NBA, Nicolò Melli: “Il bilancio in NBA è positivo, ci sarò al preolimpico”.

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Melli
fonte: Instagram @nikmelli

Nicolò Melli, la terza stella italiana dell’NBA 2019/20, ha partecipato ad una conference call in vista dell’NBA Sunday che lo vedrà protagonista, con i suoi Pelicans, nella sfida agli Orlando Magic, facente parte del programma degli NBA Primetime Games, i quali, quest’anno prevedono il numero record di 48 partite in programma in prima serata europea. Backdoor c’era, dunque siamo qui per raccontarvi quanto Nicolò ha detto durante la conferenza.

Melli ha risposto a domande riguardanti svariati argomenti, mostrandosi molto disponibile verso ogni tipo di tema. Ha parlato dei suoi primi mesi americani, facendone un resoconto:

Il bilancio attualmente è positivo, anche se sono stato molto altalenante. Sapevo che le prime 20 partite sarebbero state strane, con alti e bassi, ma so anche che fa parte di un processo.

Gli è stato chiesto del giocatore che più lo ha impressionato in questo inizio stagione, la sua risposta è stata abbastanza scontata:

Lebron è quello che mi ha impressionato di più, per come ha giocato contro di noi, quando hanno vinto. Ha gestito la partita in maniera impressionante, mi ha davvero colpito.

Mentre, a proposito delle partite giocate ad orari “umani” nel weekend, l’ex Fener ha lasciato trasparire il suo gradimento verso gli NBA Primetime Games, sottolineando la loro popolarità anche tra gli americans:

Si parla tanto di giocare in prima serata nazionale o anche internazionale. Io sono contento perché i miei familiari hanno la possibilità di guardarmi senza fare levatacce! 

In merito, invece, alla differenza di ritmo e velocità tra la pallacanestro dei due continenti (con riferimento alle dichiarazioni di Toni Kukoc durante il suo anno da rookie), il nativo di Reggio Emilia si è tenuto in linea con l’opinione dei suoi predecessori:

Sicuramente è molto difficile perché il ritmo è diverso, le spaziature sono diverse e devo imparare ancora tanto e abituarmi. È un processo.

Molto interessante, inoltre, è l’opinione di Nicolò Melli sul cambio di format dell’Eurolega, che è coinciso con un aumento dei talenti europei in NBA. A questa sua idea, allega un pensiero per quello che è stato il suo Fenerbahce, ironizzando sul suo rapporto con Datome:

Ci sono dei giocatori europei che fanno la differenza perché sono fenomeni. Non credo che il format dell’Eurolega abbia davvero influenzato. Credo invece che vengano date molto più opportunità agli europei, sicuramente c’è un cambio di punti di vista e adesso vengono date più chance. Seguo tanto il Fener, mi sento quotidianamente con Gigi (purtroppo), ma non me la sento di giudicare il loro momento perché sono fuori dal gruppo, ma la stagione è ancora lunga, e spero possano raggiungere gli obiettivi che si erano prefissati.

Una seconda domanda sul Fener, si riferisce alla differenza di ruolo e spaziature che comporta il passaggio dalla corte di Obradovic a quella di Gentry. Ad essa, Melli replica evidenziando un’assenza di un ruolo in campo, fino a questo momento, per lui:

Non ho ancora un ruolo ben definito, ho bisogno sicuramente di un’altra ventina di partite per definire meglio il ruolo. Si apre di più il campo e si corre di più, tra virgolette è meno fisico perché lasciano correre meno gli arbitri ma i giocatori sono più atletici. Sicuramente c’è da adattarsi a questo nuovo sistema.

In seguito, affronta il tema dell’essere un “rookie veterano”, di cosa significa esserlo e del perché lui lo è:

Sono un po’ un misto, perché vengo chiamato in causa per le attività da rookie e le incombenze a cui un rookie deve sopperire, ma ho giocato tante partite, lo sanno e quindi mi chiedono anche consigli. Non mi sono mai posto il problema o dubbio del “se fossi arrivato” prima perché le prime offerte le ho ricevute un paio di anni fa. Poi io non sono un tipo che si guarda tanto indietro e sono molto contento del percorso che ho fatto perché mi dà una serenità, una tranquillità che magari non avrei avuto se fossi arrivato prima. Ma non posso saperlo, non ho la controprova ma sono molto contento della scelta che ho fatto.

Pure il classico capitolo “compagno di squadra del cuore” è stato trattato, la scelta di Nicolò è ricaduta su un suo ex compagno di squadra, non dimenticando, però, qualche affermazione di stima verso i veterani:

Darius Miller è quello con cui più ho legato perché eravamo compagni in Germania, ma il gruppo è molto unito e ho sempre ricevuto aiuto e risposte tra tutti. Soprattutto dai veterani come JJ Redick e Jrue Holiday, tutti molto disponibili.

C’è stato anche spazio per una velata espressione di disappunto per i pochi minuti giocati, successiva ad quesito sulla difficoltà dei back to back. Nonostante ciò, il neo giocatore di New Orleans ha esternato il suo stupore nei confronti dell’organizzazione impeccabile:

In tutta onestà, non sto giocando tanto quindi non è particolarmente provante per me, purtroppo. La cosa che mi sorprende è la loro organizzazione, perché riesci comunque a performare bene grazie all’attenzione che mettono in tutti i dettagli. Per quanto riguarda il mio stress fisico-mentale, dobbiamo riparlarne più tardi, in attesa di avere un ruolo più chiaro e definito.

Infine, è arrivata la nostra domanda ad interrompere la striscia di interrogativi relativi al suo arrivo in NBA. Abbiamo deciso di punzecchiarlo domandandogli cosa sarebbe cambiato con la sua presenza al Mondiale 2019, chiedendo, poi, della sua partecipazione al preolimpico, che consegna la qualificazione a Tokyo 2020. Il buon Nick ha difeso i suoi compagni, confermando la sua presenza al torneo di quest’estate in quel di Belgrado:

No, non avrebbe cambiato assolutamente niente. I ragazzi hanno fatto un ottimo percorso considerato i gruppi e sinceramente non penso che sarebbe cambiato nulla, non sarei stato il salvatore della patria, e dobbiamo essere orgogliosi di quello che hanno fatto.
Ho dato la disponibilità per il preolimpico, tutto dipenderà soltanto dalla mia condizione fisica: le uniche volte che non sono andato è perché mi sono infortunato o mi sono operato. Quindi la mia disponibilità c’è, dipenderà soltanto dal mio stato fisico.