NBA: Timberwolves in extremis, Lillard segna l’ora, ma l’Est è piatto

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È difficile ricordare un finale di Regular Season così concitato, con così tanta posta in palio e tre scontri diretti per definire la griglia playoffs.
Ovviamente stiamo parlando solo ed esclusivamente della Western Conference, perchè duole dirlo (ripeterlo in realtà), ma tra i due rami di questa lega si gioca ancora un basket troppo diverso per competitività, talento e profondità.
Le partite “incriminate” erano Timberwolves-Nuggets per l’accesso ai playoffs come ottava, Pelicans-Spurs per il miglior piazzamento e Blazers-Jazz per la terza piazza e noi andiamo con la mente e il League Pass proprio a quei momenti.

@ Target Center, Minneapolis, Minnesota

Denver era spacciata per tutti gli addetti ai lavori, ma con sei vittorie in altrettante partite non solo ha gettato una solida base per il futuro, ma ha anche reso quest’ultima partita contro i Timberwolves un vero e proprio showdown, sfruttando le lacune avversarie e l’assenza di Jimmy Butler.
Come sempre tra queste due squadre lo scontro Jokic-Towns è di altissimo livello NBA, ma questa volta la posta in gioco era altissima e andava ben oltre l’uno contro uno. I veterani di Thibodeau hanno deciso il match in un finale per cuori forti: Butler sbaglia in jumper e Denver ha l’ultima possibilità nei regolamentari. Jokic si svita dall’angolo ma Gibson (rischiando incredibilmente) gli tocca la palla e la recupera dando ancora un’ultima possibilità ai suoi. Crawford nonostante l’arte del tiro impossibile va corto da metà campo e si va all’overtime.
Tutto il Minnesota vede i fantasmi quando Barton lascia andare la bomba che brucia il cronometro dei 24” e la retina dando ai suoi il primo vantaggio dal quarto d’apertura. È Teague con il suo classico floater a regalare il nuovo vantaggio e quando Towns cattura il rimbalzo più decisivo della sua giovane carriera i Timberwolves possono festeggiare:

Probabilmente non riuscirò a prendere sonno o mi sveglierò nel pieno della notte piangendo -dice Towns- Quello che è successo mi ha colpito dentro.

E i Timberwolves tornano ai playoffs dopo che l’ultima volta fu quando la sua stella aveva solo otto anni. Il dubbio privilegio di incontrare i Rockets sarà qualcosa a cui pensare solo dopo i festeggiamenti.

@ Moda Center, Portland, Oregon

Prima di entrare in campo Stotts e i suoi hanno guardato il finale di Pelicans-Spurs, sapendo che comunque non avrebbe influito sul loro rendimento:

Sapere il risultato dei Pelicans non avrebbe in alcun modo influenzato il nostro gioco -dice Stotts- avere il fattore campo è sempre più importante rispetto a sapere contro chi giochi e vincere era il nostro unico obiettivo.

Le situazioni delle squadre erano diametralmente opposte con i Blazers che arrivavano da quattro sconfitte consecutive e i Jazz da ben sei parti buone del referto.
Mitchell aveva già battuto il record di triple nella stagione da rookie con 186, sorpassando proprio Damian Lillard, che però si è preso una bella rivincita in campo dominando il match con 36 punti e 10 assists. In realtà la partita non è mai stata in discussione perchè i Blazers sono stati sempre avanti, ampliando costantemente il proprio vantaggio e finendo 55-41 alla pausa lunga. Il terzo quarto mette la classica pietra sopra alle residue velleità dei Jazz che non trovano risposte da un Mitchell in difficoltà balistica (6-23 e 1-8 da tre per 17 punti), in una serata da bassissime percentuali.
I Blazers si prendono quindi la terza piazza, mentre Utah scivola alla cinque e incontrerà i Thunder.

@ Smoothie King Center, New Orleans, Louisiana

Doveva essere uno showdown per giocarsi un posto nobile e invece i San Antonio Spurs sono rientrati negli spogliatoi dopo la scoppola subita sapendo di essere, nel migliore dei casi, la settima forza a ovest condannandosi a sfogliare una margherita che diceva Warriors o Rockets.
Quante volte però abbiamo dato per morti gli Spurs? L’ultima volta non più tardi di qualche settimana fa quando poi hanno inanellato le vittorie necessarie per estendere a 21 le stagioni consecutive in post season. Ora però sembra davvero l’ultimo canto perché armi per contrastare i Warriors non sembrano essercene.
Dall’altra parte i pelicans vincono la quarantottesima partita di stagione (terzo miglior record della franchigia) e tornano ai playoffs giocandosi le proprie carte contro i Blazers.
Davis e Rondo suonano la carica nel secondo quarto, ma il breakout player di questa squadra è senza dubbio Nikola Mirotic che non è mai andato sotto i 21 nelle ultime cinque partite.
Sarebbe curioso pensare a cosa sarebbero diventati con Cousins in campo, ma già solo la reazione e un regal finale di stagione ha dato risposte più che confortanti per provare a violare l’Oregon e vincere la serie.

@ un angolo sperduto dell’Est

Nella Eastern conference ci si giocava ben poco nella notte con le otto sorelle già pronte per la post season.
I Sixers hanno fatto grandinare 130 punti sui Bucks senza Embiid e con un Simmons da 4 punti e 7 assists, ma con una panchina che potrà essere l’arma che in pochi hanno a Est (25 Anderson, 19 holmes e 16 McConnell).
I Cavs perdono con indolenza dai new York Knicks che hanno licenziato Hornacek e finiscono al quarto posto in una stagione che definire curiosa e deficitaria è perlomeno riduttivo.
Ora la domanda che tutti si fanno è la stessa:

Riuscirà LeBron a portare in finale anche questa squadra sfilacciata?

A Boston piangono la perdita di Irving per un assalto alla finale ampiamente alla portata, mentre Toronto dovrà semplicemente fare ciò che ha fatto fino a oggi per sperimentare il clima delle Finals. Ma come per gli Spurs…qualcuno se la sente di scommettere ancora contro LeBron?

 

Gli accoppiamenti:

Western Conference
Rockets- Timberwolves
Thunder-Jazz
Blazers-Pelicans
Warriors-Spurs

 

Eastern Conference
Raptors-Wizards
Cavaliers-Pacers
Sixers-Heat
Celtics-Bucks

 

Nella notte tra sabato e domenica si comincia!