One to one, Sfairopoulos: “Ecco perchè faccio i ritiri in Italia”

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Ioannis Sfairopoulos

Questa è la versione testuale dell’intervista a Ioannis Sfairopoulos che potete trovare sul canale Youtube Backdoor One to one e sulla nostra piattaforma di podcast.

Era alla prima esperienza al PAOK quando i bianconeri sono venuti a fare il training camp in Valtellina. Come mai questa scelta?

Nel 2007, mio primo anno a Salonicco, abbiamo deciso di venire a Bormio. Era un posto molto famoso tra le grandi squadre per ritrovarsi prima dell’inizio di stagione; è stata l’occasione di incontrare squadre forti alloggiate nelle vicinanze, avere allenamenti e amichevoli di altissima qualità, in modo da arrivare pronti alle prime partite ufficiali.

Da allenatore professionista è impossibile dire la squadra allenata preferita: ognuna ha i suoi momenti e uomini speciali. Tu fai però eccezione: si può dire che a 360° è il Kalamarias?

Kalamarias è la mia città natale, vicino a Thessaloniki. Ho giocato nelle giovanili e ho allenato per 11 anni nel club. Sono nato e cresciuto nel club, il primo dove ho iniziato. Tutti i club per cui ho lavorato condividono l’amore e la passione per la felicità e la tristezza che il Gioco contribuisce a portare. È impossibile dire se preferisco un team all’altro: li amo tutti. Sono molto felice di averli allenati tutti quanti, ho fantastici ricordi ovunque.

Sfairopoulos è attualmente vicepresidente del board degli allenatori di Euroleague. È un ruolo davvero importante, del quale si parla troppo poco. Quali sono i suoi compiti e i suoi obiettivi?

È vero: negli ultimi anni abbiamo provato a organizzare gli head coach di EL nel 2019. Obradovic era presidente e Pablo Laso il suo vice. Abbiamo fondato il board, e da quel momento sino a oggi abbiamo coinvolto tutti i nostri colleghi. Da quest’anno Itoudis è il presidente: abbiamo iniziato ad allargare la cerchia, includendo tutti i coach e gli assistant coach di EL, i coach e gli assistenti di ECA. Tutti i coach sono benvenuti nel far parte della nostra unione. Perché entrare nel board? Prima di tutto vogliamo far sentire la nostra presenza come allenatori nel mondo della pallacanestro: siamo a tutti gli effetti i leader dei team, dobbiamo decidere tutto non solo a livello cestistico ma anche organizzativo, logistico. Siamo noi a decidere i componenti dello staff e le gerarchie attorno ai giocatori. L’obiettivo è avere un’unica voce in tutta Europa: chiamiamo tutti gli allenatori a esprimere la propria opinione per migliorare il nostro sport. La pallacanestro non sta vivendo un grandissimo momento a causa della diatriba FIBA-Euroleague: dobbiamo imporre la nostra voce! Per questo motivo, anche attraverso Backdoor Podcast, vorrei invitare coach e assistenti di Euroleague e Eurocup a far parte dell’organizzazione. Per completare le nuove linee direttive, vorremmo espanderci nel prossimo futuro verso tutti gli allenatori in Europa, tutti gli allenatori nati in Europa. Vorremmo unire più allenatori possibile sotto il nostro ombrello.

Ha parlato di FIBA e Euroleague. Pensa che il board abbia una posizione forte, tanto da condizionare una futura cooperazione tra le varie istituzioni? Attualmente ci sono controversie riguardanti le disponibilità dei giocatori durante le finestre internazionali, il calendario sempre più intasato…

Certamente! Il board è nato anche per questo: è nell’interesse di tutti lavorare in sinergia. Vorremmo creare le condizioni per risolvere i problemi creatisi per il bene della pallacanestro, sia per club sia per le Nazionali. Qualcuno di noi è allenatore sia di club che di Nazionali: è nostra intenzione unire le due parti! Vorremmo essere coinvolti maggiormente nelle decisioni: colleghi anche più esperti di me possono testimoniare che non hanno mai avuto così tante difficoltà nell’allenare e organizzare la stagione come ora. Dobbiamo risolvere il problema.