Olimpia Milano: l’ambiente del Forum e uno scudetto nato in quel momento…

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Scudetto Olimpia Milano

L’Olimpia Milano vince il suo 29° scudetto strapazzando una Virtus davvero stanca e condizionata dai problemi fisici nei suoi uomini più importanti in diverse partite. I bianconeri concludono comunque una stagione importante e torneranno nel basket che conta, ma in questa serie sono quasi sempre stati accodati a Milano, la quale l’anno scorso neanche aveva visto la targa della squadra di Djordjevic in uno dei massacri più inaspettati della storia recente.

L’Olimpia si rifà ed è sicuro che Hines, Rodriguez, Datome, Shields e soci abbiano avuto l’extra motivazione di vendicare una sconfitta pesantissima come quella di 12 mesi fa. Con la differenza di essersi potuti preparare appieno per l’appuntamento. I minutaggi alti dei leader, complici anche le assenze che pure per Milano vanno ricordate, ci parlano di una condizione fisica migliore.
Ma per una volta, possiamo dire che il pubblico del Forum è stato il vero sesto uomo della serie. Non sappiamo se sia stato particolarmente stimolato da tutte le nefandezze che si sono dette e scritte già da prima della finale, ma un clima così infuocato, un palazzetto così pieno in ogni ordine di posto e un trasporto completo il popolo di Milano non lo viveva, forse, dalla gara 7 2014 con Siena.
Il Forum quest’anno è stato fortino inespugnato, ma chiaramente non sempre è stato questo. Nelle tre partite di finale è sembrato uno dei palazzetti più caldi e rumorosi d’Europa e questo una squadra lo sente, lo percepisce e spesso si fa spingere. Basti pensare alla serie di Jerian Grant che è stato il breakout player di questa finale per meriti suoi ma anche (bello pensarlo) di quell’ambiente.

In campo l’Olimpia è entrata nella serie subito in gara 1 facendo saltare il fattore campo dove si giocava alla pari, senza problemi fisici o infortuni ed è proprio lì dove la serie è cambiata. La Virtus ha sempre trovato energie extra dalle partite in casa piazzando il colpo giusto nei finali, ma ne ha trovate ben poche al Forum dove ha preso due imbarcate piuttosto pesanti, anche se di natura diversa, raramente dando l’impressione di poter davvero fare il colpo grosso. In gara 6 l’Olimpia ha messo in luce la sua faccia migliore fatta di difesa asfissiante e anche contropiede e canestri facili “Abbiamo cambiato un po’ pelle e ringrazio i giocatori che dopo la grande difesa hanno accettato di correre e cercare il contropiede” -ha detto Messina in sala stampa- segno di quella condizione che ti permette di spingerti anche un po’ in là dove in stagione non eri mai arrivato.
I due abbracci più sentiti di Messina arrivano con Melli e Shields, ma è stata anche la partita di Datome, che dopo una serie difficile ha risposto presente per chiuderla, simbolo ulteriore del campione che è, segno che questa squadra ha sempre trovato risorse nelle difficoltà e tutti hanno saputo farsi trovare pronti senza polemiche. Perché anche la stagione di Milano è stato un disastro di sfortuna dal punto di vista fisico e non solo.
Però c’è un momento della stagione che ha gettato le basi per questo scudetto e lo ha riportato Messina: “Chacho mi ha detto che avevamo messo le basi per questo scudetto in gara 2 con l’Efes dimostrando di poter competere con loro”. Così è stato e in caso di ultimo ballo del Chacho…beh che ultimo ballo.
La Milano dei leader veterani e della continuità vince lo scudetto, ma la Virtus c’è eccome…e soprattutto ci sarà ancora per tanto tempo.

Oggi alle 18 la festa scudetto.