Open letter to Euroleague

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Euroleague

🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿 English Version

Today we would have started our experience at the Final Four of Euroleague, something epochal and momentous for a thousand reasons: the presence of an Italian team 10 years after the Siena team of Simone Pianigiani, the comeback of the Olimpia Milan 29 years since its last attendance and, not least, the absence of the Italian fans kept far away by the Covid-19 pandemic. 

We had already planned everything, and our goal would have been to be the eyes, ears and hearts on the grounds of all the Italian and Olimpia’s fans forced to stay at home in front of a screen.
After a season interrupted halfway through and two years since the last Final four, as final act of a Euroleague season we lived every week in the trenches with podcasts, video chat, in-depth analysis and statistics, we were pretty sure we deserved the right to be there, the right to have a seat at the table.

The denial by the Euroleague of our press credentials has opened up a wound, but above it all, has raised questions. What is the point of being a media partner if you are not even considered as such on this special occasions? What’s the purpose of publishing nearly 300 articles about Euroleague in a season when such efforts are not deemed a worthwhile coverage of the season?
Do we have to accept passively to be excluded from an event that sees the presence of newspapers that have forgotten for months the existence of basketball or have stowed the news about Olimpia, even on the day of the Final Four qualification, to a short paragraph buried by the news of the arrival of Mourinho in Rome?

The answer is partly yes and partly no. Yes, we must accept it because we cannot do otherwise. However, we cannot do it passively without showing not only our frustration but our disappointment as well. We tried to get there, we asked those in charge all the explanations regarding our (and other valuable colleagues’) exclusion. No exhaustive response. In such a unique season, with an empty sport arena and an Italian team among the competing teams, we would have expected something different from Euroleague, an organization that has often been the elite in terms of organizational skills.

We have relied in what was stated in the accreditation request form, which stated that the limited seats would be given in priority to the news outlets linked to the participating teams. On this basis, we think that few others deserve it as much as us. Let us think that some inclusions/exclusions have little to do with the merit of the writer and the quality (and quantity) of what is being published.

It is a pity because they convinced us and promised that this year would be the “best season in history” of Euroleague. In fact we trusted them and did our utmost to follow the season with dedication and competence.
We will try to improve further and get better, albeit we hope not to be the only ones. Apologies for our bitter venting but we couldn’t be quiet about all of this.

 

🇮🇹 Italian version

Oggi sarebbe dovuta cominciare la nostra esperienza alle Final Four di Eurolega, un qualcosa di epocale per mille motivi. La presenza di una squadra italiana 10 anni dopo la Siena di Simone Pianigiani, i 29 anni dall’ultima presenza dell’Olimpia Milano, l’assenza dei tifosi italiani causa la pandemia Covid-19
Avevamo già pensato a tutto e il nostro obiettivo sarebbe stato quello di essere gli occhi, le orecchie e il cuore di tutti i tifosi italiani e dell’Olimpia costretti a rimanere a casa davanti ad uno schermo.
Dopo una stagione interrotta a metà, a due anni dall’ultima Final Four e dopo una stagione vissuta ogni settimana in trincea a seguire l’Eurolega con podcast, video chat, approfondimenti e analisi statistiche, eravamo certi di esserci meritati il diritto di esserci.

L’inconcepibile rifiuto da parte dell’Eurolega sui nostri accrediti ha aperto una ferita, ma soprattutto ha fatto sorgere delle domande.
A cosa serve essere media partner se in occasioni così particolari non si è nemmeno presi in considerazione?
A cosa servono i quasi 300 articoli riguardanti l’Eurolega in una stagione?
Dobbiamo accettare passivamente di essere esclusi da un evento che vede la presenza di testate che si sono dimenticate per mesi della presenza del basket, relegando l’Olimpia, anche il giorno della qualificazione alle Final Four, ad un trafiletto sovrastato dall’arrivo di Mourinho alla Roma?

La risposta è in parte sì e in parte no.
Sì, la dobbiamo accettare perché non possiamo fare altrimenti.
No, non possiamo farlo passivamente senza  mostrare non solo la nostra frustrazione ma anche il nostro disappunto.
Abbiamo provato ad esserci, abbiamo posto a chi di competenza tutte le domande sul perché della nostra (e di altri apprezzabili colleghi) esclusione. Nessuna risposta davvero esaustiva.

In una stagione particolare, con un palazzetto completamente vuoto e con una squadra italiana a partecipare ci saremmo aspettati cose diverse da parte di Eurolega che è spesso stata l’elitè a livello organizzativo.
Abbiamo confidato di quanto indicato proprio nel modulo di richiesta d’accredito nel quale era scritto che i posti limitati sarebbero stati prioritariamente assegnati alle testate legate alle squadre partecipanti.

Ecco, permetteteci di pensare che pochi altri se lo sarebbero meritati come e quanto noi.
Permetteteci di pensare che alcune inclusioni/esclusioni abbiano poco a che fare con il merito di chi scrive e la qualità (e la quantità) di quello che si pubblica.
Peccato perché ci avevano convinto e promesso che questa sarebbe stata la “miglior stagione della storia” in Eurolega. Ci abbiamo creduto e abbiamo fatto il massimo per seguirla con dedizione e competenza.
Noi proveremo a migliorare ulteriormente, speriamo di non essere gli unici.
Scusate l’amaro sfogo ma stare zitti non si poteva.