Olimpia Milano: non è solo una notte magica, è un manifesto futuro

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Olimpia Milano
Flickr Olimpia Milano

Lo abbiamo accennato ieri e lo ribadiamo questa mattina: il secondo tempo dell’Olimpia Milano, indipendentemente dalla vittoria, è stato un manifesto di quello che questa squadra potrà fare in questa stagione.
Non stiamo dicendo che vincerà Eurolega, campionato e Coppa Italia, ma semplicemente che contrariamente alle tante edizioni del recente passato, ha una differenza: un’identità precisa.

Il momento

Quando giochi tutto l’inizio di stagione senza il tuo giocatore più in palla (Punter) e un altro creatore di gioco da quintetto (Micov) cambia il tuo assetto, che tu sia l’Olimpia, i Los Angeles Lakers o la squadra di CSI. Quando ti trovi in difficoltà al cospetto del Real Madrid che non batti dalla notte dei tempi, sei sotto nel punteggio e il tuo creatore di gioco principale si gira pesantemente la caviglia, lo scoramento è umano e inevitabile. Meno quattordici con il Real che stava spiegando pallacanestro e maramaldeggiando in stile meme degli africani che portano in giro la salma di un’Olimpia Milano moralmente morta. Quello è il momento dove hai due possibilità: cercare alibi anche giusti e mollare o provarci per davvero e ribaltare tutto a tuo favore.
Per farlo ti serve almeno un leader, qualcuno in grado di suonare la carica e dare al gruppo il salvagente per tornare a bordo. Ieri sera è stato Sergio Rodriguez che ha giocato forse la sua miglior partita da quando veste la maglia Olimpia.

Il gesto

Come riportato nella sua clamorosa pagella, non sono stati tanto i punti e gli assists, anche se è ovvio che senza quelli si sarebbe andati ben poco lontani, ma quel tuffo incredibile sulla linea di passaggio in difesa che lo ha mandato dentro la panchina milanese per sporcare un pallone. Basta una dimostrazione di volere la vittoria più degli altri per essere contagiosi: Shields gioca un primo tempo brutto e nel secondo tempo risponde da campionissimo, Moraschini nella ripresa è notevole, segna canestri importanti e la tripla decisiva, dopo averne sbagliata una uguale cinque secondi prima e sempre imbeccato dal leader spagnolo di cui sopra. Potremmo andare avanti ancora, ma il senso lo avete capito. La positività e la negatività sono contagiose in un gruppo e i leader hanno il dovere e l’onore di guidarlo in un senso o nell’altro.

Chi pensava fosse già tutto finito

Incensare la prova della squadra ora è semplice, ma anche il Real fosse rientrato e avesse vinto, la squadra di Messina avrebbe mandato un messaggio a se stesso e al mondo molto positivo. Bisogna ammazzarla tante volte questa squadra per batterla, perchè ribaltare una partita come questa, contro il Real Madrid e senza tre giocatori del quintetto, è qualcosa che deve arrivare agli occhi e alle orecchie di tutti quei tifosi che amano la critica a ogni piccolo scricchiolio.
È giusto criticare quando le cose non vanno: “Si potrebbe fare questo, si dovrebbe fare quello o perchè non ha messo quell’altro…” ma forse il dono della misura per chi tifa e dà il cuore per una squadra dovrebbe essere più tenuto in considerazione. Fa male leggere all’intervallo di una partita che si poteva perdere senza scatenare la guerra mondiale:

Messina bollito o il nostro centro è basso e non potrà mai essere il nostro leader…dovremmo prendere più rimbalzi ecc.

Tutte le squadre hanno dei punti deboli, TUTTE, solo chi è più bravo a nasconderli e far valere le forze vince e Milano ieri lo ha fatto con una manifestazione di grande volontà. Ma ora, come ieri sera nell’intervallo, anche i tifosi più calorosi e appassionati che sono il sale del nostro sport, non devono pensare che per 20 minuti di gloria tutto sia dovuto. È una maratona, ci saranno cadute da via crucis e deflagrazioni positive, ma l’Olimpia Milano c’è. Dove arriverà non lo sappiamo, ma c’è.

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