NBA: Zen Garden Out (di Chiara Zanini)

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L’umanità di Spo

Ho visto Spoelstra dal vivo ai playoff moltissime volte: ricorda uno di quei nerd da computer che non si emozionano mai perché hanno passato troppo tempo davanti alle macchine e non in compagnia dei propri pari. Vederlo in lacrime, dopo gara6, mi ha restituito in una sola immagine che cos’è davvero lo sport, qual è stata l’esatta portata dell’impresa che hanno messo in piedi gli Heat questo ottobre, il legame speciale che li unisce e lo spirito vincente che un uomo solo ha inculcato sotto quelle maglie in pochi mesi. Bam non è più stato quello visto contro i Celtics ma ha dato tutto ciò che aveva in saccoccia pur di contenere Davis, Dragic in allenamento istruiva su una gamba sola Nunn perché si facesse trovare pronto al suo posto, Jimmy in gara5 ha sublimato ossigeno dal cuore per portare a casa un’altra doppiavu in assenza di fiato e contro un LeBron da cineteca. Ne fosse rimasto un filo di quell’ossigeno, dopo i 48 trascorsi ovunque sul campo quella sera, forse avremmo avuto di che sognare anche in un’immaginifica gara7. E quanto a Tyler Herro, bè che dire, di lui sentiremo parlare a lungo: il più alto numero di triple mai convertite da un rookie in una Finale (e il più alto numero di triple convertite nel corso di tutti i playoff: 335), più partite consecutive in doppia cifra sempre da parte di un rookie, il più giovane di sempre a partire titolare in una Finale NBA, e i suoi 37 punti contro i Celtics in gara4 delle Conference Finals sono il maggior numero di punti a referto per un rookie in una partita di playoff. No, Jimmy Butler non ha reso migliore solo se stesso in questa lunga marcia in direzione gloria, ha reso migliore ogni singolo giocatore della sua squadra, regalando al basket NBA un finale di stagione degno dello spirto di Kobe.

La produzione offensiva di Dragic poteva essere rimpiazzata, ma la presenza di Adebayo sotto canestro era impossibile da replicare. LeBron ha sollevato il suo quarto titolo per aria, il terzo con tre squadre diverse, e ha preteso al microfono rispetto, per sé, per la sua squadra, per la sua gente. Per quanto mi riguarda era il giocatore più forte della sua generazione prima di queste atipiche Finali e rimarrà tale anche dopo, ma una cosa è certa: in carriera non è mai dovuto andare sulla luna e tornare sulla terra in nome della vittoria come ha fatto invece Butler in gara3 surclassando Lui e tutti gli altri 20 a turno sul campo per punti, rimbalzi, assist, rubate e stoppate nella singola prestazione all-around più dominante dell’intera storia delle Finali NBA.

Zen Garden OUT.