Olimpia Milano: mancano il gioco e i risultati, la coppa affossa la risalita

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Olimpia Milano
Foto di Alessia Doniselli

Il weekend di Pesaro doveva essere un bivio: dare entusiasmo con una vittoria per caricare il morale in vista della seconda parte di stagione, oppure sprofondare ancora di più nei dubbi e nelle difficoltà di un tunnel che ha l’uscita ancora troppo lontana.

Messina diceva giustamente che il grosso scoglio in competizioni a eliminazione diretta fosse la prima partita, fatale in diverse situazioni per i biancorossi, ma l’approccio e la qualità di pallacanestro espressa contro Cremona che solo quattro giorni prima era andata a un appoggio dall’espugnare il Forum, è stata precisa, continua e impeccabile. Una partita che aveva fatto pensare a molti: “L’Olimpia quando serve c’è” Miglior partita difensiva che inibisce le fonti di gioco avversarie, un attacco equilibrato che ha prodotto ottimi tiri nel primo tempo ed è stato in grado di arginare anche la rimonta avversaria riscavando il gap. Una bella iniezione di fiducia per il match contro Venezia.

L’inizio contro i lagunari aveva fatto pensare, se non a un’altra vittoria in carrozza impossibile contro la Reyer, perlomeno alla capacità di portare in porto la vittoria. Un altro inizio preciso e convinto aveva regalato un bel vantaggio, poi per qualche motivo i gialloviola (per l’occasione) sono ricaduti negli stessi endemici problemi: l’attacco non gioca più insieme, perde tutte le idee e sembra non seguire un piano partita. I lunghi, con soprattutto Scola, avevano fatto bene, ma sono stati dimenticati, fino ad arrivare al culmine di una delle azioni decisive per l’aggancio deputata a un isolamento e una tripla dal palleggio di Cinciarini. Poche idee ma confuse anche in difesa, dove è stato lasciato De Nicolao libero per una tripla che è poi risultata decisiva, sino all’inaccettabile rimbalzo d’attacco concesso a Watt dopo lo 0-3 di Bramos che aveva lasciato aperto più di uno spiraglio sul match.

Questa Olimpia gioca male e non è in grado di gestire il momento di difficoltà di Rodriguez. Il Chacho non riesce a battere l’uomo dal palleggio e il sovrautilizzo generale ha il suo peso. Da qui le alternative scarseggiano, sebbene il post di Scola lo possa essere per alcuni momenti, la pericolosità di Nedovic e Micov in altri sino alla strapotenza di Tarczewski che sta facendo cose mirabili. Eppure è una squadra che non sembra saper eseguire quando serve un canestro (neanche dalla lunetta viste le percentuali scabrose), che sembra spaesata e impaurita quando il gioco si fa duro e produce, ormai da diversi mesi, un brutto basket. A Febbraio questo è duro da accettare anche per un santone come Messina che nessuno dovrebbe mettere in dubbio visto che è all’anno zero di un progetto triennale, ma dal quale sicuramente ci si sarebbe aspettato di più non tanto dal punto di vista dei risultati quanto da quello della qualità di gioco. E ora ci sono già due partite di Eurolega molto, molto importanti da vincere.