% del suo attacco viene da qui, e sebbene sia ancora un giocatore sotto la media in quanto a creazione nei giochi a due (0.85 punti per possesso, nel 51esimo percentile della Lega), il nostro ha imparato a coinvolgere maggiormente i compagni. A dimostrazione di ciò, un altro dato, l’assist percentage schizzata al 16% e raddoppiata nell’arco di due stagioni:

Qui, la penetrazione e lo scarico di Wiggins sul perimetro portano all’entrata a canestro di Convington, che si prende il fallo. Minnesota in generale è una squadra molto più aggressiva, in questa stagione, con oltre 48 drive a partita (nelle scorse due annate si era fermata a 41).

 

Anche in questo caso, il numero 22 di Minnesota dimostra ottima lucidità. Dopo il gioco a due con Dieng, anziché prendersi uno scellerato tiro in step back dalla linea di fondo con due uomini addosso, decide di premiare il taglio a canestro di Bates-Diop, che gli dà una mano col suo movimento senza palla.

Non sono tanto i quasi 25 punti a partita che raccontano un Wiggins diverso. È proprio il suo gioco, a farlo. Non sarà mai il Jordan canadese, come faceva pensare il suo soprannome (Maple Jordan); farà forse fatica ad essere un All-Star, specialmente ad Ovest. Però Andrew Wiggins sta maturando, e ha capito che solo lui e nessun altro avrebbe potuto salvare la sua carriera NBA, e non inserirlo, a soli 24 anni, nella categoria “promesse mancate”.