NBA: Zen Garden Out (di Chiara Zanini)

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Le Finals NBA

Gara1 non poteva andare peggio per Miami, forse solo un asteroide sopra la camera di Jimmy avrebbe peggiorato oltremodo la situazione: Bam Adebayo, la vera nuova stella nata in questi playoff, si è infortunato al collo nel 1° quarto, lasciando la mirabile difesa a zona di Spoelstra senza la sua ancora e il suo baluardo, Goran Dragic, dopo aver disputato i playoff più solidi e ispirati della sua carriera, garantendo punti ogni qualvolta la squadra ne avesse bisogno, ha avvertito una fitta lancinante al piede ed è finito in infermeria solo per farsi comunicare che il sogno si era interrotto sul più bello. Strappo della fascia plantare, infortunio che impedisce a noi umani di stare semplicemente eretti per settimane, a Goran di combattere accanto ai suoi nella battaglia della verità. Poco prima dell’intervallo anche Jimmy è caduto a terra, lui che sembrava capace di rialzarsi, al pari del suo migliore amico Mark Wahlberg, anche dopo un colpo di fucile dritto al petto. Caviglia slogata, inerzia incontrovertibile. Dopo la passeggiata dei Lakers in gara2, i tifosi losangelini hanno postato selfie con la scopa in mano; ed è allora che gli Heat ci hanno regalato una serie, quando il mondo eccetto Lebron ne aveva più bisogno.

You’re in trouble”, sei nei guai, la frase che mi stamperò sulla maglietta e con cui andrò a dormire per tutto questo inverno, la frase che nessuno si aspetterebbe dal capitano degli Heat sotto 2-a-0 e senza i suoi due altri All Star sul campo prima di chiudere un 4° quarto esistenziale di una gara3 ancora in bilico. E invece Jimmy può permettersi di dire tutto; se segni 40 punti, acciuffi 11 rimbalzi, confezioni 13 assist, rubi 2 palloni e stoppi 2 entrate a canestro, imbarazzando James su entrambi i lati del campo, siglando la vittoria per i tuoi sul 115-a-104, tu semplicemente puoi. I Lakers sono stati una forza della natura in questi playoff, la squadra più grossa, talentuosa, lunga e fisicamente in forma vista ad Orlando, la loro vulnerabilità la stessa vulnerabilità delle loro due super stelle, Davis e LBJ: quando perdono la concentrazione, subito dopo perdono anche in intensità di gioco. In gara3 Davis si è fatto fischiare 3 falli stupidi troppo in fretta e James non ha avuto né la voglia né il bisogno di fare l’eroe come il suo dirimpettaio Butler.