Olimpia Milano: le prime parole di Davies, Baron e Mitrou-Long

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Conclusi gli Europei 2022, è ora di tornare a focalizzarsi sui campionati nazionali. Le squadre si ritrovano per la prima volta al completo, iniziano la preparazione e presentano i nuovi volti della stagione. Dopo aver avuto molte assenze a causa di Eurobasket, in questi giorni si è ritrovata per la prima volta quasi al completo anche l’Olimpia Milano. Da qui inizia quindi ufficialmente la nuova stagione delle scarpette rosse, chiamate a migliorare i risultati dell’anno scorso soprattutto in Europa.

I giocatori che potranno aiutare l’EA7 in questo obiettivo sono tanti e in gran parte nuovi, a partire dai tre presentati oggi alla Technogym di Milano: Brandon Davies, Nazareth Mitrou-Long e Billy Baron. Due certezze assolute a livello europeo e una scommessa tutta nuova, che potrebbe però rivelarsi decisiva per l’esito di questa nuova annata. Ne è convinto anche il GM Christos Stavroupolos, intervenuto a più riprese in conferenza:

 

Dopo aver finito una stagione molto bella con la conquista del campionato, abbiamo lavorato molto bene durante l’estate e oggi ne presentiamo i primi tre giocatori. Li abbiamo seguiti per tutta la stagione: Brandon e Billy hanno esperienza in Eurolega e ci daranno tanto per crescere. Naz, pur non avendo giocato a questo livello, ha volontà e grinta: può crescere e darci tanto in questa stagione molto impegnativa.

Mi sono trovato molte volte davanti al problema delle assenze per Eurobasket. Da una parte fa piacere, significa che hai giocatori importanti. Sicuramente non è però facile, se pensi che oggi è stato il primo giorno in cui abbiamo iniziato a lavorare insieme e tra una settimana abbiamo la Supercoppa. Non siamo in condizione di essere una squadra al momento, cercheremo di essere pronti il prima possibile: ora non lo siamo.

Gli obiettivi rimangono gli stessi: vincere lo Scudetto e arrivare quanto meno ai playoff di Eurolega per cercare le Final Four. Fino ad ora sono stati tre anni di alto livello, quest’anno abbiamo cercato più profondità, qualcosa in più a livello offensivo.

Siamo molto felici della gente che è venuta alle Finals. Ovvio. Credo che la chiave per avere la gente vicino sia la squadra. Avremo una squadra divertente da vedere.

Eurolega senza le russe? Il livello resta alto, al massimo avremo solo viaggi più brevi. Nel roster avremo sette italiani per avere una squadra più profonda. La chiave è quella: crediamo negli italiani. La rotazione sarà un bel lavoro per Ettore.

Tanti sono stati i temi toccati anche dai giocatori: Brandon Davies in particolare ha parlato del proprio ritorno in Italia e del feeling speciale che si sta creando con alcuni dei compagni.

Christos e Messina mi hanno spiegato come il mio talento poteva essere usato qui, oltre al cambio culturale del club con Messina. La scelta è stata facile, mi sento pienamente coinvolto nel progetto. 

Poter condividere lo spogliatoio con un veterano come Kyle Hines è un privilegio da cui sto imparando molto. Ha giocato a questo livello per molto tempo, diventerò un giocatore migliore se riuscirò ad apprendere anche solo il minimo dettaglio da lui.

Quello che si impara con i grandi coach in Europa è l’aspetto mentale, la differenza è li: il basket non è solo talento e forza. Ma ho anche lavorato sul fisico. Dopo tanti anni hi imparato come non sia importante come dicono le cose gli allenatori, ma cosa dicono.

Pangos mi fa diventare un giocatore migliore, è divertente giocare con lui. Per arrivare dove vogliamo arrivare serviranno tutti, bisognerà essere pronti e approfittare dei momenti di riposo. Ho fatto le Final Four, ora voglio il passo decisivo.

Le mie qualità migliori sono giocare faccia a canestro e tirare da fuori: ci sono giocatori più alti di me ma io cerco di modellarmi intorno a questi pregi.

Molto coinvolto all’interno del progetto è anche Billy Baron, che individua come unico obiettivo della sua esperienza quello di vincere.

Sono qui da quasi un mese con la mia famiglia, e mi sta piacendo tutto. Questo è il mio nono anno da professionista e credo che abbiamo un gruppo molto competitivo: abbiamo ritrovato anche gli italiani e siamo pronti a dare battaglia per questa squadra.

Mi ricordo quando abbiamo giocato l’anno scorso con l’Olimpia, ed è stata la partita più fisica che abbiamo giocato anche se solo regular season. Sin dal primo giorno, Messina ha provato ad accentuare questo lato: essere pronti, fisicamente ed atleticamente.

La decisione è stata facile dopo aver parlato al telefono con Messina. Convincere mia moglie è stato ancora più facile, Milano è bellissima ma soprattutto ho un senso di urgenza, la vittoria, e questo è il posto giusto. Qui c’è gente che arriva presto e va via tardi.

Al college ho giocato da play, ora mi trovo più a mio agio da guardia. Ho cambiato approccio rispetto al passato: quando esco dalla panchina non posso attendere che la gara arrivi a me, ma la devo attaccare io. Non c’è tempo.

La squadra è differente rispetto allo Zenit: c’è più profondità, ci sono veterani, ma Pangos sa metterti in ritmo e rende tutto facile essendo molto altruista.

Si è presentato invece senza alcun timore Naz Mitrou-Long, convinto delle proprie capacità e fiducioso nei propri mezzi. Delle caratteristiche che sicuramente lo aiuteranno molto ad ambientarsi.

Sono contento di far pare di questo gruppo, ci sono molti ragazzi esperti e bravi fuori dal campo, che hanno famiglia. Sono al secondo anno in Italia, nel primo a Brescia mi sono assolutamente innamorato del Paese italiano e della cultura. Abbiamo grande leadership dalla cima al fondo del gruppo, siamo pronti. Messina mi ha detto di essere me stesso, dunque voglio contribuire in ogni modo che posso.

Ho tutto quello che serve per rispettare le aspettative in Eurolega. Sono professionista da un po’ e ho giocato le March Madness, ma comunque farò di tutto per farmi trovare pronto.

Penso che il mio talento completi Pangos nel modo migliore, lo conosco da quando era bambino e già era un professionista. Quando dice una cosa la fa, è meraviglioso giocare con un elemento così altruista. Penso alla gara con Pesaro: eravamo sotto, ma ha cambiato il livello di aggressività e coinvolto molto Brandon.

Il claime della squadra è “insieme”: noi vogliamo lavorare e vincere insieme. Avere troppo talento non è un problema, lo sarebbe il contrario.