NBA, Utah Jazz: la “nota” vagante del West

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An outstanding surprise!“. Un’espressione tanto sintetica quanto eloquente sul rendimento degli Utah Jazz di quest’anno. Da mina vagante nella combattuta Western Conference a squadra sempre più lanciata verso i playoff (attualmente occupano il sesto posto nella WC).
Perchè dopo le difficoltà di inizio stagione (12 sconfitte nelle prime 21 partite) il team di Salt Lake City sta reagendo alla grande. Capaci di strappare il secondo successo consecutivo sul parquet di una squadra in forma come Denver (104-111). Solo il tempo potrà confermare o meno il trend positivo dei ragazzi di Quin Snyder (35-26). 

CALENDARIO AGEVOLE

Nell’Odissea delle 82 partite di regular season il calendario regala periodi più o meno agevoli. Pare certo è che per Utah, da qui ad aprile (quando i giochi saranno fatti), sarà una fase più soft di stagione, con avversarie abbordabili. Il calvario d’inizio stagione che ha regalato così tante sconfitte è stato superato. Adesso i Jazz possono guardare positivo a questo prossimo mese e mezzo di incontri.

Il doppio incontro coi Pelicans del 5 e 7 marzo, con i vari match contro Memphis, Phoenix (addirittura si sfideranno 3 volte fra marzo e inizio aprile), Atlanta e New York rispettivamente il 21 e il 22 marzo lasciano ben sperare. L’impressione è quella di poter portare a casa una serie positiva per migliorare la propria posizione in classifica, anche alla luce della prestigiosa vittoria interna contro i Bucks del weekend.
Molte delle prossime partite, poi, saranno contro squadre dell’Ovest, evitando così una serie di scomode trasferte. Un fattore non indifferente nella maratona della regular season.

LA FORZA DEL GRUPPO

Carattere, solidità e i colpi di genio di Donovan Mitchell: la ricetta vincente dei Jazz passa per il talento del classe 1996 scuola Louisville.
Nell’incontro con Denver ha spadroneggiato, con 24 punti, 8 rimbalzi e 5 assist, per poi mettere la ciliegina sulla torta con i 46 (19 nel quarto periodo) contro i Bucks. Alla sua seconda stagione NBA sta facendo molto bene (22.9 punti di media per partita sin qui, leader della squadra, 4.1 media rimbalzi e 4.1 media assist) e da quando ha cambiato il proprio ruolo, passando da shooting guard a point guard, gli incontri giocati in quel ruolo (7) sono sempre stati vinti. In quella posizione la percentuale al tiro è cambiata da 42.7% a 47.5%, con una media punti di 30.3 rispetto ai 24.7 nel mese di gennaio.

Ma nel momento in cui strappi il successo sul parquet dei Nuggets, la squadra più in forma della lega in casa, il merito non è solamente del singolo. Lo sforzo di squadra sta alla base di un gioco convincente, in grado di controllare incontri di quella difficoltà e limitando l’iniziativa dei Nuggets al 40% dal campo con il 28% da tre punti. 

Il lavoro di coach Snyder si vede sia dal cambio di ruolo di Mitchell sia dal rendimento di giocatori come Joe Ingles (10 assist per lui a Denver) capace di dare ordine al quintetto in campo. Passando poi per Korver (22 punti con 6/10 da 3 contro i Nuggets), Rudy Gobert (leader di squadra di rimbalzi con 12.8 di media a partita e di blocchi, 2.2) e Derrick Flavors (11 rimbalzi per lui sul parquet di Denver).
La mano del mister, insomma, si fa sentire e non poco. Il lavoro di squadra sta alla base dell’ottimo posizionamento nella Western Conference. Le 36 vittorie pervenute fin qui sono il frutto di un lavoro costante e duraturo. La maggior parte delle confitte sono arrivate contro avversari più blasonati e in forma (Oklahoma, Milwaukee, Toronto, Houston e Golden State, giusto per citarne alcuni), ma il doppio successo ai danni di Denver dimostra quanto questa squadra sia viva e alla ricerca di risultati.

FATTORE ESPERIENZA

L’addio lo scorso anno di Gordon Hayward, andato ai Boston Celtics, faceva presagire ad un nuovo e difficile inizio, costellato di annate sottotono.
Ma i frutti del lavoro di Quind Snyder si sono palesati fin dall’inizio, con Utah che lo scorso anno agguantò un insperato quinto posto a Ovest. Il tutto guidato dalle straordinarie prestazioni di Mitchell. I suoi sforzi gli sono valsi il primo quintetto delle matricole e il secondo posto nella corsa al Rookie dell’Anno.
Il “fattore esperienza”, nel complesso, non è certo a favore dei Jazz, che tuttavia possono contare su uno dei più organizzati staff tecnici della lega. Un fattore che nel lungo periodo può rivelarsi decisivo, in vista del rush finale da qui ad aprile. Verso quella che sarebbe la terza qualificazione consecutiva ai playoff. 

Nel segno di sorpresa dell’NBA, verso traguardi sempre più importanti, passo dopo passo.